Grandi antipaticiSaul Bellow: il Sessantotto? È uguale alla gioventù hitleriana

Esce una monumentale biografia del gigante della letteratura, che aveva il dono dell’antipatia

I titoli dei giornali fungono da didascalia. Il Times ci fucila con una sfilza di aggettivi atti a folgorare il titano: “arrogante, odioso, freddo, donnaiolo”. D’altra parte, la Literary Review lo chiama “Il Bardo di Chicago”. Il paradosso trova alimento nelle intenzioni – vacue e alate – dell’autore (“Non vorrei mettere in mostra le mie rovine… la mia lieve, porosa foglia di fico”) e dalle pagine – anonime – di una vecchia edizione di Herzog: “Saul Bellow è uno scrittore schivo che non ama porsi al centro dell’attenzione del pubblico e nemmeno impegnarsi nei dibattiti che alimentano la vita dei salotti letterari o le polemiche della critica”. Come vizioso contrappasso, invece, a Bellow, passato ad altri mondi nel 2005, è capitato un biografo analitico come Zachary Leader che dopo il primo volume di The Life of Saul Bellow (titolo: To Fame ad Fortune, 1915-1964, 2015), conclude, ora, tre anni dopo, l’opera (il secondo tomo s’intitola Love and Strife, 1965-2005), che raccoglie in 1500 pagine totali la vita dello “schivo” romanziere. Evidentemente, oltre a levargli la foglia di fico, gli hanno staccato e cucinato le pudenda.

La prima domanda, la solita, in effetti, è questa: ma cosa c’importa della vita di uno scrittore? Saul Bellow, per altro, non è un D’Annunzio, non ha preso Fiume e non ha piroettato sui cieli di Vienna: se ne è stato lì, “morbosamente inquieto”, a dar spago alla propria avveniristica avidità di vita. Sostanzialmente, l’esistenza di Bellow è votata a dar noie al prossimo, a disorientare chi tenta di arpionarlo a un’etichetta, a disintegrare tutte le etichette abitando l’epopea della contraddizione. Esempio. Nel 1965 lo scrittore partecipa al Festival of Arts organizzato dalla Casa Bianca nonostante disapprovasse l’intervento in Vietnam ordito da Johnson. I ‘colleghi’, attendendosi il gran rifiuto, s’indignano; lui li onora con un perfetto aforisma: “Non sarei mai andato, mi ha obbligato la mia ostinazione a contraddirmi, la necessità di essere in disaccordo con tutti”. Direi che queste parole – contraddizione, disaccordo – s’accordano alla vita estetica di Bellow.

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