Do ut desLa proposta di Michel per convincere gli Stati frugali ad approvare il Next Generation Eu

Il presidente del Consiglio europeo propone a Paesi Bassi, Austria, Svezia e Danimarca di mantenere i loro sconti nel budget comunitario e di accedere a un fondo da 5 miliardi per gli Stati più colpiti dalla Brexit. Gli olandesi sarebbero i più danneggiati da un mancato accordo con il Regno Unito

Afp

Charles Michel ha presentato la sua proposta per convincere gli Stati frugali ad approvare così com’è il piano della Commissione da 750 miliardi di euro di aiuti. Il presidente del Consiglio europeo propone a Paesi Bassi, Austria, Svezia e Danimarca di mantenere gli sconti alla loro quota annuale che versano per il bilancio europeo e di poter accedere a un fondo speciale da 5 miliardi rivolto agli Stati più colpiti da un mancato accordo commerciale con il Regno Unito.

La proposta che sarà presentata da Michel ai 27 leader degli Stati membri durante il Consiglio europeo del 17-18 luglio a Bruxelles potrebbe essere conveniente per il premier olandese Mark Rutte, visto che i Paesi Bassi saranno uno degli Stati dell’Unione più colpiti se Londra e Bruxelles non troveranno un accordo commerciale entro il 31 dicembre di quest’anno.

In cambio Michel chiede che il budget pluriennale 2021-2027 sia di 1,074 miliardi di euro e il Next Generation Eu rimanga di 750 miliardi di euro con una combinazione di 250 miliardi di prestiti e 500 miliardi di sovvenzioni. E che i vari governi possano accedere a questo piano di aiuti presentando alla Commissione europea dei progetti nazionali su come intendo spendere i fondi.

«Gli obiettivi della nostra strategia possono essere riassunti in tre parole: Convergenza Resilienza Trasformazione. Questo significa concretamente: riparare i danni causati dal Covid-19, riformare le nostre economie, ristrutturazione le nostre società», ha detto Michel durante la conferenza stampa di presentazione.

Tradotto: il presidente del Consiglio europeo promette agli Stati frugali che la Commissione prenderà sì in prestito fondi per conto dell’Unione sui mercati per finanziare  il NextGeneration Eu, ma lo farà in modo temporaneo, eccezionale, limitato a uno scopo preciso, perché il budget pluriennale rimane lo strumento base per gli investimenti europei.

E soprattutto che il piano di ciascuno Stato sarà approvato dal Consiglio dei ministri Ue a maggioranza qualificata, basandosi sulle raccomandazioni della Commissione. Una garanzia per assicurarsi che i piani presentati dagli Stati per ottenere i miliardi siano legati alle riforme che Bruxelles chiede da anni e non diretti a provvedimenti assistenzialisti o per aumentare la spesa pubblica.

Il problema però è che il piano del presidente del Consiglio europeo non si discosta così tanto dal progetto presentato dalla Commissione. Rimangono le sovvenzioni, che non piacciono agli Stati frugali, rimangono gli sconti al budget per alcuni Paesi, che Spagna, Francia, Italia e Portogallo vorrebbero togliere ma potrebbero  usare come arma di scambio per mantenere le sovvenzioni e la quota di aiuti proposta dalla Commissione.

Inoltre il fondo per il mancato accordo con il Regno Unito presenta due problemi. Primo potrebbe essere considerato dai Paesi Bassi troppo esiguo rispetto ai danni che farebbe il no deal. Secondo, cosa succederebbe in caso Londra e Bruxelles riuscissero a stringere questo patto commerciale? Agli Stati frugali rimarrebbero solo gli sconti ma dovrebbero concedere le sovvenzioni che hanno sempre avversato.

Michel ha accolto la richiesta del Parlamento europeo di collegare l’accesso ai fondi con il rispetto dello Stato di diritto, un messaggio politico rivolto ai governi di Polonia e Ungheria che in questi anni hanno approvato riforme per limitare l’autonomia della magistratura. Nel piano del presidente del Consiglio europeo ci sarà anche un ruolo più forte della Corte dei Conti.

Nel piano del presidente del Consiglio europeo il nuovo budget dell’Unione 2021-2027 e il Next Generation Eu dovrebbero alzare a 550 miliardi di euro gli investimenti attraverso i fondi europei per la lotta al cambiamento climatico. L’impegno “verde” dell’Unione passerebbe così dal 25% al 30% del totale di miliardi impegnati tra piano di aiuti e bilancio.

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