Circo elettoraleTrump è a 28 giorni dalle televendite o dagli arresti o dal secondo mandato, vai a sapere

La Casa Bianca è deserta, tranne qualche consigliere vestito da terapia intensiva, mentre il presidente ha deciso di non fare dibattiti a distanza perché i moderatori potrebbero interromperlo

WIN MCNAMEE / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP

Obiettivo televendita
Ieri, 8 ottobre, avevano votato cinque milioni di americani, più di settanta volte quelli che avevano votato in anticipo di questi tempi nel 2016. Il presidente Donald Trump ha deciso di non fare dibattiti a distanza perché i moderatori potrebbero interromperlo. Andrà, dice, a fare un comizio, avendo il Covid è l’ideale.

Sempre Trump ha detto che Kamala Harris è una comunista e un mostro, e poi che ha vinto il dibattito con Biden. Intanto quelli del suo staff elettorale sono arrabbiati, il morbo infuria e neanche tracciano i contagi.

La Casa Bianca è deserta, tranne qualche consigliere vestito da terapia intensiva. «Trump è a 28 giorni dalle televendite del prestiti ipotecari», ha pubblicamente previsto un nemico. O dagli arresti domiciliari, da Don junior collaboratore di giustizia, o anche da un nuovo mandato, vai a sapere. Ma pare difficile.

Tutti ignorano Putin
A meno che, più di prima, non lo aiutino gli Stati repubblicani che cercano di non far votare troppa gente, e l’amico di Mosca. Non è complottismo. Lo ha detto qualche giorno fa  l’ex consigliere per la sicurezza nazionale H.R. McMaster. Intervistato dalla Msnbc, ha detto che Trump «sta aiutando e favorendo gli sforzi di Putin» per condizionare anche queste elezioni.

In altri tempi sarebbero state rivelazioni pazzesche, da impeachment (di nuovo). Ora è una notizia seppellita in qualche angolo dei giornali online, quasi nessuno l’ha commentata. Anche l’ex capo della Cia John Brennan, intervistato l’altra settimana, ha raccontato che ai tempi limitava i briefing con Trump, per paura che riferisse ai russi (tutti perdono tempo a seguire le mattane di Trump, mentre queste notizie sono complicate).

Il metodo Kamala
L’indignazione femminista, stavolta, non è necessaria. Al dibattito, come previsto, Mike Pence si è comportato da sgradevole, irrispettoso mansplainer. Ma Harris ha rimandato i mansplaining al mittente col metodo Kamala.

Funziona così: il tizio ti mansplaina. Ti interrompe. Tu interrompi lui, sorridendo solare e schifata come una che vede un insetto buffo. E gli dici «Signor vicepresidente, sto parlando. Sto parlando». (Harris sa che le cose non vanno dette più di due volte; poi si agisce). Senza gridare, solo con due toni più bassi. In questo modo, Pence è stato zittito molte volte.

Ed è partito il Kamalamarketing. Ieri erano in vendita online  magliette, felpe, canotte e tazze con la faccia della candidata e “I’m Speaking” (la campagna di Biden non le ha ancora fatte, hanno tempi da partito democratico).

L’attivissimo Bernie
La settimana prossima Bernie Sanders sarà ospite di Teen Vogue (giuro) per una town hall virtuale di ragazzine. Domenica scorsa  la popstar Halsey ha pubblicato sul suo Instagram (2 milioni e 400 mila followers) un video dal titolo “Bernie and Halsey discuss America”. I due criticano miliardari e diseguaglianze e invitano a votare per Biden. Forse farà altre cose con una delle sue migliori intervistatrici, la rapper Cardi B.

Sanders è attivissimo nonostante la cafonaggine strumentale di Biden, che ogni due per tre dichiara «ho battuto il socialista».

E lavora per convincere i più giovani ad andare a votare. Nella fascia d’età tra i 18 e i 29, solo un terzo è fan di Biden, e il 60 per cento ama Bernie. Una sua sostenitrice di diciannove anni ha creato un altro account Instagram, Settle for Biden, “Accontentati di Biden”, che è arrivato a un milione di seguaci.

E Bernie va in giro, per portare a votare, per restare rilevante dopo le elezioni. Continua a prevedere che Biden «sarà il presidente più progressista dopo Franklin Delano Roosevelt», e forse lo dice a se stesso, prima che ai giovani fan.

L’anniversario di Access Hollywood
Ieri si è anche festeggiato il quarto anniversario delle registrazioni di “Access Hollywood”. Nel 2016 fu diffuso un fuorionda di Trump, parlava col conduttore del programma e gli spiegava che per prendersi le donne le si doveva «grab by the pussy», agguantarle dalle zone erogeno-riproduttive, e tutti pensarono che Hillary Clinton avrebbe stravinto (stavolta è diverso, come si dice nelle relazioni disfunzionali; stavolta i sondaggi sugli stati in bilico danno Joe Biden in deciso vantaggio; ma poi c’è la soppressione del voto, la posta rallentata dai trumpiani, Putin di cui sopra; poi chissà).

