Quando anche Federico Fellini fece delle pubblicità

Quando anche Federico Fellini fece delle pubblicità

Federico Fellini, nato a Rimini il 20 gennaio del 1920, è considerato all’unanimità — sia in Italia che all’estero — uno dei più grandi cineasti della storia del cinema mondiale, uno che con la sua opera e con quel suo modo di raccontare le storie, venato di umorismo malinconico, ha cambiato per sempre il modo di fare cinema, diventando un modello e un esempio citato e riutilizzato da tantissimi grandi registi di oggi. 

Fellini odiava la pubblicità, tanto che negli anni Ottanta si inventò uno slogan che poi fece tantissima strada anche in politica: «Non si interrompe un’emozione», disse, e intendeva proprio parlare della pubblicità, che, secondo il maestro, non aveva il diritto di interrompere un’opera d’arte come un film, pensato per avere una continuità, costruito per provocare emozioni con tempi e modi studiati e definiti, un lavoro e una tecnica che non meritavano di essere brutalmente sospesi da un’interruzione banalmente commerciale. Un po’ come interrompere una messa con una bestemmia.

Eppure la vita portò anche Fellini a girare degli spot pubblicitari. Successe negli anni Ottanta, a pochi anni di distanza dal giorno in cui si inventò quella frase. Nel decennio tra il 1984 e la sua morte, avvenuta il 31 ottobre del 1993, Fellini girò un totale di 5 spot pubblicitari. Il primo per Campari, nel 1984, il secondo per la Barilla, nel 1985, e gli altri per la Banca di Roma, per cui girò una trilogia di brevi spot con protagnista Paolo Villaggio.

Eccoli qua, in rigoroso ordine cronologico:

Oh, che bel paesaggio, Campari, 1984

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– Rigatoni Alta Società, Barilla, 1985

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– Il sogno, Banca di Roma, 1992 (in tre episodi)

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