Il piano del ViminaleLe elezioni nelle grandi città potrebbero slittare a settembre

Nessun partito della maggioranza si oppone a un eventuale rinvio. Ma tutti chiedono di decidere in fretta. Resta il problema delle regionali in Calabria, già rinviate all’11 aprile. Ma potrebbero essere rimandate di nuovo per ragioni di sicurezza

Foto Donato Fasano - LaPresse

Il virus continua a correre e il piano di vaccinazioni non decolla affatto. Per questo comincia a diventare reale nel governo l’ipotesi di far slittare in avanti le amministrative nelle grandi città previste per giugno, come spiega Repubblica. Ed esisterebbe già una data segnata in rosso sul calendario: domenica 19 settembre.

Formalmente, nessun partito chiederà il rinvio. Ma se il governo dovesse proporre uno slittamento di tre mesi per ragioni di sicurezza, i partiti non si opporranno. E anzi, daranno via libera, come già successo lo scorso autunno. Qualche resistenza potrebbe giusto arrivare da Fratelli d’Italia, ma è stata messa in conto.

Il tema del posticipo nei 1.287 comuni chiamati al voto nella tarda primavera è stato posto dalla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese nel primo consiglio dei ministri del governo Draghi. Il leghista Giorgetti e il democratico Guerini hanno chiesto però che se si sceglie di rimandare, lo si deve fare subito «per rispetto degli amministratori locali».

La decisione va presa entro il 15 aprile, data ultima per indire i comizi elettorali o, viceversa, per firmare il decreto per aprire una finestra supplementare dopo l’estate.

L’altro problema però si pone per la Calabria, dove le regionali – dopo la morte della governatrice Jole Santelli – sono state già spostate dal 14 febbraio all’11 aprile. Rimandare una seconda volta, per gli esperti del Viminale, sarebbe complicato. Dunque, va trovata presto una soluzione, alla luce sia degli ultimi dati sulla diffusione del virus, sia di un piano vaccinale che in Calabria procede più a rilento che altrove.

Lamorgese ha messo sul tavolo l’ipotesi di procrastinare tutte le elezioni previste da qui a giugno. I partiti sarebbero d’accordo. Anche perché potrebbero colmare il ritardo accumulato sulla scelta dei candidati sindaci, specie nelle grandi città, ancora da individuare. Salvo rare eccezioni, come Beppe Sala a Milano.

E poi ci sarebbe pure una questione squisitamente politica: la tornata elettorale nei grandi comuni si annuncia agguerrita e i partiti che stanno insieme al governo si troverebbero a far campagna l’un contro l’altro proprio nelle settimane in cui il governo Draghi avrebbe bisogno del massimo di coesione e stabilità.

Spetta all’esecutivo fare la prima mossa. Però bisogna decidere in fretta, chiedono Lega e Forza Italia. Apertamente favorevole al rinvio solo Italia Viva: «Noi siamo favorevoli a rimandare le amministrative: adesso non è momento di code ai seggi, la priorità è il piano vaccinale e l’uscita dall’emergenza Covid».