La situazione al CentroEconomia alle corde, sanità solida e coscienza civica: così la Toscana affronta il coronavirus

Il territorio toscano vanta un sistema sanitario di prim’ordine, mentre i commerci arrancano e le elezioni regionali si allontanano sempre più. Enrico Rossi: «I cittadini hanno dato prova di grande intelligenza»

In Toscana la curva dei contagi si muove in maniera più lenta rispetto a tutte le altre regioni italiane e per questo potrebbe essere l’ultima a raggiungere quota zero. A dirlo è uno studio portato avanti dall’Einaudi Institute for Economics and Finance (Eief), un centro di ricerca universitaria di Roma sostenuto dalla Banca d’Italia ma indipendente. Nella regione i contagi si dovrebbero quindi azzerare tra il 5 e il 16 maggio.

Attualmente i positivi sono 4.050 (+264 rispetto a ieri), 131 le persone guarite (+10 rispetto a ieri) e 231 i deceduti (+16 rispetto a ieri). Numeri che hanno costretto l’amministrazione di Enrico Rossi a intervenire: la Regione si sta attrezzando per effettuare uno screening di massa sulla popolazione residente, e individuare tramite prelievi del sangue la presenza di anticorpi al virus grazie ai test sierologici. La Toscana ha a disposizione 500mila kit, che saranno testati su un campione di 100mila persone.

«Abbiamo cercato di difendere i presidi sanitari fin da subito, concentrandoci poi sulle dotazioni delle terapie intensive degli ospedali e sulla possibilità di effettuare un quota massiccia di test», spiega a Linkiesta Enrico Rossi, presidente della regione Toscana. «Abbiamo inoltre aumentato i posti letto grazie al fatto che sul territorio ci sono molti nuovi ospedali nei quali è possibile riconvertire con facilità uno spazio di medicina generale in uno di terapia intensiva».

Per snellire il carico sui grandi centri ospedalieri delle principali città viene inoltre stabilita la riapertura di alcuni nosocomi di piccole e medie dimensioni. «La riapertura ha permesso di predisporre nuovi spazi per ospitare i pazienti colpiti dal Covid-19, in quanto, nonostante l’importanza delle roccaforti come Firenze o Pisa, abbiamo capito che la battaglia si vince sul territorio», continua Rossi.

In questo scenario entra così in gioco anche il medico di famiglia. La sanità toscana ha organizzato un task force di esperti in grado di assistere e indirizzare i professionisti locali verso la prima assistenza da fornire ai malati che, a loro volta, possono successivamente contare sulla presenza di diversi alberghi sanitari. «Per chi non può rimanere a casa abbiamo pensato di creare dei luoghi ad hoc come gli alberghi, dove è sempre presente un’assistenza medico infermieristica», aggiunge il governatore.

Dal presidente Rossi arriva un ulteriore appello: «Per i test sierologici, chiedo ai privati che offrono questi accertamenti a pagamento sull’intero territorio toscano di convenzionarsi e svolgerli per il servizio pubblico». La Toscana pertanto non ha problemi di laboratori o di disponibilità di strumentazione, bensì di andamento dell’epidemia, tutt’altro che uniforme sul territorio. L’Asl Toscana nord ovest è senza dubbio la più colpita – 14 casi per 10.000 abitanti (soprattutto le province di Massa-Carrara e Lucca, rispettivamente con 25 e 17 casi per 10.000 abitanti), mentre l’Asl Toscana sud est e l’Asl Toscana centro hanno entrambi poco più di 9 casi per 10.000 abitanti. Detto ciò, l’incidenza sulla popolazione in termini di morti, ad oggi, in Toscana è del 5,2 per cento, contro il 15,4 per cento della Lombardia.

Numeri che fotografano l’approccio della popolazione toscana, ligio ai provvedimenti licenziati. «I cittadini stanno reagendo veramente bene a questa emergenza. Hanno dato dimostrazione di grande intelligenza, in Toscana come in gran parte del territorio nazionale, grazie alla quale sarà possibile uscire al più presto dall’emergenza», argomenta Rossi.

Emergenza che, come nel resto d’Italia, ha colpito duramente anche il settore economico. Oltre al vuoto nelle città, il motore produttivo toscano, secondo Stefano Casini Benvenuti, direttore dell’Irpet (Istituto Regionale Programmazione Economica della Toscana), «perde da 800 milioni a un miliardo di euro a settimana». Lo shock ha coinvolto il 38 per cento dell’occupazione, mentre il provvedimento di chiusura ha interessato oltre 390mila lavoratori dipendenti ed altri 200mila lavoratori autonomi.

