Minha casa é sua casaLe nuove politiche abitative del Portogallo per frenare l’avanzata di Airbnb

Lisbona è la città con il maggior numero di camere affittate sulla piattaforma online in rapporto alla popolazione: solo nel 2018 erano ben 20 mila gli annunci. La pandemia ha accelerato i provvedimenti del premier Antonio Costa, che deve fare i conti con una popolazione abituata al turismo di massa e alla pratica dell’home sharing

Una casa per tutti. Il Covid ha accelerato le politiche abitative in tutta Europa: già prima della pandemia diverse città, da Berlino a Barcellona a Venezia, avevano cominciato ad immaginare un destino diverso per i loro centri. Un futuro diventato presente, con l’assenza dei turisti che ha costretto a ripensare lo sviluppo della città. Molte amministrazioni si sono così date da fare e gli esempi non mancano, come l’equo canone per gli affitti in Germania o la richiesta della giunta catalana guidata dalla sindaca Ada Colau ai proprietari di case sfitte di reimmetterle nel mercato immobiliare, pena l’esproprio. A trarne il maggiore vantaggio sono stati gli abitanti dei centri, un tempo costretti ad andare via a causa del fenomeno turistico di massa e oggi tutelati. 

Non fanno eccezione il Portogallo e la sua capitale, Lisbona. Negli ultimi anni le strade quasi labirintiche dell’Alfama, la Torre di Belem e la Plaza do Comércio erano finite al centro degli itinerari più battuti dal turismo internazionale: nel solo 2018 i turisti in città sono stati 4,5 milioni, un numero superiore agli appena 500 mila di abitanti della capitale portoghese (che diventano 3 milioni se contiamo anche quelli presenti nell’area metropolitana).

Un boom che ha investito un intero Paese, costringendolo a rivedere le politiche liberali di inizio decennio. «Lisbona è forse la città con il maggior numero di camere affittate da Airbnb in rapporto alla popolazione», dichiara a Linkiesta Simone Tulumello, ricercatore di studi urbani presso l’università di Lisbona. «Negli ultimi anni la città ha visto un enorme flusso di investimenti, soprattutto immobiliari, grazie alla politica di visti d’oro del 2012, che permettevano a tutti coloro che investivano almeno 500 mila euro nell’acquisto o 350 mila nella ristrutturazione di edifici di ottenere la residenza portoghese».

Una scelta controversa in questi anni di austerità, segnati dal salvataggio internazionale da 78 miliardi di euro del Paese nel 2011, a cui se n’è aggiunta un’altra. «La crescita incontrollata di Airbnb è stata possibile grazie alla politica di alojamento local che ha liberalizzato in maniera incontrollata il mercato degli affitti brevi, reso fiscalmente più conveniente rispetto a un normale affitto». Il mercato immobiliare ne è uscito stravolto: è molto probabile che il censimento del 2021 certifichi come molte di quelle 50 mila case sfitte del 2011, su un totale di oltre 322 mila, siano passate in questo decennio al mercato turistico.

Nel corso di questi anni molti proprietari di camere o appartamenti hanno scelto di passare dal mercato degli affitti a quello turistico quasi come se nulla fosse: non è un caso se nel 2018 la stessa Airbnb contasse ben 20 mila annunci di affitti nella sola Lisbona. Un numero altissimo, che ha portato negli anni a una crescita sia dei prezzi degli immobili, saliti del 60% negli ultimi 3 anni. Lo stesso per gli affitti, quasi raddoppiati negli ultimi 5 anni. Nel vocabolario portoghese è così entrata di prepotenza la parola terramotourism, che mette sullo stesso piano i turisti con il terremoto che distrusse il centro cittadino nel 1755. «La questione della casa è così diventata un problema politico a tutti i livelli, con le associazioni che chiedevano un intervento al governo e alle amministrazioni per frenare quest’ondata».

E l’intervento alla fine è giunto. «Per aiutare i più poveri il governo di Antonio Costa aveva già approvato nel 2019 un provvedimento sull’alloggio base, una legge quadro all’interno della quale hanno trovato più concreta attuazione programmi più specifici, come la Nova Geracao de Politicas de Habitacao o il Primeiro direito habitacao, che cercavano di dare un tetto a tutte quelle famiglie in difficoltà perché sfrattate dai centri dove governava Airbnb o perché ancora costrette a vivere in baracche alle periferie di città come Lisbona o Oporto».

Per la classe media ci hanno invece pensato le amministrazioni cittadine. «Le politiche Renda segura lisbonese o il suo equivalente Porto com Sentido hanno tentato di assicurare una casa a piccole famiglie o professionisti che magari in passato sarebbero stati costretti a spostarsi fuori città a causa degli affitti troppo alti». La scelta del sindaco di Lisbona Fernando Medina ha infatti permesso a molti proprietari di case sfitte a causa dell’assenza di turisti di avere una seconda possibilità che in molti però non stanno sfruttando. «La scelta di affittare queste case per 5 anni a 1/3 del reddito degli affittuari non convince ancora molti. Probabilmente le argomentazioni di molti agenti immobiliari, che stanno convincendo ad aspettare ad accettare 500/600 euro di affitto pena la perdita della licenza Airbnb, sta funzionando».

Lo dimostrano anche i numeri: l’amministrazione puntava a ottenere mille case da subaffittare ma al primo bando per 330 abitazioni hanno partecipato appena 177, di cui 45 in precedenza utilizzate da Airbnb. Non si hanno ancora notizie invece del secondo bando, scaduto a fine ottobre. «Stavolta è probabile che ci siano più case: sarebbe nell’interesse di molti proprietari di abitazioni in quartieri come l’Alfama o la Morelia, che ormai sono diventati a netta vocazione turistica». 

La scelta dell’amministrazione di Medina lascia un po’ perplessi. «Perché dare dei soldi pubblici a proprietari che sarebbero stati costretti ad affittare per periodi più lunghi e a prezzi più bassi le loro case, vista l’assenza di turisti? Si poteva anche optare per una scelta diversa, che incentivasse a livello fiscale gli affitti più lunghi e penalizzasse quelli più brevi, che avrebbe lo stesso colpito Airbnb. Questa rischia di essere solo una politica di sussidio». Il governo portoghese «dovrebbe prendere esempio dal modello danese e svedese, dove le politiche abitative sono gestite in maniera complessiva. Qui purtroppo si fa troppo affidamento a programmi spesso slegati tra di loro».

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