In cattedraInsegnanti scelti per competenze: la Buona scuola rottama l’anzianità

Sarà la scuola a scegliere il prof valutandone le caratteristiche. I criteri saranno definiti dal Miur nei prossimi giorni e il docente dovrà rispondere ad almeno quattro di questi criteri. I sindacati, che hanno firmato l’accordo, sono cauti

In collaborazione con Skuola.net

Il 18 luglio è una data importante per la scuola italiana, perché prende avvio il cambiamento più significato della legge 107, la cosiddetta «Buona Scuola»: i docenti non saranno più scelti secondo il criterio di anzianità (quindi in base al punteggio accumulato) ma attraverso le loro competenze. I tecnici del ministero dell’Istruzione promettono che sarà una rivoluzione positiva. I sindacati non hanno fatto salti di gioia, ma hanno comunque dato parere favorevole. Vediamo di spiegare cosa cambierà.

Innanzitutto un insegnante primo nelle graduatorie non dovrà più recarsi all’ufficio scolastico regionale per scegliere la scuola a lui più congeniale, perché sarà la scuola eventualmente a rivolgersi a lui valutandone le caratteristiche. I criteri saranno definiti dal ministero nei prossimi venti o trenta giorni. Il docente dovrà rispondere a quattro di questi criteri, che saranno scelti dagli istituti in base alle proprie esigenze e al proprio progetto formativo.

Un esempio. A gestire in questi mesi estivi l’innovazione saranno direttamente i dirigenti scolastici. Tra il 18 luglio e il 15 settembre prossimi, un preside che riterrà utile il profilo di un insegnante che abbia delle certificazioni in quattro parametri (tanto per dire: lingua spagnola, esperienza pluriennale con alunni disagiati, alte capacità informatiche, un’esperienza all’estero) potrà passare al vaglio uno o più prof che soddisfino tali criteri e assumere. Qualora nessuno dei soggetti abbia tutti i quattro parametri, potrà essere assunto chi ne ha tre. In caso di parità nel soddisfare le caratteristiche, solo allora si potrà anteporre colui o colei che ha un punteggio maggiore. Se però il docente selezionato preferirà un altro istituto, allora il dirigente scolastico andrà a riferirsi al secondo nominativo individuato. Al termine delle procedure, la sede dei docenti rimasti privi di assegnazione sarà individuata dall’ufficio scolastico.

Le schede dei singoli candidati professori potranno essere compilate da loro stessi a partire dal 18 luglio attraverso un modulo messo a disposizione su Internet dal Miur. Alla stessa data coinciderà la pubblicazione e l’eventuale spoglio delle competenze. Si considera che entro fine agosto una cifra ragguardevole di insegnanti, tra gli 80 e i 100mila, verrà scelta con il nuovo metodo. Saranno docenti assunti in fase B e C della legge 107, ovvero coloro che hanno fatto domanda per cambiare la sede di servizio e quelli che, da qui al 15 settembre, risulteranno vincitori del concorso 2016-2017.

«Non recluteremo sempre l’insegnante migliore per ogni istituto, ma sicuramente quello più adatto», dicono gli addetti del ministero. Entusiasta pure il sottosegretario Davide Faraone, che ha guidato gli incontri (non sempre facili) con le parti: «È una svolta epocale e devo dare atto ai sindacati di aver avuto uno spirito costruttivo. Con l’accordo consentiremo agli istituti di scegliere in autonomia gli insegnanti di cui hanno bisogno ed eviteremo una deregulation selvaggia. Per la prima volta le scuole decideranno di quali insegnanti hanno bisogno per portare avanti il loro piano formativo e questi ultimi non saranno selezionati in base all’anzianità, ma per il loro profilo professionale che hanno costruito in anni di studio e lavoro. Ogni istituzione scolastica, e sarà la prima volta, non vedrà assegnati i docenti in base a meccanismi burocratici».

E loro, i sindacati, che dicono? Poco manifeste le reazioni. La Flc Cgil, dopo la firma dell’accordo e le tante critiche alla legge 107, è stata di poche parole e molto più attenta a ridimensionare le conseguenze dell’innovazione: «Titoli e anzianità saranno sempre centrali». Una dichiarazione che risente forse del timore per l’insurrezione degli iscritti che da anni sono nelle graduatorie e aspettano di vedersi assegnato un posto fisso.

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