Oltre la propagandaIl governo vuol continuare lo stato di emergenza per non pensare alla crisi economica

Il bombardamento mediatico sulle misure di sicurezza e sui rischi di una seconda ondata serve a creare la convinzione popolare che siamo stati straordinari a gestire la pandemia e a distogliere l’attenzione dal dramma finanziario che travolgerà il nostro Paese

Afp

In Italia spesso si cerca di focalizzare l’opinione pubblica con problemi che hanno forte risonanza mediatica e modesto impatto sulla vera vita del paese, con l’obiettivo implicito di raccogliere facile consenso elettorale e quindi potere. Purtroppo l’avvento dei social media e anche una certa inclinazione dell’elettorato italiano a farsi “coinvolgere” da campagne mediatiche elementari e semplici a dispetto dell’evidente falsità delle promesse ha generato una situazione paradossale in cui la rappresentanza politica riflette chi ha avuto la capacita di trovare lo slogan giusto piuttosto che chi ha l’effettiva capacita di governare e traghettare il paese verso il futuro.

Gli esempi sono lampanti e durano da 30 anni. I piu recenti sono la promessa di “sconfiggere la povertà con il reddito di cittadinanza” (e nessuno a chiedere da dove venissero le risorse per farlo), poi la promessa di “sconfiggere l’immigrazione e difendere la sovranità nazionale” (e nessuno a ricordare che per fortuna siamo in Europa con una valuta unica e trattati vincolanti siglati, né che abbiamo una bomba demografica da gestire) oppure di “andare in pensione prima” (e nessuno a ricordare che questo significa trasferire risorse dai giovani pochi e fiscalmente vessati a un ristretto numero di anziani che godranno di un trattamento pensionistico assolutamente impossibile per le future generazioni).

Adesso col Covid-19 è in atto un ulteriore esempio di quanto sopra. Il bombardamento mediatico sulle misure di sicurezza e sui rischi di una seconda ondata serve a creare la convinzione popolare che “siamo stati straordinari nella gestione dell’emergenza” e a distogliere l’attenzione dal dramma economico e finanziario che ci sta per travolgere nei prossimi mesi, dramma solo mitigato dall’enorme aiuto di Banca centrale europee e istituzioni comunitarie che hanno deciso di non lasciare l’Italia al suo destino.

Ci sono alcuni fatti che servono pero a ricordare cosa sta succedendo

La difesa del sistema sanitario
Si è detto che il lockdown era necessario per evitare il collasso del sistema sanitario e la mancanza di posti in terapia intensiva. il parametro del modello del comitato tecnico scientifico realizzato dalla fondazione Bruno Kessler era palesemente sbagliato. Il numero di terapie intensive (le famose 151.000 all 8 giugno in caso di nessun lockdown) in percentuale sui casi totali è palesemente sbagliato di un fattore 5 o 10.

Questo era già chiaro a fine aprile ma oggi è conclamato. Sarebbe utile dare evidenza all’errore commesso, errore grave perché ha influenzato fortemente opinione pubblica e scelte del governo, ma non se ne parla più. Ma peggio è non chiarire che visto ormai l’evidenza empirica del modestissimo numero di ricoveri e dell’ancora più modesto numero di terapie intensive sul totale dei casi, non esiste alcun rischio di collasso del sistema sanitario anche in caso di crescita del contagio in modo sensibile.

Quindi l’argomento della seconda ondata perde di ogni significato se il contagio risulta in una malattia che non pregiudica minimamente la tenuta del nostro sistema sanitario.

Il numero dei decessi
Anche qui la mistificazione è totale. Tanto quanto in marzo e aprile il numero di decessi per covid era tangibilmente superiore a quanto dichiarato dalla protezione civile che non intercettava tutti i casi, oggi il fenomeno è opposto. Dai dati euromomo (sito europeo di raccolta dati sulla mortalità in 15 paesi europei) risulta evidente che la mortalità in eccesso rispetto alla media storica quinquennale è praticamente nulla da 4 o 5 settimane.

Quindi per definizione anche se continuiamo a registrare decessi CON covid, è abbastanza evidente che non si tratta di decessi PER covid. in Italia muoiono circa 600.000 persone l’anno. A marzo e aprile il numero di decessi oltre la media è probabilmente di 40.000. a maggio è prossimo allo zero e anche a giugno dai dati europei (in Italia non ci sono) è lo stesso.

Unica eccezione residua il Regno Unito dove a maggio si sono ancora registrati decessi in più rispetto alla media storica sia pure in modo tangibilmente calante (da 7.000 a settimana in aprile a 1.500 nell’ultima settimana di maggio e zero a Londra).

Quindi oltre a non andare in ospedale e tanto meno in terapia intensiva, ormai in Europa occidentale non si muore più per causa covid. Ciò non significa che il covid non esiste, ma sarebbe come vietare lo zucchero perché muoiono persone con il diabete e per il loro bene evitiamo che ci sia lo zucchero cosi non rischiano di morire.

