Difendere i diritti umani? È una missione anche aziendale. L’esempio di "Eni For Human Rights"

Fra le prime imprese internazionali che puntano a creare un futuro sostenibile, la energy company italiana racconta in una pubblicazione le buone pratiche per il miglioramento della società nei paesi in cui opera

Miguel MEDINA / AFP

Nel tempo, la responsabilità sociale di impresa si sta articolando sempre più su diversi fronti, da quello ambientale a quello della sostenibilità sociale, compresi i diritti umani.

Nella società globale, non sono solo le istituzioni e le realtà del terzo settore a doversi fare carico del rispetto dei diritti umani, ma anche chi è direttamente legato alle realtà locali e che quindi, con la propria attività, ha la capacità di generare impatti diretti – positivi e negativi – sulle comunità e i territori. Anche le aziende si fanno quindi carico di rispettare i diritti umani e di promuoverli in maniera proattiva, non solo al proprio interno, ma anche nei paesi e nelle comunità in cui operano.

Proprio in occasione della Giornata internazionale dei Diritti umani, il 10 dicembre, Eni ha pubblicato “Eni For Human Rights”, il primo report dell’azienda dedicato al tema dei diritti umani. Il documento descrive l’impegno di Eni e le iniziative intraprese dall’azienda in materia di diritti umani, ripercorrendo il lavoro svolto negli ultimi anni con la collaborazione di importanti organizzazioni del settore ed il contributo di esperti internazionali.

«Questo documento mostra come il rispetto dei diritti umani sia integrato in ogni nostra attività, coinvolgendo le oltre 30.000 persone Eni e definendo il modo in cui ci relazioniamo con i nostri partner e fornitori, oltre che con le comunità locali che ci ospitano», ha dichiarato Claudio Descalzi, Amministratore Delegato di Eni. «L’integrazione del rispetto dei diritti umani è un processo in continua evoluzione: per questo ci impegniamo per il miglioramento continuo e crediamo che la trasparenza e la responsabilità supportino i nostri sforzi per salvaguardare e diffondere una cultura dei diritti umani», ha aggiunto Descalzi.

Come dichiara la società attraverso i suoi canali ufficiali, il rispetto dei diritti umani è il prerequisito per sostenere una transizione energetica equa, ed è radicato nel modello di business di Eni. In particolare in quelle aree del mondo dove non è garantito il rispetto dei diritti umani e la tutela dei gruppi più vulnerabili, il rispetto e la salvaguardia della dignità umana sono fondamentali per poter operare nel lungo periodo, supportare lo sviluppo dei paesi ospitanti e creare valore.

L’approccio di Eni a questo tema è un elemento centrale della nuova mission aziendale, che si ispira ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs). A dicembre 2018, il Consiglio di Amministrazione ha approvato la Dichiarazione Eni sul rispetto dei Diritti Umani che recepisce i Principi Guida delle Nazioni Unite su Imprese e Diritti Umani (UNGPs). I Principi Guida ONU definiscono la responsabilità da parte delle imprese di rispettare i diritti umani e prevedono che, attraverso un processo di due diligence, queste si adoperino per evitare e prevenire i possibili impatti negativi; laddove invece gli impatti si siano comunque verificati, l’impresa dovrebbe intervenire con delle misure di mitigazione.

Anche in attuazione dei Principi Guida, Eni ha sviluppato un’ampia gamma di processi e strumenti per valutare i rischi, gli impatti e le questioni rilevanti in materia, e si impegna a progettare, implementare e rendicontare il proprio processo di Due diligence sui diritti umani.

Per trasformare questa visione in azioni concrete, Eni ha messo in atto iniziative formazione con il supporto del top management (il programma di formazione erogato da Eni negli ultimi 3 anni ha visto la partecipazione di circa 31.000 persone) e programmi di screening della propria catena di fornitura (il 100% dei fornitori è stato oggetto di verifica e valutazione su tematiche di sostenibilità e responsabilità sociale).

Inoltre, per prevenire potenziali impatti negativi e individuare le opportune misure di gestione, Eni conduce degli impact assessment nei territori in cui opera, oltre a prevedere progetti specifici e workshop per informare e coinvolgere le comunità locali.

È anche grazie alle iniziative descritte che, a novembre 2019, Eni si è classificata nel top 4% tra le 200 società valutate dal Corporate Human Rights Benchmark (CHRB) ed è risultata essere best performer nella sezione “Company Human Rights Practices”. A settembre 2019, l’azienda è stata confermata come partecipante al Global Compact LEAD – un movimento globale di aziende e stakeholder che si assumono responsabilità condivise per creare un futuro sostenibile – a testimonianza del suo costante impegno nei confronti degli UNGPs.

A 71 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell’ONU, rimane ancora molto lavoro da fare. Eni, consapevole dell’impegno necessario, sta tracciando il suo sentiero nella giusta direzione.