L’Eldorado di Renzi rischia di riportarci dritti all’austerity

L’Eldorado di Renzi rischia di riportarci dritti all’austerity

In queste settimane si sta accentuando la sensazione che esistano due mondi paralleli. Il primo è quello che sta occupando le prime pagine dei giornali e che vede prevalere le preoccupazioni sullo stato dell’economia globale e del commercio internazionale. Il secondo è invece quello dello story telling che inneva la prossima manovra finanziaria italiana. Due mondi distanti anche per quanto riguarda l’atteggiamento di economisti e commentatori.

Nel primo mondo, abbandonata la prima superficiale e ottimistica lettura degli eventi in Cina, anche gli “esperti” italiani si sono accorti, con parecchi giorni di ritardo sulla stampa internazionale, che l’economia rischia una tempesta perfetta. Recessione in Cina, crollo delle materie prime, svalutazioni competitive, imminente rialzo dei tassi negli Usa. Sul G20 di Ankara, che si terrà ai primi di settembre e vedrà insieme banchieri centrali e ministri delle finanze, iniziano ad appuntarsi le stesse speranze risolutive che avevano consentito al G20 di Londra nel 2009 di segnare un punto di svolta nella precedente crisi. Tenendo conto che quel minimo di accenno di ripresa che abbiamo visto in Europa negli ultimi trimestri è dipeso dalla ripresa americana, dalla svalutazione dell’euro e dal Qe di Draghi, si capisce che la preoccupazione dei mercati ha poco a che fare con l’inclinazione naturale dei gufi della scienza triste.

Ridurre l’Imu, dare i bonus mobili, azzerare gli oneri contributivi per i neo-assunti, l’assunzione di 100mila insegnanti: è arrivato l’Eldorado-Italia

E poi c’è Eldorado-Italia, dove la scienza triste diventa gaia. Il povero Saccomanni pensava che ridurre l’Imu prima casa fosse un’operazione impossibile. Non è vero, basta un colpo di penna. Poi ci sono i bonus mobili e risparmio energetico che dovevano venire a scadenza e che diventeranno invece permanenti. Come anche l’azzeramento degli oneri contributivi sui neo-assunti. Ci sono le 100.000 assunzioni di insegnanti precari (10% circa del totale insegnanti) che in altri tempi avrebbero fatto tremare i polsi al dicastero dell’Economia e avrebbero indotto ad una maggiore prudenza su tutti gli altri fronti. E via andare, con una macedonia di interventi in tutte le direzioni. Anche l’Ncd ha avanzato la sua proposta di “shock” fiscale e di aiuto alla famiglia. E c’è da augurarsi che almeno quest’ultima sia accolta, perché potrebbe essere l’unica componente di “sinistra” della prossima manovra finanziaria. Compensando il taglio alle visite diagnostiche e specialistiche deciso da Renzi prima della pausa estiva.

Pensioni: se si volesse mantenere il sistema in equilibrio, l’assegno andrebbe ridotto del 24% se si va in pensione con quattro anni di anticipo

Nell’Eldorado, anche il problema delle pensioni non esiste più. Dopo aver fatto l’impossibile per portare l’età della pensione a 67 anni, ecco che ritorna la flessibilità in uscita. Si badi bene, a parte l’aumento del deficit a breve termine, non ci sarebbe nulla di male se la flessibilità venisse applicata in termini attuarialmente equilibrati. A parità di montante contributivo, per gli uomini questo significherebbe ridurre l’assegno di pensione del 4,3% (media geometrica) circa per ogni anno in meno. E del 4% per le donne. Se poi consideriamo anche la riduzione del montante contributivo dovuto ad un minore numero di anni lavorati, bisognerebbe tagliare l’assegno di oltre il 6% all’anno (i calcoli sono disponibili presso l’autore). In parole povere, se si volesse mantenere il sistema in equilibrio, l’assegno andrebbe ridotto del 24% se si va in pensione con quattro anni di anticipo. Le proposta di Baretta-Damiano (riduzione assegno del 2% per ogni anno di anticipo) o di Boeri (riduzione del 3%) rischierebbero di vanificare nel lungo periodo i sacrifici della Legge Fornero e nel breve provocherebbero un aumento del deficit.

E se il Governo si sbagliasse e per l’Italia non fosse iniziata una nuova età dell’oro? Se le lenti giuste non fossero quelle rosa-psichedeliche del governo ma quelle grigie del mercato delle commodities? Ingranare la retromarcia non è semplice, nemmeno se le manovre sono, si fa per dire, “una tantum”. Anche perché lo smantellamento degli 80 euro, il ripristino dell’Imu e altro sarebbero pro-ciclici se dettati dall’esigenza di rispondere ad un attacco speculativo, come abbiamo visto nel 2011.

E forse qualche dubbio che l’Italia sia improvvisamente diventata un Eldorado fiscale dovrebbe sorgere già ora. La Consulta, come ha riportato domenica 23 agosto il Corriere della Sera (pagina 5), ha dichiarato incostituzionale il bilancio del Piemonte. E adesso rischiano la bocciatura tutti i bilanci regionali, fatto salvo quello della Lombardia. Il motivo tecnico della bocciatura sta nell’utilizzo dei famosi rimborsi per i debiti pregressi della Pa. Il motivo sostanziale è che  i tagli che il governo centrale ha deciso si scaricano su Regioni e enti locali che non ce la fanno più a compensare con le entrate proprie. Come ha dichiarato il presidente della Commissione per l’attuazione del federalismo fiscale, Luca Antonini, «Invece di coordinarla, lo Stato sta massacrando la finanza locale. Questo è lo smantellamento dello Stato sociale, perché i tagli si fanno sulla sanità, l’assistenza, gli asili-nido. E sugli investimenti».

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