ParalisiL’equivoco e gli errori dell’Unione europea

I leader, i capi di governo e dei partiti, sono quasi sempre gli stessi: quelli che hanno governato e governano, contemporaneamente, gli Stati nazionali e l’Unione, come membri del Consiglio Europeo

Tutto quanto accade ed è accaduto nell’Unione negli ultimi anni, si è svolto e si sta svolgendo all’interno di “un grande equivoco”. Un gioco delle parti tra governi e Unione, basato sugli errori commessi da questa e dai partiti che l’hanno governata. Però i leader, i capi di governo e dei partiti, sono quasi sempre gli stessi; sono quelli che hanno governato e governano, contemporaneamente, gli Stati nazionali e l’Unione, come membri del Consiglio Europeo, l’organismo più importante che ha dominato la scena da sempre, particolarmente durante il periodo della crisi. È di questo che bisogna prendere atto, almeno da parte dei “giocatori” disponibili; cambia solo il luogo, ma il tavolo, le carte (i problemi) e i giocatori sono gli stessi.

Quali le carte sul tavolo? Per riassumervi, possiamo parlare degli:

squilibri economici: l’Eurozona attuale poggia sin dall’inizio, su un sistema di paesi con grandi squilibri economici
tra di loro; la crisi ha aggravato tali squilibri, non li ha ridotti.

squilibri politici: il rafforzamento economico e politico della Germania, dopo l’89, ha accentuato lo squilibrio politico, rispetto al duopolio FR-DE, su cui era basata l’Unione, e rispetto all’Italia. Una condizione resa più grave dall’allargamento e dall’uscita del Regno Unito, con la Brexit. Così la Germania, troppo piccola per fare da sola, resta in un’Unione che gli va stretta, da cui si sente
condizionata; non riuscendo a divenirne leader inclusivo, sta provando a dominarla col suo metodo coercitivo, impositivo, che ha generato la paralisi attuale;

squilibri istituzionali e democratici: con la crisi è saltato anche il compromesso su cui si era posizionata l’Unione Europea dopo il fallimento iniziale del pilastro politico,con la proposta di Spinelli, a vantaggio di quello economico, con la Ceca e poi con la Comunità economica, basato su un processo decisionale dove vige ancora il diritto di veto; la nascita dell’Unione monetaria ha rotto questo equilibrio, già precario, facendolo entrare in crisi.  I passi avanti compiuti dal 1957 in poi sono stati caratterizzati da compromessi sempre più avanzati tra gli Stati, con le conferenze intergovernative, ora entrate in crisi, perché incapaci di sciogliere il nodo politico che è stato rimandato continuamente

squilibri mondiali, internet ed economia digitale: gli stravolgimenti mondiali derivanti dai diversi fattori di cui abbiamo parlato, uniti a quelli interni, hanno reso ancora più evidenti i limiti complessivi dell’Unione, rendendo tutto più difficile, ma allo stesso tempo più urgente.

Da qui la paralisi attuale, una paralisi tutta politica, non economica, come si vorrebbe far credere. L’economia è diventata
lo strumento e il pretesto, oserei dire anche il ricatto, per tenere tutto fermo a favore di un “dominio” che si basa sullo status quo, senza alcuna contro-partita. Non potrà funzionare ancora a lungo.

Si illudono, quindi, coloro che continuano a pensare che la questione europea sia solo una questione economica, una questione di cifre e di numeri, riferiti principalmente a quelli del debito pubblico, coniugati poi con la questione della fiducia, come l’unico cemento in grado di tenere insieme gli europei!

Certo avere un debito compatibile è un tema cruciale e importante, ma non può essere la sola questione economica dell’Eurozona, né si può tener conto solo di quello pubblico. Inoltre, ancora più importante, non si può trasformare il debito in una sorta di “totem” europeo, senza il quale tutto si ferma. È come vedere i buoni sempre da una parte e i cattivi sempre dall’altra, come nei vecchi film “western” o di guerra.

Cosa servirebbe allora? Cosa bisognerebbe fare?

La risposta ormai è chiara: bisogna superare ciò che impedisce all’Unione di guardare al suo futuro, le contraddizioni di cui soffre, alla luce dei problemi che deve affrontare e che vi ho appena riassunto.

Un estratto da “Dentro l’Europa – Cambiarla per rafforzarla” di Carmelo Cedrone, Edizioni Ponte Sisto

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