Effetto DraghiSecondo Gentiloni, l’Italia «virtuosa» ora può anche spostare gli equilibri in Europa

Il commissario Ue agli Affari economici alla Stampa spiega che «mentre gestiamo l’emergenza dobbiamo cominciare a pensare anche a come si finanziano l’idrogeno pulito o i semiconduttori». È il cosiddetto «debito buono» di cui ha parlato l’ex presidente della Bce

(Stephanie Lecocq, Pool via AP)

Con il governo Draghi «l’Italia può diventare protagonista della rinascita europea», giocando «un ruolo decisivo nell’Unione». Lo dice il commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni in un’intervista alla Stampa. Dopo le «sbandate» degli ultimi tre anni, soprattutto quelle del Conte gialloverde, Gentiloni vede «un’Italia più virtuosa», più attenta agli investimenti per la crescita, alla stabilità finanziaria, alla gestione del debito, al controllo degli sprechi. Ma mentre gestiamo l’emergenza e pensiamo ai ristori, ora bisogna cominciare a pensare anche agli investimenti.

Anche perché in Europa, spiega Gentiloni, «è cambiato molto»: «Solo tra due anni l’Europa tornerà ai livelli del 2019, ma con un tasso di crescita medio del Pil inferiore di 4 punti rispetto a quello che ci aspettavamo. È come se l’economia del Continente si fosse fermata del tutto per due-tre anni. In queste condizioni, sia la Commissione Ue che la Bce dicono che dobbiamo stare molto attenti: ritirare troppo presto le misure di sostegno è più pericoloso che ritirarle troppo tardi». Si tratta, ora, «di evitare gli errori fatti nella crisi del 2008 e di non tarpare le ali alla ripresa, ma anche di rendere i nostri piani di sostegno più mirati agli investimenti innovativi e di non sprecare un euro su attività improduttive, soprattutto nei Paesi a più alto debito come l’Italia».

L’idea di Gentiloni è questa: «Nelle prossime settimane decideremo se e come prolungare il congelamento del Patto di Stabilità, mentre nei prossimi mesi avvieremo una riflessione cruciale su come ricalibrarlo sui nuovi obiettivi strategici europei. Se negli Anni Dieci il dogma è stato la stabilità finanziaria, negli Anni Venti il nuovo dogma deve diventare la crescita sostenibile». E per passare da un dogma all’altro, l’Italia avrà un «ruolo decisivo»: «Un’Italia finalmente virtuosa può spostare gli equilibri interni all’Unione». Significa «un’Italia più concentrata sulle riforme strutturali per una crescita sostenibile e meno disattenta alla dinamica del debito, all’instabilità finanziaria, allo spreco di denaro pubblico».

E l’effetto Draghi conterà molto: «L’azione del suo governo, che va esattamente in questa direzione, è fondamentale perché ricrea fiducia nel Paese e aiuta a superare le eventuali resistenze degli altri Stati membri sui meccanismi di riforma del Patto di Stabilità».

Gentiloni ammette che con il governo gialloverde c’erano state delle «sbandate» rispetto al posizionamento europeista dell’Italia. Ma «dopo l’insediamento di Draghi e il suo discorso programmatico, il nuovo governo ha ora le carte in regola non solo per farsi accettare, ma anche per farsi valere in Europa. È una differenza notevole».

E questo cambierà anche la percezione dell’Europa in Italia: «Anche noi, in Italia, dobbiamo renderci conto che questo è un grande momento. Parlo di coloro che per decenni si sono abituati a subire l’Europa come una matrigna corrucciata attenta solo ai decimali e il cosiddetto “vincolo esterno” come un incubo, una gabbia, una camicia di forza. Ora, per la prima volta dopo 15 anni, l’Europa del Recovery Plan diventa anche per i più scettici un motore per lo sviluppo e un asset per l’Italia».

Sul Recovery Plan italiano, però, «restano ancora parecchi passi avanti da fare, sia sugli impegni di riforma sia sulle procedure di attuazione. Il tempo stringe, ma anche in questo caso il governo Draghi ha il profilo giusto e una base parlamentare adeguata a compiere questi sforzi ulteriori». Quanto alla governance, «la scelta del Mef è razionale e facilita il lavoro di Bruxelles. Già da questa settimana riprenderemo i contatti tecnici con Roma: ci aspettiamo versioni via via più avanzate del Piano. Teniamo conto che nessun Paese ha ancora presentato versioni definitive, e che l’Italia è uno dei 20 Stati membri su 27 che hanno proposto bozze provvisorie».

Se tutto va come dovrà andare, il primo finanziamento del 13% dei fondi e l’erogazione della prima tranche arriveranno per l’estate. «Sarà un impegno duro, ma ne vale la pena sotto tutti i punti di vista», dice Gentiloni.

Le politiche italiane però dovranno tenere conto sempre del debito crescente: «Il livello del debito nella media Ue è pari al 102% del Pil. L’Italia è al 160. Vuol dire che occorreranno politiche di sostegno all’economia che non si traducano in debito permanente». Vuol dire che «mentre gestiamo l’emergenza dobbiamo cominciare a pensare anche a come si finanziano l’idrogeno pulito o i semiconduttori». È il cosiddetto «debito buono» di cui ha parlato Draghi: «Il debito buono è quello che cura le ferite storiche del Paese e alimenta la crescita sostenibile. Tutto il resto non serve più».

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