Il Pil della Toscana corrisponde al 6,80 per cento del totale italiano, in termini di export invece, secondo l’Istat, la Toscana nel 2019 ha registrato il maggior incremento nazionale con 42,7 miliardi di euro di fatturato finale (+15,6% sull’anno precedente). «È tutto fermo, e finché non si ridurrà il tasso di mortalità è difficile anche solo pensare di tornare all’opera», commenta ancora il presidente. A Prato, per esempio, il 90 per cento del distretto tessile si è fermato, lasciando a casa circa 39mila addetti e chiudendo i battenti di oltre 6mila stabilimenti. Il valore complessivo delle produzione di queste imprese si aggira sui 7,5 miliardi. Un impatto che si aggrava soprattutto perché, come osserva il presidente della sezione moda di Confindustria Toscana Nord, Andrea Cavicchi, «la Cina è già ripartita, oggi, mentre noi siamo in ginocchio e rischiamo davvero che ci porti via importanti quote di mercato».

A Firenze 15 alberghi hanno chiesto la procedura di attivazione di ammortizzatori sociali, circa mille gli addetti coinvolti, 77 invece le richieste dal settore manifatturiero per 2.500 lavoratori. Storia analoga nell’agroalimentare, dove la riduzione dell’export e della domanda di prodotti da parte di mense e mercati sta mettendo a dura prova, dice la Coldiretti, oltre la metà delle aziende presenti. Francesco Mati, presidente del settore florovivaistico di Confagricoltura Toscana, decreta il florovivaismo «sull’orlo del baratro e con lui sono a rischio 850 milioni di fatturato e 12mila dipendenti».

La Regione ha per di più redatto un vademecum per commercio e industria, per tutte le attività che restano aperte. Linee guida per cercare di uniformare gli standard di protezione dei lavoratori, come i pannelli separatori di plexigas tra cassiere e clienti nei supermercati, gli ingressi contingentati e la chiusura degli sportelli di comunicazione con il pubblico. Misure che non hanno evitato però lo sciopero regionale di ieri dichiarato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, al quale si è unito lo stabilimento di Calenzano di Amazon nel quale girano circa 300 lavoratori (tra i diretti e i corrieri delle ditte in appalto).

Chi non si ferma invece sono le cartiere. Un settore che conta oltre 7mila addetti, 244 imprese e un fatturato di 3,9 miliardi di euro. Il distretto cartario di Lucca, il più grande d’Italia, è stato sommerso dall’impennata di richieste arrivate da tutta Europa per alcuni prodotti che l’emergenza sanitaria in corso sta rendendo strategici. Soltanto i fazzoletti coprono il 30 per cento della domanda attuale, seguita dai tovaglioli e dalla carta igienica (in Germania c’è stato un vero e proprio assalto alle scorte).

Stesse dinamiche per le aziende alimentari impegnate nella Gdo (la Grande distribuzione organizzata). Conserve Italia, presente nelle bassa Maremma con una delle fabbrica di pomodori più proficue d’Italia, ha incrementato la sua produzione nonostante il blocco dei commerci con ristoranti e alberghi, aumentando inoltre il trasporto su rotaie per far fronte ai rallentamenti delle consegne causate dall’emergenza (con un risparmio di 5.600 tonnellate di CO2).

Sul versante aiuti, oltre alle donazioni di Gucci, Gsk e Unicoop, la ripartizione dei fondi dello stanziamento da 400 milioni di euro per la solidarietà alimentare varato dal governo sabato sera prevede due milioni al Comune di Firenze, un milione a quello di Prato, 833 mila euro a Livorno, cifre intorno ai 400-500 mila euro agli altri capoluoghi di provincia (a Siena 285 mila euro e a Carrara 350 mila euro).

Firenze e Siena, molto probabilmente, dovranno fare a meno anche di due eventi fondamentali per l’economia locale: il Pitti Uomo e il Palio equestre, in programma rispettivamente a metà e a inizio luglio.

Quanto alle elezioni regionali, il voto previsto nella tarda primavera scala in secondo piano. «Anche se ancora nulla è stato deciso, temo che la ripresa sia lenta, e per quanto possibile si proverà prima a normalizzare la situazione e poi di tornare al voto», conclude Enrico Rossi.

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