L’esordio al Consiglio UeIl piano vaccini europeo non va: Draghi propone una dose per tutti

Il presidente del Consiglio ha spronato i leader europei ad accelerare sulle somministrazioni, adottando una linea dura con le aziende che non rispettano le consegne e valutando anche la possibilità di comprare le fiale fuori dal continente

Foto Ettore Ferrari/POOL Ansa/LaPresse

È stato un esordio duro e deciso, ma senza alzare mai la voce, quello di Mario Draghi al suo primo Consiglio europeo come capo del governo italiano. Di fronte ai leader Ue, il presidente del Consiglio ha smontato pezzo per pezzo la strategia seguita fin qui dalla Commissione sulla campagna di vaccinazione. E alla presidente Ursula von der Leyen ha indicato la necessità di accelerare, perché senza una svolta l’Unione non riuscirà a superare la pandemia.

L’invito è a procedere «molto, molto più veloci nella campagna di vaccinazione», sollecitando anche la possibilità di valutare insieme se è possibile reperire vaccini fuori dal Continente. Serve velocità nel contenimento del virus – ha detto Draghi – ma anche un cambio di passo nella somministrazione del vaccino. E ha indicato il metodo di una prima dose per tutti, sul modello del premier britannico Boris Johnson. Aggiungendo poi che bisogna costringere le case farmaceutiche a rispettare gli impegni sulle consegne, anche ipotizzando il blocco dell’export.

Durante il vertice non sono mancati i momenti di attrito con von der Leyen. Quando la presidente ha mostrato le slide delle potenziali consegne, il premier ha fatto notare che potrebbero non bastare: «Non sono rassicuranti, perché non danno certezze», ha detto. Ma davanti alla proposta di Draghi di un pugno di ferro sull’export, la risposta è stata che la strada potrebbe rivelarsi un vicolo cieco a causa dei contratti. Quei contratti che Draghi vorrebbe invece monitorare passo passo, cercando di costringere i colossi del farmaco a rispettare gli impegni assunti.

Ma il punto su cui Draghi si è spinto più avanti è quello della prima dose per tutti, senza attendere la seconda. Non è quello che per il momento prescrivono i protocolli internazionali, però nel Regno Unito sembra funzionare. La situazione richiede anche qualche mossa coraggiosa, così ha detto, soprattutto se supportata dai recenti studi scientifici.

Preceduta da due telefonate con Angela Merkel e con Emmanuel Macron, e da molteplici contatti con le istituzioni comunitarie, la partecipazione di Draghi al Consiglio si è articolata su più punti e suggerimenti. «Le aziende che non rispettano gli impegni non dovrebbero essere scusate», è stato il commento lapidario del premier, che ha anche invitato a riflettere sulla possibilità di cambiare i contratti in essere.

Sullo sforzo in atto da parte della Commissione per arrivare ad avere dei vaccini interamente europei, Draghi ha detto di condividere l’obiettivo ma ha fatto anche notare anche come ci vorranno mesi per ottenere risultati significativi. E l’Unione non ha tempo. Ecco perché ha chiesto di esplorare opzioni per acquistare altri vaccini al di fuori dell’Unione europea.

E infine ha chiesto cautela prima di lanciare progetti troppo ambiziosi di donazioni e distribuzione dei vaccini a Paesi terzi. Draghi condivide le ragioni etiche e geopolitiche di un piano come il Covax, lo strumento per l’accesso globale ai vaccini anti Covid, ma crede che in Europa siamo ancora troppo indietro con le campagne nazionali e quindi bisogna prima accertarsi di accelerare sulle dosi per i cittadini europei e poi si penserà a progetti più ambiziosi.

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