Le conseguenze del dibattitoKamala Harris è pronta a diventare vicepresidente, mentre Mike Pence è ormai un tubetto di dentifricio

Quattro anni fa il secondo di Trump aveva il fascino della personalità pacata. Ora è diventato un uomo che interrompe e parla troppo

Afp

Kamala Harris sarebbe pronta a diventare presidente degli Stati Uniti il secondo giorno dopo le elezioni, se necessario? Questa era l’unica domanda autentica da porsi nel dibattito con Mike Pence.

Tutti sanno che Joe Biden è diretto verso la vittoria, a meno di qualche evento imprevedibile e drammatico. Tutti sanno che, su una questione e l’altra, le due parti sono opposte e tutti conoscono gli argomenti a favore e contro. Tutti sanno che, se necessario, Mike Pence sarebbe pronto a diventare presidente. Ha sicurezza di sé, competenza amministrativa e padronanza dei problemi da affrontare, se si ammette la plausibilità della visione dei Repubblicani nell’interpretare le cose.

Quattro anni fa, Pence discusse in un dibattito col candidato alla vicepresidenza di Hillary Clinton, Tim Kaine della Virginia, e non c’era dubbio al mondo che Pence fosse pronto anche allora. Fece sembrare Kaine grassoccio e morbido. Pence invece aveva un aspetto intelligente e divertente, un uomo il cui intelletto superiore gli permetteva di percepire che Donald Trump non era, in effetti, il personaggio odioso che ovviamente era, ma doveva essere visto, invece, come un unico nel suo genere, in possesso di intuizioni originali.

Quattro anni dopo, Pence è ancora padrone di sé. Ma il fascino della sua personalità pacata è svanito. È diventato un uomo che interrompe e parla troppo. I tratti caratteriali del suo boss lo hanno contagiato. Ha cominciato ad assomigliare a un tubetto di dentifricio, con la pasta bianca e la sua voce che trasudava dal tubetto e ondeggiava a destra e a manca, ora affermando che la scienza deve essere sempre rispettata, ora ostile per evitare di dover spiegare perché l’America è andata così male di fronte alla pandemia, rispetto al Canada: lo scintillio morto nei suoi occhi, il rosso nell’altro occhio e la mosca sui capelli fanno chiedere a tutti se i suoi test negativi resteranno negativi.

Kamala Harris non è stata sempre brillante. Non è riuscita a colpire dialetticamente Pence o a incalzarlo (e lui non è riuscito a colpire Harris sul suo punto debole: il feroce attacco contro Joe Biden durante i dibattiti delle primarie democratiche).

Ma Harris era abbastanza veloce, abbastanza sicura di sé, abbastanza forte e, allo stesso tempo, implacabilmente di bell’aspetto. È stato proprio questo il punto del dibattito.

L’unica questione centrale del dibattito da chiarire era: Joe Biden ha una erede adeguata, data la sua mancanza di vigore e la sua vecchiaia? È sicuro votare per Biden, che si sta ponendo come il candidato della scelta sicura?

La sua prestazione è stata perfetta, anche se eccellente solo a tratti. Perfetta perché ha dimostrato nel corso di 90 minuti che, sì, la senatrice della California è pronta. E il Partito Democratico è il partito della sanità mentale e della calma in America.

(Articolo pubblicato in inglese su Tablet)

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