Google lancerà quest’anno uno smartphone componibile

Google lancerà quest’anno uno smartphone componibile

La visione di Google riguardo agli smartphone componibili a basso costo che sono composti da pezzi intercambiabili sta pian piano divenendo realtà. Nei giorni scorsi la società ha presentato l’ultimo prototipo annunciando il lancio commerciale del proprio primo telefono componibile a Puerto Rico, entro la fine di quest’anno.

Mercoledì 14 gennaio il gruppo Advanced Technology and Projects (Atap) di Google ha svelato il protopito, chiamato Spiral 2, durante un evento affollato dedicato agli sviluppatori software, presso un ufficio Google a Mountain View, in California. È un dispositivo portatile sottile, con un grande schermo e un modulo ricevente per le telefonate che nella parte frontale include una luce e un sensore di prossimità. Sul retro si trovano otto moduli quadrati e rettangolari che si incastrano nel sottile scheletro metallico del telefono per aggiungere varie funzioni al dispositivo.

I moduli sul retro includono una fotocamera, un caricatore Usb, Wi-Fi, radio Bluetooth e il processore principale del dispositivo. Anche lo schermo e il modulo ricevente, posti sul lato frontale, possono essere sostituiti. Tutti i moduli sono tenuti saldi da alcuni magneti che sono inclusi nel telaietto del dispositivo.

Google sostiene che il suo approccio modulare, denominato Progetto Ara, porterà a smartphone economici che possono essere personalizzati e migliorati dagli utenti a seconda del loro budget e delle loro preferenze. Potreste voler installare una fotocamera dotata di zoom ottico per un viaggio, ad esempio, o un sensore di inquinamento per tenere sotto controllo il vostro asma, oppure un semplice telefono con le funzioni di base.

Il prototipo Spiral 2 mostra però le difficoltà che Google dovrà superare prima di riuscire a rendere un simile gadget componibile un successo. L’ultimo modello è stato presentato a nove mesi di distanza dalla presentazione del primo prototipo di smartphone componibile da parte dell’Atap (vedi “For Project Ara, It’s Module—Not App—Ideas Wanted“). Quel primo dispositivo disponeva di Wi-Fi ma non aveva alcuna connessione cellulare funzionante e non aveva funzionato durante la presentazione. In occasione della sua presentazione, lo Spiral 2 è stato acceso di fronte al pubblico e mostrato con il sistema operativo Android di Google sullo schermo.

Rispetto alla versione precedente, il prototipo Spiral 2 è più sottile e ha un aspetto più rifinito. Il dispositivo è però ancora lontano dall’essere l’affascinante dispositivo dotato di visione notturna e della lunga serie di moduli immaginati in questo video promozionale del Progetto Ara che è stato presentato mercoledì durante la conferenza. I prototipi di Google, ad esempio, devono ancora raggiungere gli smartphone esistenti per quanto riguarda funzioni quali la velocità di trasmissione dei dati cellulari.

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Ara Knaian, chief mechanical engineer nonché la persona che ha lo stesso nome del progetto, ha detto che un problema alquanto complesso da risolvere è che i moduli del primo prototipo tendevano a disconnettersi quando una persona si sedeva sul telefono. Nella versione più recente, gli spazi per ospitare i moduli nell’endoscheletro del telefono sono stati realizzati più accuratamente. 

«Abbiamo sicuramente fatto molti passi in avanti», ha detto. «Ovviamente, resta ancora tanto da fare». Un prototipo Spiral 3 è in via di realizzazione e dovrebbe essere ultimato prima del mese di giugno. Google sostiene che il dispositivo sarà in grado di trasferire dati fra i moduli e l’endoscheletro in modalità wireless, eliminando così la necessità di ricorrere ai connettori a molla attualmente in uso.

Il prossimo prototipo è pensato inoltre per includere una versione riprogettata dei magneti che tengono saldi i diversi moduli. Il capo del Progetto Ara, Paul Eremenko, ha detto che il gruppo spera di riuscire a far durare il telefono almeno un giorno, anche se ha in seguito aggiunto che questo potrebbe essere possibile solamente scambiando a un certo punto la batteria (il Progetto Ara mira a far sì che gli utenti possano effettuare questa operazione senza dover spegnere il dispositivo). Anche il design dello scheletro del telefono dovrà essere ripensato per facilitarne la produzione.

Quest’anno, in collaborazione con due operatori di reti wireless, Google intende cominciare a venere i primi telefoni Ara a Puerto Rico. Oltre che su Internet, i telefoni saranno venduti da camion che fungeranno da negozi ambulanti.

Allo stesso modo in cui le apps sviluppate da terze parti sono state fondamentali per la popolarità degli smartphone, l’interessamento delle persone per i telefoni componibili dipenderà dal coinvolgimento di altre società all’infuori di Google in questo mercato. Google ha già cominciato a corteggiare le aziende di hardware perché comincino a sviluppare moduli differenti. Mercoledì 14 la società ha mostrato un’anteprima del “Marketplace Ara” che permetterà agli sviluppatori di vendere moduli approvati da Google ai suoi clienti. Google mira a offrire almeno 20 moduli a partire dal primo lancio di questi telefoni a Puerto Rico, ed ha già elaborato 11 design di riferimento cui gli sviluppatori potranno fare riferimento.

Il gigante dell’elettronica Toshiba e i produttori di chip Marvell e Nvidia sono solo alcune delle prime società che hanno già mostrato interesse per questo progetto. Toshiba ha mostrato alcuni primi moduli per fotocamera durante la conferenza. Gli sviluppatori di hardware individuali che ho incontrato durante la conferenza, però, stavano appena cominciando a lavorare ai loro primi moduli.

Il prezzo dei moduli del Progetto Ara non è ancora chiaro, ma se Google intende attirare persone in cerca del loro primo smartphone, non potranno costare tanto. Nell’aprile dell’anno scorso, Eremenko aveva detto che il prezzo dei materiali per un modello base dello smartphone, con schermo, Wi-Fi, batteria e processori, si sarebbe aggirato intorno ai 50 dollari, ma non aveva dato un’indicazione del prezzo di vendita, mentre mercoledì non ha voluto fornire aggiornamenti a riguardo.

(traduzione di Matteo Ovi)