I nuovi divietiFontana propone: «Meglio dare un po’ di libertà controllata che regole rigide che vengono violate»

Il presidente della Regione Lombardia a Repubblica spiega la necessità di prendere provvedimenti mirati per circoscrivere i focolai. Ipotesi Brescia zona arancione. E sulla apertura serale dei ristoranti dice: molto meglio quattro persone che cenano sedute distanziate che non gli assembramenti davanti ai bar o le riunioni in casa in ventiquattro

Foto LaPresse - Claudio Furlan

«Non è mai stata mia abitudine entrare nel merito delle scelte di carattere sanitario del governo. Che siamo ancora davanti a una situazione seria mi sembra evidente». Così il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana commenta in un’intervista a Repubblica la prima decisione del governo Draghi sulla conferma del blocco dei trasferimenti tra regioni (con l’aggiunta del divieto di ricevere gli amici in zona rossa).

«Lo ripeto da mesi», dice. «Rischiamo di essere sempre più vittime del virus. Continuiamo ad inseguirlo invece di cercare di anticiparlo. Ci sono alcuni comportamenti inaccettabili che ormai abbiamo capito che favoriscono il contagio. È giusto porre dei limiti generalizzati su quei comportamenti. Mentre si devono prendere provvedimenti mirati solo per circoscrivere alcuni focolai particolari».

Ad esempio: «La Lombardia ora è in zona gialla e ci sono comunque delle limitazioni. Se esistono altre zone in cui l’andamento del contagio è preoccupante è giusto che si sappia in anticipo ogni settimana cosa si potrà fare».

Quanto all’apertura serale dei ristoranti chiesta più volte da Matteo Salvini dice: «Non c’è nulla di male se si rispettano le regole e tutte le linee di condotta. Molto meglio quattro persone che cenano al ristorante sedute a un tavolo distanziate, che gli assembramenti che abbiamo visto domenica davanti allo stadio di San Siro o la sera fuori dai bar. La gente comincia a essere esasperata. E poi finisce che magari a tavola a casa si trovano in ventiquattro. Meglio dare un po’ di libertà controllata che regole rigide che vengono violate senza che nessuno intervenga».

Sui dati preoccupanti che arrivano da Brescia, si è ipotizzata l’istituzione della zona arancione nella provincia. «Nella lettera che ho inviato ieri al ministero della Salute ho fatto due ipotesi: l’istituzione della zona arancione in tutta la provincia di Brescia con la chiusura delle scuole o in alternativa alcuni interventi localizzati in alcuni Comuni dove i dati sono più brutti.», spiega Fontana. «La decisione la prenderò quando riceverò la risposta dei tecnici da Roma. Stiamo affrontando una fase nuova. Ed è necessario avere la massima condivisione. Stiamo valutando quale decisione prendere in base all’andamento delle varianti e su dati sostanziali».

Un anno fa la Regione non ha istituito la zona rossa ad Alzano Lombardo e a Nembro. La scorsa settimana, invece, Fontana ha firmato un’ordinanza che ha messo in fascia rossa Bollate e altri tre Comuni. «Le zone e le fasce sono due cose diverse», spiega il presidente della Lombardia. «Io non potevo e non posso ancora oggi prendere provvedimenti che limitino la possibilità di uscire da un Comune e che facciano intervenire la polizia con i posti di blocco. Con i nuovi Dpcm le Regioni possono intervenire con restrizioni nelle zone che vengono ritenute più pericolose, ma senza limitare la libertà di movimento delle persone».

Sui vaccini e il piano di Guido Bertolaso, che ha annunciato la vaccinazione di 6,6 milioni di lombardi entro fine giugno, dice: «Se arriveranno i vaccini, è possibile finire in tempo. Stiamo procedendo a scartamento ridotto perché avremmo bisogno di più dosi. Comunque continuano a dirci che ad aprile i vaccini arriveranno». E spiega: «Visto che stanno emergendo delle varianti mi auguro che anche le imprese farmaceutiche lombarde producano il vaccino. Serve che il governo le sostenga».

Fontana racconta che, come in Veneto, «anche qui si è fatto vivo un mediatore, ma mi sono comportato come Zaia e ho avvertito Arcuri».

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