Le cartoline dall’inferno di Freddy Adu

Ricordate Adu? Era l'enfant prodige del soccer a stelle e strisce. Poi il campo ha detto tutt'altro. Ma il buon Freddy non si è mai perso d'animo e ha girato il mondo, cercando ogni volta il riscatto

Washington, 2004

Ciao, BroFro, come vanno le cose a casa? Ti stai allenando bene? Mi raccomando esercitati col sinistro che è fondamentale. Io di questi tempi sto giocando alla grande. Sono completamente rilassato, vado a tutta velocità. Non m’interessa quello che dicono gli altri, ascolto solo la mia voce interiore. Come mi ha detto Pelé quando abbiamo girato quello spot: “Ascolta ragazzo, Dio ti ha dato il dono di giocare a calcio, capisci? Solo tu puoi metterlo a frutto”. Ha ragione, non m’importa quello che dicono. Qualsiasi cosa sto facendo devo solo continuare a farla, perché non ho mai giocato così bene. Sto giocando alla grande. Quando sono in campo mi sento in un altro mondo. Mi diverto da pazzi, non potrei chiedere una vita migliore. Mi sono comprato il proiettore e adesso quando vengono i ragazzi facciamo dei mega-tornei di Fifa a 120 pollici. Fanno tutti a gara per prendere il mio D.C. United. Io invece di solito mi vendo a una grossa squadra, tipo il Chelsea, poi compro Ronaldinho e Ronaldo e insieme non ci può fermare nessuno. Certo è strano vedere quel tizio con la mia faccia nel gioco. A volte mi fa un po’ paura. È una di quelle cose strane a pensarci, ma è fico. Mi piace quando dribblo tutti e segno partendo da metà campo. Se solo fosse così facile nella realtà.

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