Solo per riferimento in Italia ogni anno muoiono circa 20.000 persone per il diabete e 70.000 persone con il diabete ogni anno. Lo zucchero continua per fortuna a essere in commercio. Ma non è invece in commercio una statistica semplice e ovvia e cioè l’eccesso di mortalità rispetto alla media storica. Laddove fosse zero come è assolutamente probabile a maggio e giugno nonostante migliaia di casi covid più quelli asintomatici non rilevati, perché non dirlo chiaramente a tutti? Forse che qualcuno ha bisogno dell’emergenza sanitaria anche se ormai sparita per mascherare l’emergenza economica montante?

L’efficacia dell’immunità
Ormai il virus circola da 6 mesi. Non ci sono casi di ricontagio se non del tutto sporadici e probabilmente piu legati a un errore nel tampone negativo che al vero e proprio ricontagio. 6 mesi non sono tantissimi, ma cosa osta a dichiarare che l’immunità sembra durare almeno 6 mesi? Non si sa. Di certo i virologi parlano continuamente di seconda ondata e di certo non  sappiamo se l’immunità duri 12 o 18 mesi e non 6 , ma si parla sempre di seconda ondata e mai di immunità.

I dati di confronto con l’Europa
I dati di decessi per milione di abitanti sono assolutamente allineati in tutta Europa. In ogni paese con l’eccezione della Germania sono tra 500 e 600 decessi per milione di abitante. Vale per Italia Spagna, Paesi Bassi, Regno Unito, Belgio, Svezia. Differenti lockdown, differenti strategie, differenti strutture sociali e gestione delle residenzie sanitarie assistenziali, Rsa, (che sono state il VERO fattore differenziante in tutta Europa) hanno prodotto risultati assolutamente allineati.

Qualcuno dovrebbe allora iniziare a spiegare il rapporto causa effetto tra le varie misure, scelte, strategie e i risultati in termini di decessi, visto che strategie diverse generano risultati identici. Eccezione sono solo Germania, Austria e Svizzera che registrano un numero di decessi pari a circa 100 e 200 per milione abitanti e cioè da 1/3 1/6 rispetto a ogni altro paese nonostante il loro lockdown sia stato molto minore rispetto a altri paesi europei.

Forse sarebbe utile studiare attentamente come e perché la Germania ha avuto successo pur con un lockdown molto minore del resto dell’Europa. Ugualmente sorprendenti sono i dati nell’est Europa dove il numero di decessi per abitante è sostanzialmente allineato tra 30 e 70 per milione di abitante cioè meglio anche della Germania.

Ora se è plausibile ritenere che il sistema sanitario tedesco abbia retto meglio di ogni altro paese occidentale riesce piu difficile capire come e perché in tutti i paesi dell’est Europa nessuno escluso (Romania, polonia, Bielorussia, Ungheria, Cechia, ecc) i risultati in termini di mortalità siano circa 1/10 rispetto all’Europa occidentale e palesemente la spiegazione di sistemi sanitari migliori non regge. Anche qui si aspettano le spiegazioni dei virologi, cosi come la verifica del “siamo stati straordinari” sulla base dei fatti.

Le conseguenze economiche
Il clima di terrore che è stato generato dal profluvio di informazioni spesso parziali, a volte errate e comunque monodirezionali ha generato palesemente una fortissima crisi di fiducia. Il nostro sistema economico è basato sulla fiducia che il futuro non riservi sorprese come la perdita del posto di lavoro, dello stipendio, della pensione.

Si è enormemente sottovalutato l’effetto fiducia che adesso appare in tutta la sua evidenza con una ripresa dei consumi ancora del tutto limitata. Il costo in termini di posti di lavoro, cassa integrazione e base fiscale imponibile sarà enorme. Il tentativo in corso di ridare fiducia ai consumatori con incentivi a pioggia e misure straordinarie sarà costosissimo in termini di finanza pubblica e a mio avviso limitato nel vero impatto.

La fiducia è elemento sottile e irrazionale. Ricostruirla dopo averla devastata prende tempo e il tempo costa. Sarebbe piu utile dare messaggi di chiara fine dell’emergenza sulla base dei dati e di altrettanto chiara capacita di gestire qualsiasi seconda ondata, ma questo tipo di comunicazione prende responsabilità e soprattutto focalizzerebbe l’opinione pubblica sulla reale efficacia delle misure di rilancio, su cui invece i risultati sono assai deludenti. Ricolfi parla di lento declino e società parassita di massa. Drammatico ma realistico.

Il patto intergenerazionale di lungo termine.
Forse l’aspetto piu preoccupante della situazione italiana è l’assenza di consapevolezza sulla reale portata del patto intergenerazionale di lungo termine che sembriamo colpevolmente ignorare. Le persone tra 50 e 60 anni che saranno beneficiarie nei prossimi 20 anni di welfare e trasferimenti per il loro mantenimento dopo essere usciti dal mondo del lavoro sono circa 10 milioni. Le persone tra 15 e 25 anni che entreranno nel mondo del lavoro sono 6 milioni circa. C’è un abisso e una vera e propria bomba demografica in arrivo.

