Next Generation EuSanità, la battaglia tra i ministri per aumentare i 9 miliardi previsti nel piano

Dopo le critiche arrivate da Speranza, il Tesoro prova a trovare più fondi limando altre voci del Recovery Plan. Ma i Cinque Stelle Patuanelli e Fraccaro hanno fatto il pieno, scrive il Corriere. E questo finisce per dare più argomenti a chi, dal Pd a Italia Viva, vorrebbe che il governo chiedesse all’Europa i 36 miliardi del Mes sanitario

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Ma si possono destinare solo 9 dei 209 miliardi del programma Next Generation Eu alla sanità, proprio mentre si combatte una pandemia? Se lo chiedono in tanti dopo aver visto la divisione dei capitoli di spesa del Recovery Plan italiano. Se lo è chiesto stizzito il ministro della Salute Roberto Speranza. E pure Matteo Renzi, nel suo j’accuse al Senato contro il premier Giuseppe Conte.

Ed ecco che su questa cifra, come racconta il Corriere, si è aperta una battaglia nel governo per aumentare le risorse destinate alla sanità all’interno del piano nazionale di rilancio e resilienza.

«Ci possono essere aggiustamenti quando si definiranno i singoli progetti, ma i saldi assegnati a ognuno dei sei capitoli del Pnrr sono quelli. E se si volessero dare più soldi alla sanità bisognerebbe toglierli ad altri settori», spiegano i tecnici che provano a far quadrare i conti del piano che dovrebbe essere approvato nella prossima riunione del consiglio dei ministri e poi dal Parlamento e quindi inviato a Bruxelles.

Speranza ha protestato perché il piano prevede solo 9 miliardi per la salute mentre lui aveva presentato proposte per almeno 25 miliardi. Con lui protesta il suo partito, LeU, ma anche Italia Viva, i sindacati e le opposizioni, a partire dalla Lega, che con Matteo Salvini sottolinea come la sanità risulti alla fine la voce con meno risorse di tutte.

Speranza – spiega il Corriere – è rimasto schiacciato dal Movimento 5 Stelle, che è riuscito a fare il pieno di risorse sui capitoli cui tiene di più, anche per via dei paletti imposti da Bruxelles, che chiede di destinare il 37% delle risorse alla transizione verde e il 20% al digitale.

Ma ad agire per accaparrarsi più fondi sono stati due pesi massimi del Movimento: il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, che è uno dei due che dovrebbe entrare nella cabina di regia del Pnnr (l’altro è il titolare dell’Economia Roberto Gualtieri); e il potente sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro. I due hanno puntato i piedi sulle rispettive creazioni, il piano «Transizione 4.0» e il Superbonus del 110%, ottenendo le risorse necessarie.

Nel capitolo Digitalizzazione, 35,5 miliardi sono previsti alla voce «Innovazione, competitività, digitalizzazione 4.0 e internazionalizzazione» delle imprese. E nel capitolo Rivoluzione verde altri 40,1 miliardi sono destinati alla «Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici». Due voci che insieme assorbono 75,6 miliardi, più di un terzo del piano.

Queste due voci in teoria potrebbero subire una limatura per recuperare qualche soldo per la sanità. Ma difficilmente ci saranno cambiamenti. Eppure, aver penalizzato la sanità finisce per dare più argomenti a chi, dal Partito democratico a Italia Viva, vorrebbe che il governo chiedesse all’Europa i 36 miliardi del Mes sanitario. Non a caso la risoluzione passata ieri in Parlamento sulla riforma del Fondo Salva Stati non esclude questa possibilità. Con buona pace dei Cinque Stelle.

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