Per attrarre di più, Milano deve diventare un brand

Per attrarre di più, Milano deve diventare un brand

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Come si esporta un’idea di città? Raccontandone la storia, probabilmente, in modo da riannodare la sua identità per cercare di definirne i confini e le potenzialità. Proprio partendo da questa considerazione il Comitato Brand Milano, presieduto da Stefano Rolando, ha mosso i suoi primi passi a partire dal luglio 2012, provando a far emergere i temi identitari e di immagine della città, con un lavoro intenso e programmato. Dalla sua istituzione, il Comitato ha fatto molta strada e un segno tangibile si è visto nell’esposizione titolata Identità Milano, ospitata in Triennale (ma con propaggini e installazione temporanee dislocate per tutta la città) durante la primavera passata.

Ora, la due giorni di dibattiti del Forum Identità Milano, tenutosi il 19 e 20 febbraio ha dato nuova linfa al delicato processo di “citytelling” che il Comitato — una sorta di squadra civica che rema per Milano — sta sviluppando. Due giorni con ben quindici tavoli di discussione, tanti contributi da differenti prospettive e angolazioni e dunque, in definitiva, molte diverse visioni di Milano. Una pluralità di istantanee derivanti dai molti mondi in cui si divide la città, ma con l’obiettivo comune di fare sistema, di proporsi come complesso articolato ma coordinato, variegato ma coeso, estremamente «denso», per dirla con un’espressione di Stefano Boeri. Già, perché Milano incarna i tratti distintivi di una metropoli (è per definizione, infatti, una città multiculturale e non monoculturale) ma in territorio ristretto, dove diversi saperi ed esperienze si sovrappongono tra loro formando un ecosistema innovativo, spesso in grado di guidare l’Italia intera.

Il Comitato, idealmente, ha provato a leggere le trasformazioni della città partendo da una data simbolo: l’Expo del 1906, ospitato proprio da Milano all’inizio della Belle Époque, per provare a elaborare un patrimonio di simboli, persone, luoghi, storie, esperienze che — quasi visivamente — identifichino Milano alla vigilia del nuovo appuntamento con Expo.

E ciò non solo per promuovere la città verso l’esterno, ma anche per fare riscoprire ai milanesi stessi ciò che talvolta sottovalutano, se si pensa che, secondo l’ampia ricerca effettuata da Ipsos per il Comitato Brand Milano, risulta che talvolta i pendolari e i cosiddetti “city user” apprezzano Milano più dei suoi stessi residenti. Significativo, inoltre, constatare come la maggioranza dei milanesi e dei fruitori della città, immagina e allo stesso tempo auspica che nel futuro prossimo Milano possa estendersi, inglobare comuni limitrofi e dare corso alla costruzione — già in essere — della città metropolitana.

A testimonianza del fatto che, quando si parla del “modello Milano”, non ci si riferisce più (solo) agli abitanti del “borgo” bensì a tutte le circa tre milioni e mezzo di persone che usufruiscono della città. Lavorare sul City Brand appare, insomma, un lavoro di prospettiva significativo, anche perché, diceva l’assessore D’Alfonso nell’aprire il Forum, la prospettiva è tutto per il milanese: «Egli è concreto, nel senso che vuole avere prospettive, compiti ed obiettivi definiti».

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