L’Europa contro il virusNo ai coronabond (per ora), sì a Bei, Sure e Mes leggero

I 19 ministri delle finanze dei Paesi con l’euro hanno approvato un pacchetto da 540 miliardi per salvare l’economia dell’Unione europea. Per il meccanismo europeo di stabilità non ci saranno condizionalità per le spese mediche, mentre ci sarà qualche impegno per gli altri tipi di finanziamenti

SINA SCHULDT / DPA / AFP

No ai coronabond (per ora), sì al pacchetto Mes, Bei e Sure, nì a un nuovo fondo ad hoc. L’Eurogruppo nella riunione più breve della sua storia ha scelto i tre strumenti da 540 miliardi di euro per salvare l’economia dell’eurozona dalla crisi del coronavirus. «L’Eurogruppo ha trovato l’accordo. Un pacchetto di dimensioni senza precedenti per sostenere il sistema sanitario, la cassa integrazione, la liquidità alle imprese e il Fondo per un piano di rinascita. L’Europa è solidarietà», ha twittato il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni. Durante il Consiglio europeo della prossima settimana,  i 27 leader Ue dovranno approvare in videoconferenza il pacchetto di misure e decidere se creare un nuovo fondo di solidarietà, gestito dalla Commissione Ue, che possa emettere titoli comuni nei mercati, i recovery bonds.

Ma su questo punto non c’è ancora un accordo ed è rinviato tutto di una settimana. Il presidente dell’Eurogruppo, il ministro delle Finanze portoghese Mario Centeno, ha chiarito durante la conferenza stampa: «Tutti i ministri hanno convenuto che dobbiamo progettare qualcosa di nuovo, c’è stato un ampio sostegno per la creazione di un fondo di risanamento, con il finanziamento aggiuntivo tramite il bilancio dell’UE». Rimangono però vaghe le tempistiche e lo stesso Centeno spiega che gli strumenti per ora sono tre e non quattro. «Oggi abbiamo concordato tre reti di sicurezza e un piano per il recupero per assicurarci di crescere insieme e non dividerci una volta che il virus è alle nostre spalle».

 

Dopo giorni di stallo i due Stati agli estremi della trattativa, Paesi Bassi e Italia hanno trovato un accordo sulle modalità con cui accedere al Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Le “condizionalità” di cui si è tanto parlato non saranno dure. Le linee di credito “potenziate” forniranno agli Stati in tutto 240 miliardi di euro per la crisi del coronavirus e termineranno quando l’emergenza sarà finita.  Ciascuno potrà prendere fino al 2 per cento del proprio Pil. Per l’Italia si tratta di 35 miliardi di euro. «L’unico requisito per accedere alla linea di credito sarà che gli Stati membri dell’area dell’euro che chiedono sostegno si impegnino a utilizzare questa linea di credito per sostenere il finanziamento interno dell’assistenza sanitaria diretta e indiretta, i costi relativi alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi COVID 19», si legge nel comunicato finale dell’Eurogruppo. 

Un compromesso «giusto e ragionevole», secondo il ministro delle finanze olandese Wopke Hoekstra il cui mandato era stato vincolato dal Parlamento dei Paesi Bassi che mercoledì ha votato tre mozioni. Le prime due per impedire al ministro di accettare un accordo sugli Eurobond o qualsiasi mutualizzazione del debito. La terza mozione invece dava il via libera a una condizionalità “leggera” per accedere al Mes e l’assenso alla creazione del fondo per la ripresa proposto dalla Francia. Ovvero quello che è avvenuto. 

 

«Messi sul tavolo i bond europei, tolte dal tavolo le condizionalità del #Mes. Consegniamo al Consiglio europeo una proposta ambiziosa. Ci batteremo per realizzarla», scrive su Twitter il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Il riferimento è ai recovery bond comuni che dovrebbe emettere questo fondo di solidarietà. Non sono i coronabond di cui si è parlato in questi giorni, ma è pur sempre una mutualizzazione del debito. A decidere quindi dovrà essere il Consiglio europeo, ma Hoekstra è stato chiaro subito dopo l’eurogruppo, twittando: «Siamo e resteremo contrari agli Eurobonds. Pensiamo che questo concetto non aiuterà l’Europa o i Paesi Bassi nel lungo periodo». Poche ore prima dell’Eurogruppo, anche la Cancelliera Angela Merkel aveva escluso la possibilità di eurobond comuni: «Non credo che dovremmo avere un debito comune a causa della situazione della nostra unione politica ed è per questo che rifiutiamo questa opzione». Eppure una m

 

 

L’Eurogruppo ha trovato un accordo anche su altri due strumenti. Primo, il fondo europeo Sure da 100 miliardi di euro (di prestiti da impiegare e restituire in modo preciso) per sostenere le misure anti disoccupazione degli Stati nazionali, come la Cassa integrazione in Italia. Secondo, i 25 miliardi della capitalizzazione delle Banca europea degli investimenti (Bei) che potrà fornire alle banche le garanzie per concedere oltre 200 miliardi di prestiti a basso costo alle piccole e medie imprese prive di liquidità.  In realtà questi due strumenti sono già in sé forme di mutualizzazione dei debiti come ha ricordato Carlo Corazza, portavoce del Parlamento europeo in Italia perché i 200 miliardi della Bei e i 100 miliardi di Sure sono garantiti dai bilanci nazionali in proporzione al Pil

Senza contare il più importante strumento che c’è già da giorni: l’azione della Banca centrale europea. Fino a un mese fa la Bce comprava 20 miliardi di euro al mese di titoli di Stato, sono 240 miliardi all’anno in base a quanto previsto dal programma ridotto di quantitative easing. Da metà marzo, la presidente Christine Lagarde ha prima rafforzato il qe aumentando l’acquisto a 120 miliardi fino a fine 2020, e due giorni dopo ha lanciato il Pandemic emergency purchase programme per comprare altri titoli di Stato sempre fino a fine anno, per 750 miliardi di euro.

Ma può comprare anche i titoli emessi dal Mes, dalla Bei delle banche e delle imprese.Totale: oltre 1100 miliardi di euro. E di questi gran parte vanno all’Italia, perché la Bce non sta rispettando la quota massima (capital key) di debito che potrebbe comprare per ciascuno Stato in base alla quota di capitale che ogni Paese ha nella Bce. Prima per ogni 100 milioni di titoli l’Eurotower comprava 27 tedeschi, 19 francesi, 14 italianii e così via. Mentre oggi, solo a marzo, la Bce ha comprato 12 miliardi di titoli di Stato italiani e solo 2 miliardi di bund tedeschi. 

Non solo, la Bce ha posticipato gli stress test sulle banche, allentando anche le regole di vigilanza. Le banche europee che non saranno più costrette ad aumentare il loro capitale per pareggiare l’aumento di crediti incagliati e deteriorati. Tradotto i prestiti che saranno concessi alle imprese sempre più in difficoltà a causa della crisi economica. Se la Bce avesse mantenuto i criteri di Basilea II, il sistema bancario sarebbe bloccato e non potrebbe aiutare le imprese. Tra Mes, Bei, Sure e Bce il nuovo Fondo l’Unione europea metterebbe in campo un aiuto da 2800 miliardi di euro.

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