La società italiana deve farsi carico di questa emergenza demografica conclamata che nei successivi 10 anni (dal 2030 al 2049 peggiora ancora di piu. Nei prossimi 20 anni il nostro paese “perde” circa 7,2 milioni di cittadini (cioè il 20% del totale) in età lavorativa (da 20 a 65 anni) con conseguenze catastrofiche sul prodotto interno lordo, sulla generazione di risorse fiscali per pagare le pensioni e della stabilità stessa del nostro stesso patto sociale.

Per capire la portata di tutto ciò a parità di partecipazione al lavoro è necessario che la produttività cresca del 20% e cioè del 1% all’anno per ottenere crescita del pil pari a… 0%. Se il pil cresce 0% pero il nostro debito è assolutamente insostenibile e quindi bisogna che la produttività cresca molto di piu dell’1% oppure che la partecipazione al lavoro salga drasticamente.

La sfida da superare è molteplice. Per riferimento nel lungo periodo 2003-2017 (dati Ocse) la crescita della produttività del lavoro in Italia è stata inferiore allo 0,1% all’anno cioè 1/10 di quanto necessario nei prossimi 20 anni per avere crescita zero. Tremendo.

La crescita della produttività richiede investimenti infrastrutture, digitalizzazione, riduzione della burocrazia e degli adempimenti improduttivi cioè l’agenda dichiarata e mai realizzata delle riforme negli ultimi 30 anni. La differenza oggi è che se non lo facciamo davvero dovremo distruggere progressivamente il nostro stato sociale e ridurre il livello di benessere di tutta la comunità.

Senza appello e senza scorciatoie perché la possibilità di fare debiti ulteriori dopo la stagione sciagurata dell’indebitamento 1980-95, dopo la stagione del mancato risanamento 1995-2020, e dopo il covid è totalmente preclusa. Non potremo piu vivere sopra i nostri mezzi e se non miglioriamo drasticamente la produttività del lavoro e la partecipazione al lavoro soprattutto al Sud e delle donne vivremo molto peggio.

Il covid non ha fato altro che rendere evidente e drammaticamente immediato ciò che era già scritto tra 5 anni. La sveglia è suonata in modo fragoroso ma gran parte del mondo politico percepisce l’opposto e cioè la capacita di “spendere in deficit” senza piu vincoli europei, senza comprendere che dall’anno prossimo questo ipotetico lusso sarà trasformato nell’opposto e cioè la urgente necessita del rientro. A me ricordano i suonatori sul Titanic, ma l’immagine è forse troppo cruda.

Le azioni urgenti anzi urgentissime. I piani sono tutti condivisibili. Bisogna pero darsi scadenze temporali urgenti precise e numeriche. Le azioni di investimento, aumento della partecipazione al lavoro, svilupp del Sud, miglioramento delle infrastruttura, stimolo della famiglia e della natalità, sburocratizzazione, digitalizzazione vanno documentate, calendarizzate e realizzate immediatamente.

Conta molto di piu il quando del come. Bisogna avere scadenze precise, programmi di realizzazione vincolanti e capacita di esecuzione di programmi complessi eccellente. Vogliamo confrontare i risultati sul tema finanziamento alle imprese, cassa integrazione, Inps, mascherine e quant’altro? Solo quello che ci attende è tremendamente piu complesso di questi compiti che erano abbastanza semplici da realizzare concretamente.

Il disastro covid sembra essere ormai archiviato nelle conseguenze sanitarie. Adesso dobbiamo combattere una battaglia ben piu ardua e cioè la sopravvivenza del nostro tessuto economico e sociale cosi come lo conosciamo, la prospettiva di vita e di benessere dei nostri giovani e soprattutto la difesa del ruolo nel mondo della nostra comunità nazionale per non diventare tra 20 anni un paese in ritardo cronico sull’innovazione, con un livello di benessere ormai non piu di eccellenza ma di secondo piano.

Insomma dobbiamo fare in modo che il paese vivace e florido che ci hanno lasciato i nostri genitori non si trasformi in un posto dove fare le vacanze a basso costo per chi altrove ha saputo crescere innovare intraprendere. Non ce lo meritiamo proprio ma bisogna anche essere onesti.

Dobbiamo guadagnarlo centimetro per centimetro in una lunga rincorsa. Con tanto lavoro, capacita e serietà, mettendo a governarci che è capace e non chi trova lo slogan migliore. Dipende alla fine da tutti noi e se una comunità non trova al suo interno la forza per rinnovarsi e sostenersi allora è giusto che il declino la renda meno prospera e meno attrattiva.

Non è colpa dei politici o di chicchessia. È colpa nostra se non riusciamo a trovare le forze per eleggere ottimi politici, creare aziende eccellenti, avere giovani che lavorano con produttività elevatissima dopo un’istruzione ottima, pagare le giuste tasse e avere la spinta ideale a essere migliori di quanto siamo stati in passato. Proviamoci almeno.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta