LitigiBasta con i politici incarogniti, fanno venire nostalgia dei democristiani

Oggi nel dibattito politico tutto è mossa da rabbia, aggressività, odio, violenza verbale. C’è quasi da rimpiangere la vecchia Democrazia Cristiana, a volte sgradevole, ma sempre educatissima

In un tempo in cui eravamo meno rabbiosi desideravamo non morire democristiani e temevamo invece che questo sarebbe stato il nostro destino ineluttabile. Come spesso accade, scambiavamo un battito di ciglia per l’eternità e ritenevamo che la Democrazia Cristiana con le sue liturgie sonnacchiose e i miasmi delle sue umane, troppo umane, indulgenze, auto-indulgenze e propensioni alla corruzione ci avrebbe ammorbato l’esistenza per sempre. Poi gli dei decisero che era arrivata l’ora di soddisfare i nostri desideri -avevano deciso di rovinarci- e la DC scomparve come accade a tutte le cose di questa terra. Ciò che sembrava saldo come la pietra disparve in un tempo brevissimo.
Invece quel che ci pareva fuggevole permane e dura e forse peggiora. Scompaiono le istituzioni mentre perdurano le abitudini e si ripresentano in forme diverse ma non meno sinistre. Permangono ad esempio la rabbia, l’aggressività, l’odio, il conflitto.
Sembravano indebolite sotto la cappa del perbenismo democristiano, della sua carità di sagrestia, delle sue attardate buone maniere da salotto ottocentesco, delle sue ipocrisie soprattutto.

Gava, Piccoli, Rumor, Forlani e tanti altri ancora del tempo che fu, ve li ricordate? Care ombre scomparse del passato, fino ad arrivare a Moro e perfino ad Andreotti

Quanto abbiamo odiato l’ipocrisia del regime democristiano! Quella capacità di parlare senza dire nulla, quei modi compiti, compiti tra l’altro senza scimmiottare nessuno, nessun politico democristiano ha mai affettato modi britannici o altre patetiche anglofilie, sono sempre stati strapaesanamente italiani eppure sempre urbani, sempre stracittadini. Stracittadini di città italiana certo, e quindi mai eccitanti come un londinese, sempre un po’ sonnacchiosi come un romano disincantato, un fiorentino sarcastico, un napoletano allegro o un milanese affaccendato. Gava, Piccoli, Rumor, Forlani e tanti altri ancora del tempo che fu, ve li ricordate? Care ombre scomparse del passato, fino ad arrivare a Moro e perfino ad Andreotti. Tutte ombre non sempre gradevoli ma sempre educate, educatissime.
Educazione che non scomparve subito con loro anzi per un po’ è cresciuta sia pure mescolandosi a nuove volgarità negli anni ’80 da bere, dove le chiassosità dei socialisti e anche la nuova satira politica iniziarono a sporcare il quadro. E anche prima non tutto era così perfetto e beneducato, se pensiamo alla violenza degli anni ’70. Ma su tutto si stendeva il velo democristiano che tutto attutiva e tutto sopiva.

Il politicamente corretto potrebbe essere stato perfino un’estensione dei modi compiti della DC. Probabilmente nessun democristiano, nessun Aldo Moro e nessun Arnaldo Forlani avrebbe avuto bisogno di alcun @metoo per smettere di molestare le donne e di nessun Black Lives Matter per non farsi scappar detto che Obama è un po’ abbronzato. Forse avrebbero borbottato un po’ sul matrimonio gay come borbottarono sul divorzio, ma senza parolacce, senza parole che iniziano per “f”. Avrebbero svolto il loro onesto compito di opposizione all’innovazione sociale e poi se ne sarebbero fatti una ragione, come se la fecero per divorzio e aborto.

La rabbia è stata sdoganata. La rabbia è una strana bestia. Si accompagna a pensieri che ci fanno sentire migliori, pensieri di ingiustizie da riparare, cattivi da scacciare e perfino buoni da soccorrere

Oggi invece ci lasciamo andare. Soprattutto sui social e anche altrove ma sempre un po’ troppo. Ormai pare che questa violenza verbale sia una gloria che tutto muove e penetra nell’universo sociale. Chissà perché. Viene da pensare che la buona educazione dei democristiani fosse naturale e spontaneamente regolata sul buon senso mentre il politicamente corretto non sempre ci riesce. È di questi giorni la notizia che negli Stati Uniti ci sia, accanto alle crescenti intemperanze di Trump, altrettante crescenti intemperanze e sensibilità eccessive a qualunque cosa che somigli a un’offesa o, come si dice da quelle parti, una “micro-aggressione”. Nelle università sembra sia invalsa l’abitudine di avvertire gli allievi che alcune lezioni potrebbero essere emotivamente traumatiche, ad esempio quelle sul colonialismo. Oppure pare che in alcune scuole perfino un libro come “Il buio oltre la siepe” possa essere giudicato razzista. Come può essere possibile? “Il buio oltre la siepe” è una pietra miliare del movimento dei diritti civili a favore della minoranza afroamericana! Epperò li dentro compare un po’ troppo speso la parola che inizia per “n”. E quindi si sconsiglia la lettura.

Accanto a queste sensibilità estreme c’è poi Trump con le sue intemperanze e da noi alcuni ministri, con Salvini in prima fila, a dirigere l’orchestra della violenza verbale. Della violenza e della volontaria sgangheratezza, verrebbe da dire, in un linguaggio che volendo essere popolare e colloquiale diventa sempre più sguaiato, più inarticolato, più inargomentato, più illetterato. E più sgrammaticato. Si vorrebbe esprimere vitalità e si finisce per comunicare volgarità e disorganizzazione. E accanto al linguaggio i pensieri si corrompono. Si proietta il desiderio di essere accontentati, di pretendere un “vogliamo tutto” che questa volta arriva da destra invece che da sinistra e che non si capisce bene come possa essere soddisfatto se non a patto di avere una buona dose di immaginazione: l’immaginazione al potere! E se non si è accontentati subito ci s’incapriccia, si urla e si maledice non si sa bene chi, oppure si, lo sappiamo chi è stato: i mercati o gli immigrati. Come se i mercati non fossero semplicemente altra gente che ci presta denaro e non ha voglia di darlo a chi pare non sappia come usarlo proficuamente per essere in grado di restituirlo, che so, comprando un uovo da far diventare col tempo una gallina, ma sembrerebbe deciso a sprecarlo immediatamente in un ovetto da mangiare subito e poi chi vivrà vedrà. E così per gli immigrati.

La rabbia è stata sdoganata. La rabbia è una strana bestia. Si accompagna a pensieri che ci fanno sentire migliori, pensieri di ingiustizie da riparare, cattivi da scacciare e perfino buoni da soccorrere. Al dunque però si tratta di un’emozione che porta a comportamenti aggressivi: parole e azioni. Nulla di buono, nulla di utile, nulla di proficuo nella rabbia. Solo tanta gratificazione interna, sterile e compiaciuta. E nessun ragionamento se non la ripetizione rabbiosa delle proprie ragioni.
Cosa è accaduto? Forse gli italiani usciti dalla campagna avevano bisogno di buona educazione cittadina e di urbanità per scalare la scala sociale, mentre oggi che in campagna sono rimasti in pochi, puntare sull’auto-controllo, sulla buona educazione e sul rispetto delle motivazioni altrui, tanto faticosamente imparati da nonni e genitori, appare come un segno di povertà di panorama e di prospettive, di squallore sociale e di limitazione della potenzialità sociale, mentre il narcisismo inarticolato e non argomentato appare un segno di affrancamento dalle norme antiche, un segno di forza a modernità. L’assetto marinettista dello squadrismo verbale per ora avanza ma alla lunga ci perderà tutti.

Repressa con troppa violenza (paradossale rimedio!) per secoli, controllata con saggia ipocrisia dal perbenismo borghese di cui i democristiani sono stati l’ultima incarnazione, compressa in maniere a volte fastidiose dal politicamente corretto, ora esplode come un vino troppo fermentato, mai stappato e che ora rischia di inebriarci. Vogliamo indietro quei democristiani così sobri, così sonnacchiosi, così ipocriti, così educati.

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