Diventa intimidatore coi tutorial
Molti irriducibili col cappello MAGA guardano i nuovi video  che spiegano come diventare “poll watcher”, osservatore al seggio. Li ha fatti la campagna di Trump, che conta di avere 50 mila osservatori, soprattutto negli swing states o dove ci sono elezioni incerte.

Il loro compito sarebbe “prevenire irregolarità”.
In Nevada, il procuratore generale Aaron Ford sta cercando di prevenire i poll watchers. Dovranno firmare un modulo con cui si impegnano a non parlare con gli elettori.

Perché l’idea trumpiana di creare milizie di osservatori, secondo Ford, è «un invito all’intimidazione» partito dal presidente. In Pennsylvania c’è già un ricorso per vietare la presenza di poll watcher: Trump ha detto «brutte cose accadono a Philadelphia», e per i trumpiani è un invito ufficiale a farle succedere.

Rapitori in Michigan
Parlando di entusiasti. Sei uomini appartenenti a una milizia sono stati arrestati con l’accusa di aver progettato di rapire la governatrice democratica del Michigan. Attaccata da Trump per la troppa quarantena e le troppe mascherine; ora forse in trattative con i fratelli Coen per fare una serie sul suo anno tra pandemia, suprematisti e presidente.

Clamoroso in Mississippi
È lo Stato più povero, uno dei più razzisti, e dei più repubblicani. È anche lo Stato con la più alta percentuale di afroamericani, il 38 per cento della popolazione. Se saranno anche il 35 per cento degli elettori, potrebbero eleggere un senatore nero.

Il candidato è Mike Espy, ex deputato, segretario all’Agricoltura con Clinton (poi lobbista a Washington, ma non si dice). Qualche mese fa era senza speranze, col 28 per cento contro il 54 della senatrice repubblicana Cindy Hyde-Smith. Ora sono 40 e 41.

Nel frattempo c’è stato l’assassinio di George Floyd, le proteste di Black Lives Matter che hanno mobilitato i giovani afroamericani e molte donne bianche (Espy vince tra anche tra loro).

E la morte di Ruth Bader Ginsburg che ha portato decine di milioni di contributi elettorali ai democratici (ora Espy deve portare ai seggi cittadini scoraggiati a votare da tutta la vita, e non si sa come verrà fatto lo spoglio delle schede; ma lo stupore per il testa a testa in Mississippi rende i democratici ottimisti).

Tempi lunghi in Texas
Al Texas Tribune dicono: «Ci stiamo preparando alla stagione dei risultati elettorali». Non la notte del 3 novembre, non la settimana elettorale. La stagione. Per via dei decreti che rendono più difficile votare, delle infinite cause preparate da democratici e associazioni per i diritti civili, del testa a testa imprevisto Trump-Biden in uno stato repubblicanissimo per decenni complicano le elezioni texane.

Si prevedono spogli contestati e decine di ricorsi al giudice.

Il governatore Greg Abbott si sta distinguendo per misure degne del Sud anni Trenta. Probabilmente riuscirà a far vincere Trump e il senatore uscente John Cornyn. Ma è partito l’hashtag #TurnTexasBlue, e succederà prima o poi. Tra nuovi politici come i gemelli Castro e Beto O’Rourke, giovani ispanici che sono sempre di più, e californiani e gente dell’est che va in Texas, e non diventa trumpiana.

Florida Men, in lacrime
I sondaggi sono sempre favorevoli a Biden, ma sui sondaggi e sulla Florida non fa affidamento nessuno. Però quelli che hanno parenti anziani trasferiti in Florida raccontano che stavolta votano Biden, e votano in anticipo (non vuol dire niente, trattandosi di schede della Florida, chiedere ad Al Gore).

Intanto Brad Parscale, l’ex campaign manager di Trump ora indagato per appropriazione di decine di milioni e arrestato in shorts e birra per aver dato di matto, si è confidato con i poliziotti. Secondo il Daily Mail, Parscale si è messo a piangere in commissariato, raccontando che la moglie non lo voleva più.

«Non posso accettare che non faccia sesso con me», ha singhiozzato con una poliziotta (il Mail ha ottenuto le registrazioni delle bodycam che indossano gli agenti). «Non posso accettarlo. Mai, da mesi. E continuo a chiederglielo» (non nel modo più garbato, dieci giorni fa la moglie Candace era scappata in bikini dalla casa di Fort Lauderdale ed era stata soccorsa da un agente immobiliare).

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta