SpiaggeLe proroghe agli stabilimenti balneari sono inutili e dannose: ecco cosa serve per tutelare le nostre spiagge

La proroga delle concessioni per 15 anni prevista dall'ultima legge di bilancio è solo una trappola che verrà cancellata perché viola la normativa europea. Ecco perché la direttiva Bolkestein invece è proprio quello che ci serve per tutelare le nostre coste (ed anche gli imprenditori)

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Altro che guerra alla Bolkestein. La Direttiva europea più odiata nel nostro Paese sta diventando una trappola per i balneari italiani che impedisce di affrontare le vere questioni che riguardano le coste italiane. Anche in questi giorni, all’apertura della stagione estiva, tutta la discussione ruota intorno alla proroga delle concessioni per 15 anni prevista dall’ultima legge di bilancio e con i primi Comuni che cominciano a dare i via libera. Eppure è del tutto evidente che quel regalo, di cui tanto si vanta il Ministro del turismo e dell’agricoltura Centinaio, è una bomba a orologeria per il settore, perché ben presto sarà cancellata dai tribunali visto che le norme europee impediscono affidamenti con proroghe senza gara “qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali”.

D’altronde che vi sia un problema di limitatezza della risorsa è oramai da tempo evidente in tante località costiere dove gli stabilimenti sono arrivati ad occupare larga parte delle spiagge e per quelle libere rimangono solo i tratti non balneabili per inquinamento. A raccontare le contraddizioni e i problemi di questa situazione sono state associazioni e comitati che hanno convocato una conferenza stampa oggi a Roma per raccontare una iniziativa legale coordinata, con diffide ai Sindaci dal procedere con le proroghe. È una novità che cittadini di diverse parti d’Italia – da Pozzuoli a Ostia, dalla Versilia alla Romagna – si siano messi assieme per portare avanti una battaglia per difendere il diritto dei cittadini di poter godere liberamente di spazi che sono demaniali, e quindi di tutti.

Per Legambiente, che ha contribuito a organizzare questa rete, l’obiettivo è anche di far ragionare gli stessi balneari e la politica rispetto alle risposte da dare ai problemi. Perché le spiagge sono uno straordinario patrimonio ambientale e turistico del nostro Paese quanto mai articolato – sono circa 30mila le concessioni su migliaia di chilometri di coste sabbiose – che non si può governare con proroghe, continuando a chiudere gli occhi su alcune situazioni inaccettabili di illegalità e privatizzazione di fatto delle spiagge a fronte, oltretutto, di canoni ridicoli pagati allo Stato.

Il paradosso è che nella foga di una protesta che va avanti da più di dieci anni nessuno ha ancora davvero letto la direttiva o guardato a quanto nel frattempo sta succedendo negli altri Paesi europei

Le conseguenze di questa realtà le scontano proprio gli imprenditori onesti che stanno puntando su qualità e sostenibilità dell’offerta, che si ritrovano in una battaglia sotto la bandiera del “No alla Bolkestein” con autentici criminali come alcuni concessionari di Ostia. Il paradosso è che nella foga di una protesta che va avanti da più di dieci anni nessuno ha ancora davvero letto la direttiva o guardato a quanto nel frattempo sta succedendo negli altri Paesi europei. Dove non sta affatto avvenendo quanto i balneari paventano, ossia l’arrivo delle grandi multinazionali, ma piuttosto si sta mettendo ordine e premiando un offerta di qualità come del resto prevede la “famigerata” direttiva 123/2006. Che consente agli Stati membri “nello stabilire le regole della procedura di selezione, di considerazioni di salute pubblica, di obiettivi di politica sociale, della salute e della sicurezza dei lavoratori dipendenti ed autonomi, della protezione dell’ambiente, della salvaguardia del patrimonio culturale e di altri motivi imperativi d’interesse generale conformi al diritto comunitario”.

Non è vero che si deve andare verso gare che metterebbero in ginocchio un settore fatto da migliaia di imprese familiari, si può tranquillamente intraprendere un percorso che consenta di mettere ordine nel settore, di fissare regole che tutelino i diritti dei cittadini a godere gratuitamente delle spiagge, e che renda trasparente il processo di assegnazione delle concessioni sulla base di chiari obiettivi, dando così certezze a tutti rispetto al futuro. In questa prospettiva diventa possibile ragionare anche delle sfide sempre più delicate che le coste si troveranno ad affrontare in una prospettiva complessa come quella legata ai cambiamenti climatici, con aumento dei fenomeni di erosione, cicloni più frequenti anche nel mediterraneo e innalzamento dei livelli del mare. Altro che inseguire promesse improbabili continuando a stare sulle barricate a difesa dell’esistente, proviamo a cambiare tutti il modo con cui si guarda al patrimonio costiero italiano.

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