Da oggi i lockdownDati vecchi, casi non tracciati: e ora le Regioni potrebbero cambiare colore

Ecco perché, grazie ai numeri incompleti, alcune aree sono finite in zona gialla. Atteso per oggi il monitoraggio sulla diffusione del Covid riferito alla settimana dal 26 ottobre al 1 novembre, che potrebbe cambiare le carte

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

La cabina di regia del ministero della Salute tornerà a riunirsi questa mattina. E nel pomeriggio pubblicherà il monitoraggio settimanale della diffusione del Covid-19 riferito alla settimana dal 26 ottobre al 1 novembre.

Il passaggio delle Regioni dall’area gialla all’arancione, e da questa alla rossa, cioè dalla zona di minor rischio a quella a più critica, potrebbe avvenire già nei prossimi giorni. Col nuovo report aggiornato di Istituto superiore di sanità e ministero della Salute arriverà un’altra valutazione del rischio, dati più freschi e se il quadro della diffusione del virus è mutato sarà inevitabile rivedere l‘assegnazione delle zone di rischio contestata da diversi governatori. «Se nella prossima cabina di regia ci fossero situazioni diverse, altre Regioni potrebbero diventare rosse», ha già detto il direttore Prevenzione del Ministero della Salute, Gianni Rezza. Servirà poi l’ordinanza ministeriale. Ma se ci saranno situazioni mutate sarà subito evidente.

Le regioni maggiormente indiziate di passare dalla zona gialla, per la quale sono previste misure meno pesanti, a quella arancione sono Veneto, Liguria e Campania. Il monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità, utilizzato dal governo per adottare le nuove misure di limitazione, si riferisce a molti giorni fa, cioè alla settimana tra il 19 e il 25 ottobre.

Il Veneto è tra le regioni “gialle” con riserva. Così come la Liguria non è diventata già zona “arancione” perché i dati non sono completi. «Considerando l’imminente rivalutazione del rischio su dati aggiornati alla settimana 26 ottobre-1 novembre 2020», è scritto nell’ultimo verbale della Cabina di Regia, come riporta Repubblica, «si ritiene di attenzionare in particolare queste Regioni per una definizione aggiornata e puntuale del livello di rischio». Se i dati saranno peggiori scatterà il salto di livello.

Per quanto riguarda la Campania, molti si sono sorpresi di non trovarla tra le Regioni arancioni, visto che nelle ultime settimane ha avuto svariati problemi, con una grande crescita della diffusione del virus e ospedali in difficoltà. Pure in questo caso a breve potrebbero esserci delle novità, anche perché nel monitoraggio viene a richiamata per l’invio di molti dati incompleti, in particolare sui ricoveri. Ieri Rezza ha spiegato che «la Campania ha molti casi ma l’Rt è molto più basso rispetto a quello di Lombardia o Calabria. Gli interventi decisi con ordinanze regionali potrebbero aver avuto un certo effetto sulla trasmissione».

Altra regione che potrebbe ritrovarsi in un’area di rischio diversa da quella che gli è stata assegnata è l’Umbria. E lo stesso destino potrebbe subire la Provincia autonoma di Bolzano, dove i casi di contagio continuano a salire. 

«Il sistema non è così rigido, c’è la possibilità di fare zone rosse anche in una regione che non è rossa», ha spiegato Rezza, «così come il ministro della Salute in accordo col presidente della Regione può esentare una zona dal livello di allerta del resto del territorio».

E si può anche scendere verso aree meno critiche, ma solo dopo due settimane. E questo potrebbe essere il caso della Calabria, collocata in zona rossa tra le proteste di piazza. E il il presidente facente funzioni della Regione, Nino Spirlì che ha annunciato di voler impugnare l’ordinanza del ministro Speranza.

 

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