Le piste da sci restano chiuseCrisanti dice che contro le varianti del virus servono «lockdown stile Codogno»

Il virologo spiega che «va chiuso tutto e va lanciato un programma nazionale di monitoraggio delle varianti». D’accordo con la richiesta di Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, che sul Messaggero torna a chiede una chiusura generalizzata per un mese

Foto Claudio Furlan - LaPresse

Il primo a chiederlo è stato Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza: «Serve un lockdown vero per un mese», ripete oggi in un‘intervista al Messaggero, chiedendo che il governo lo ascolti. E la stessa richiesta arriva dal virologo Andrea Crisanti che, intervistato dalla Stampa, dice che la zona rossa non basta, ma che servono lockdown mirati come la Codogno di un anno fa.

Gli scienziati sono tutti contrari alla riapertura di oggi degli impianti di sci, rinviata al 5 marzo meno di 24 ore prima, cosa che ha fatto infuriare gli imprenditori. E tutti preoccupati per la diffusione delle varianti del Covid-19.

«Il 20% dei contagiati presenta la variante inglese e la percentuale è destinata ad aumentare. Bisognava fare il lockdown a dicembre, prevenendo tutto questo, mentre ora siamo nei guai», spiega Andrea Crisanti. Come se ne esce? «Con un lockdown duro subito per evitare che la variante inglese diventi prevalente e per impedire che abbia effetti devastanti come in Inghilterra, Portogallo e Israele».

Quindi niente sci, zone gialle, ristoranti aperti e mobilità tra regioni allora. «E neanche zone arancioni, va chiuso tutto e va lanciato un programma nazionale di monitoraggio delle varianti», dice il virologo. E «dove si trovano le varianti brasiliana e sudafricana servono lockdown stile Codogno, non le zone rosse che sono troppo morbide».

In ogni caso, «il rischio attuale è la diffusione della variante inglese, che se non si ferma subito aumenterà di molto la circolazione del virus e di conseguenza il rischio ulteriore di altre varianti, tra cui alcune che potrebbero resistere ai vaccini».

La previsione dello scienziato è che «se va come all’estero ci sarà un’impennata importante a fine febbraio». Per questo – spiega –  «la Germania continua il lockdown, la Francia pure, l’Inghilterra anche, solo noi pensiamo a sciare e a mangiar fuori. Tutti vogliamo una vita normale, ma non si realizza se non si controlla la pandemia».

Sul piano vaccinazione, Crisanti dice: «Sarò distratto, ma ho scoperto solo ieri delle strutture con la primula: uno spreco di soldi pubblici, mentre bisogna organizzare scuole, cinema, teatri e palestre». Il problema è sia il rifornimento sia l’organizzazione: «Evidentemente le case farmaceutiche si sono trovate di fronte a una richiesta senza precedenti. In più, l’organizzazione va a rilento».

E sui presidenti di Regione che vogliono approvvigionarsi da soli dei vaccini, dice: «È grave che dei rappresentanti delle istituzioni si muovano in questo modo, rendendosi disponibili a pagare di più con un danno collettivo». E lo Sputnik V, quello russo, deve essere prima approvato dall’Ema: «Oltre che non verificato sarebbe illegale, come al momento quello cinese. Mi sorprendo che ci siano presidenti di Regione che non lo comprendano: chiamasi demagogia».

Sulla conferma di Roberto Speranza al ministero della Salute, dice: «Credo sia stato giusto confermare Speranza, perché conosce le carte. Però conta molto chi lo consiglia e lì forse qualcosa va cambiato. Non può rimanere tutto com’è». Crisanti spiega che non si riferisce a Walter Ricciardi: «Mi riferisco ai tecnici del ministero e al Cts, che sono più ascoltati di lui. Le politiche adottate fin qui sono state sempre di rincorsa al virus, mentre è venuto il momento di anticiparlo».

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