Gorky ParkI Verdi vincono, ma l’Austria perde, e l’Europa pure

Che il nazionalpopulista Norbert Hofer non ce l’abbia fatta per un pugno di voti è solo un dettaglio. Nonostante la vittoria del verde Alexander van der Bellen, l’Austria si ritrova più bruna, e spaccata, che mai

Il disastro e’ stato evitato, almeno dalla prospettiva dei moderati di ogni schieramento, conservatori o progressisti, ma a dire il vero c’è poco da stare allegri. Nonostante la vittoria sul filo di lana del verde Alexander van der Bellen, l’Austria si ritrova piu’ bruna e spaccata che mai. Che il nazionalpopulista Norbert Hofer non ce l’abbia fatta per un pugno di voti a entrare alla Hofburg è alla fine dei conti solo un dettaglio che non cambia un quadro preoccupante per i due partiti di governo, i socialisti della SPÖ e i popolari della ÖVP. Basta guardare la grafica della distribuzione del voto presidenziale per vedere un Paese quasi completamente in blu, il colore della destra della FPÖ. Il verde, cui è andato il sostegno degli elettori rossi e neri (il riferimento e’ sempre quello ai colori simbolo dei partiti) emerge solo nelle grandi città: peccato che in Austria, terra di boschi e montagne, ce ne siano davvero poche.

La vittoria di Van der Bellen, e soprattutto per meglio dire la sconfitta di Hofer, evitano comunque a Vienna un ennesimo ciclone internazionale, come quello arrivato alla fine degli anni Ottanta con il caso Waldheim, quando venne alla luce il passato poco presentabile dell’allora presidente Kurt Waldheim (1986-1992), gia’ segretario generale delle Nazioni Unite (1972-1981), accusato come ufficiale della Wehrmacht di essere quantomeno al corrente, se non aver partecipato, ai massacri dell’esercito tedesco nei Balcani tra il 1942 e il 1944.

Basta guardare la grafica della distribuzione del voto presidenziale per vedere un Paese quasi completamente in blu, il colore della destra della FPÖ

Oppure, ed è storia piu’ recente, quando l’Austria ripiombò tra gli spettri di neonazismo ed affini con l’arrivo al governo della FPÖ di Joerg Haider a braccetto con i popolari guidati da Wolfgang Schuessel. Era il 1999 e l’estate dopo la formazione del nuovo gabinetto nero-blu l’Unione Europea in grande allarme mandò una commissione di tre saggi per verificare se in realtà si trattasse di convinti nipotini di Hitler o populisti alpini. Tre mesi di lavoro per certificare che Haider&Co. appartenevano alla seconda categoria. Storia di sedici anni fa, l’alleanza tra popolari e populisti resse per quasi sette anni.

Da allora, dalle elezioni del 2007, SPÖ e ÖVP hanno gestito in coppia le sorti del Paese, con il risultato che in dieci anni l’elettorato moderato si è sempre più assottigliato e quello nazionalista si è ingrossato. Colpa di chi dorme sugli allori e merito di chi soffia sul vento nazionalista in un’Europa al centro delle correnti migratorie. Lo stesso scenario che si vede in Francia, dove Marine Le Pen rischia di diventare la prossima presidente; o in Germania, dove l’Alternative fuer Deutschland e’ il nuovo partito che da destra sta mettendo alle corde Angela Merkel cavalcando la xenofobia diffusa in particolare nei Laender della ex DDR.

In dieci anni l’elettorato moderato si è sempre più assottigliato e quello nazionalista si è ingrossato. Colpa di chi dorme sugli allori e merito di chi soffia sul vento nazionalista in un’Europa al centro delle correnti migratorie

In Austria Heinz Christian Strache ha raccolto lo scettro di Haider, morto in un incidente d’auto nel 2008, e ha fatto della FPÖ una forza stabile nel panorama politico austriaco. Il cosiddetto “terzo Lager” non e’ piu’ una minoranza silenziosa, è una realtà da cui non si prescinde. Se la SPÖ di Fred Sinowatz e Franz Vranitsky avevano governato con la FPÖ negli anni Ottanta anticipando la ÖVP di tre lustri, oggi i grandi partiti moderati sono scesi a patti con i nazionalpopulisti a livello regionale e non e’ certo escluso che uno dei modelli attuali tra Alta Austria (nero-blu) e Burgenland (rosso-blu) possa essere il prossimo a livello nazionale.

La Grosse Koalition è alla frutta e il nuovo cancelliere socialista Christian Kern avrà il suo bel da fare nel raccogliere i cocci e arrivare al termine della legislatura fra due anni. La conventio ad exludendum nei confronti della FPÖ pare un modello difficilemente replicabile per la quarta volta di fila e a Vienna resta solo da vedere chi tra SPÖ e ÖVP fara’ l’apertura, prima o poi, verso un partito che gode di un ampio sostegno in tutto il Paese. Al più tardi nel 2018 verranno dunque rimischiate le carte, sotto l’occhio attento di Alexander Van der Bellen, vincitore oggi grazie a chi ha votato per posta.

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