Piero Maranghi: «Milano torni grande con la cultura, nel nome di Ludovico il Moro»

Parla il direttore di Sky Classica, candidato con la Lista Sala: «

Nel nome di Ludovico il Moro. Così Piero Maranghi, vorrebbe entrare in Consiglio Comunale, a Milano. Quarantasette anni, direttore di Sky Classica, Marenghi sostiene Beppe Sala ed è uno dei candidati della lista che porta il nome di Mr Expo. La sua ossessione sono le eccellenze, e la necessità di farle diventare il «new normal» della città: «Mi piace Sala perché è un pragmatico, un facilitatore – spiega -. Sa riconoscere l’eccellenza e sa come valorizzarla e replicarla».

Perché Ludovico il Moro, Maranghi?
Perché è stato per Milano quel che Lorenzo il Magnifico è stato per Firenze. È con lui che Milano ha conosciuto il suo rinascimento. Fu lui il patrono di Leonardo Da Vinci e che gli commissionò l’“Ultima cena” e la “Dama con l’ermellino”. Morì a Loches, lontano da qui, il 27 maggio del 1508. Per questo vorrei che ogni 27 maggio ci sia un festa dei milanesi per ricordarlo. Servirebbe a ricordare la grandezza e le eccellenze di questa città. Perché se non abbiamo consapevolezza e orgoglio per i tesori di questa città, come possiamo attrarre visitatori e turisti?

A cosa si riferisce?
Prendiamo la pinacoteca di Brera: è raccapricciante che una collezione così ricca di capolavori faccia solo 140mila paganti all’anno. Un problema, questo, ma anche un’opportunità straordinaria perché è una potenzialità inespressa enorme. Ma ci sono anche altri piccoli tesori nascosti da valorizzare: La cappella Cortinari in Sant’Eustorgio è qualcosa che toglie il fiato. Vale anche per gli edifici più moderni. Noi siamo centrali nella storia dell’architettura italiana e mondiali. Le archiatra Herzog e De Meuron, che hanno progettato la nuova sede di Fondazione Feltrinelli, avevano come faro il nostro Aldo Rossi, delle cui architetture Milano è piena.

Eccellenze è sinonimo soltanto di patrimonio?
No, assolutamente. Di eccellenze è pieno il tessuto sociale e culturale milanese. Questa è una città che è stata in letargo politico da Tangentopoli alla Moratti. In quel periodo, tante realtà milanesi hanno marciato da sole, in silenzio. Con Pisapia hanno iniziato a emergere. Noi dobbiamo farle esplodere.

«Vorrei che ogni 27 maggio ci sia un festa dei milanesi per ricordarlo. Servirebbe a ricordare la grandezza e le eccellenze di questa città. Perché se non abbiamo consapevolezza e orgoglio per i tesori di questa città, come possiamo attrarre visitatori e turisti?»


Piero Maranghi

Qualche esempio?
La scuola di Via Vivaio, che dal 1975 mette insieme studenti non vedenti e vedenti e che successivamente si è aperta ad altre disabilità. L’idea geniale è stata farla aprire alla musica. Le classi terze allestiscono spettacoli di cui scrivono le musiche, i libretti, fanno le scene. Ogni anno ci sono richieste di iscrizioni di 800, 900 studenti, che hanno pochi eguali per una scuola pubblica. È un caso che dimostra come un problema può diventare un’opportunità.

A proposito di musica, come vanno le cose a Milano? C’è vita oltre la Scala…
La Scala è in una fase di trasformazione. Ma la Musica a Milano è molto di più. Ha una piattaforma incredibile in termini didattici, con più di 70 scuole. E il Conservatorio è un luogo di eccellenza in cui ha studiato gente come Puccini, Mascagni, Abbado, e che ha avuto docenti come la Pivano, Quasimodo. La didattica musicale va valorizzata, perché gli studenti che canalizzano attenzioni nella musica trovano un veicolo che li tiene lontani dal vittimismo e dal nulla cosmico in cui molti adolescenti, oggi, sembrano essere precipitati.

Sull’offerta, invece?
Dovrebbe andare nella medesima direzione. MiTo, ad esempio, dovrebbe diventare sempre più un palcoscenico per le eccellenze della città, su chi a Milano fa musica tutto l’anno. Anche altrove dovrebbe valere la stessa logica.

A cosa si riferisce?
​Ai musei, ad esempio. Ora tutti si riempiono la bocca con l’arte contemporanea, con involucri più importanti del contenuto. Col risultato che la gente va a Bilbao per vedere il Gugghenheim, non la mostra del Guggenheim. Questo per dire che il Comune non deve fare il nuovo museo pop. Deve fare politica culturale. Io voglio un programma culturale per Pac e Palazzo Reale, senza accatastare mostre mediocri. Dobbiamo puntare sul medio periodo, essere lungimiranti. Come faceva Ludovico il Moro.

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