Uscire dalla crisiPrestito Italia, la proposta di Ferruccio de Bortoli per far ripartire l’economia nazionale

L’ex direttore del Corriere della Sera lancia il piano post coronavirus: servirà un titolo di Stato trentennale, riservato alle famiglie e ai cittadini. Magari esentasse e senza nuovo balzelli

Il piano di rilancio post coronavirus, secondo Ferruccio de Bortoli, deve seguire una linea ben precisa: un titolo di Stato trentennale, riservato alle famiglie e ai soggetti italiani, che raccolga fondi. Magari esentasse e senza nuovo balzelli. «Un prestito eccezionale, non forzoso, bensì solidale, degli italiani» si legge nell’articolo dell’inserto L’Economia del Corriere. Un’alternativa lungimirante alle indispensabili misure emergenziali adottate al momento che, per definizione, sono caratterizzate da provvedimenti a breve termine.

Il primo sostegno all’economia, come si intuisce sin dalle prime righe, è bloccare il contagio e nel frattempo intervenire per salvaguardare lavoratori, imprese e famiglie. Proprio a loro infatti è diretto l’appello del quotidiano, con il quale si sprona la classe dirigente, le categorie e le imprese a sollecitare un immediato aiuto, integrando non solo il proprio bilancio (familiare o aziendale che sia), bensì anche i dipendenti e lavoratori. «Gli stakeholder questa volta sono tutti i cittadini italiani… Trasformino, dunque, la solidarietà di cui hanno bisogno, direi diritto, in investimento sulla solidità». Ricordando sempre che l’Italia, oggi come prima dell’esplosione del virus, è uno Stato con le spalle al muro in campo economico, con un debito troppo elevato e pertanto una scarsa disponibilità di risorse.

Risorse che in questo scenario l’Unione europea ci concederà, e che dovranno essere la benzina in grado di far ripartire, oltre ai settori più colpiti come turismo e trasporti, anche il motore degli investimenti. Ovvero il «polmone finanziario essenziale per la Nuova Ricostruzione», che troverebbe la sua garanzia nella reinterpretazione moderna del piano Marshall di un miliardo e mezzo di dollari destinato all’Italia tra il 1948 e il 1951. La cifra equivaleva al 2 per cento del Pil dell’epoca, e oggi varrebbe circa 35 miliardi di euro. Meno dell’1 per cento del patrimonio, al netto delle proprietà immobiliari, delle famiglie italiane e l’equivalente del 2 per cento dei conti correnti bancari e dei depositi liquidi che non rendono nulla ma al contrario si svalutano.

Anche nell’emergenze, tuttavia, non esistono pasti gratis. De Bortoli infatti sottolinea come le proposte parallele dei suoi stessi colleghi enfatizzino un piano di super ammortamenti per investimenti diretti a sfruttare questa contingenza per orientare le produzioni nel senso di una maggiore sostenibilità, aggiungendo anche dei prestiti al consumo sostanzialmente a fondo perduto. Sacrosanto in un momento simile. Ma, ricorda l’ex direttore del Corriere della Sera, fare più deficit forse può bastare per le prime misure immediate, il rinvio delle scadenze fiscali e i sostegni ai consumi, non certo per far tornare il Paese a programmare. E qui nasce l’idea di un Prestito Italia, in grado di raccogliere una somma largamente superiore a quella del suddetto piano Marshall e porsi così come scudo contro l’imminente crisi.

Con l’impegno, continua De Bortoli, di «destinare il ricavato ai soli investimenti, non alle spesa corrente, che dovrebbe essere sufficiente a considerare questo nuovo debito dello Stato (riservato ai soli residenti) come una “partita di giro” dell’emergenza e, dunque, a tranquillizzare i mercati». Come altra opzione, infine, ci sarebbe l’emissione di obbligazioni della Cassa Depositi e Prestiti (al di fuori del perimetro statale). Il rendimento alto dei Btp dovrebbe così attrarre capitali privati e far sì che lo Stato possa offrire un impiego della liquidità in concorrenza con gli operatori esterni. Il tutto causerebbe un effetto psicologico positivo, fondamentale per le sorti dell’economia nostrana.

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