Da contadini a ristoratoriIl Covid trasforma i coltivatori in produttori di pasta a km0

Fabrizio Cremonini e Damiano Zanotti, ultimi rappresentanti di una famiglia che da tre generazioni cura i campi con frumento Senatore Cappelli, durante il lockdown hanno realizzato un sogno che tenevano nel cassetto da tempo: passare dall’agricoltura alla produzione

Da coltivatori di campi di grano e ristoratori a produttori di pasta. La pandemia di Covid-19 ha permesso a due cugini romani, Fabrizio Cremonini e Damiano Zanotti, di fare di necessità virtù. E questa necessità ha una filiera completamente sostenibile perché, spiegano: «Oggi proprio il coronavirus sta imponendo, anche nei consumi alimentari, una ricetta nuova ma con radici antiche, fatta di innovazione e mondo green che si associano».
Fabrizio e Damiano vivono e lavorano nell’agro romano e proprio qui hanno scelto di creare la loro filiera di produzione. Prima del Covid si dividevano tra la gestione di un ristorante e la coltivazione di circa 40 ettari. «Curiamo campi con frumento Senatore Cappelli e grani antichi che coltiviamo secondo le regole dell’agricoltura integrata – dicono i due, componenti di una famiglia di contadini da tre generazioni – la crisi Covid e il lockdown ci hanno spinto a realizzare un sogno che covavamo da tempo. Così, con un mulino del territorio, abbiano deciso di macinare a pietra il grano che raccoglievamo e abbiamo creato farine e la pasta “I contadini”. Poi, abbiamo voluto imprimere un percorso nuovo, scegliendo di chiudere la filiera proprio nel territorio della campagna attorno alla Capitale, raccontata nei secoli da poeti e scrittori».

 

 

Ma cosa vuol dire creare pasta sostenibile? «La sostenibilità non è solo nella produzione in campo, ma anche nel rispetto dei lavoratori e di tutti coloro i quali partecipano alla filiera – spiega Cremonini – Per un contadino vendere grano alle grandi aziende produttrici può trasformarsi in un’azione in perdita, e se dimentichiamo la filiera corta abbandoniamo tutti quei mulini che si trovano sui territori e che potrebbero essere valorizzati. Sappiamo di essere andati in controtendenza, speriamo che il mercato ci possa premiare per questo. Oggi un quintale di grano “tradizionale” lo vendiamo a 22 euro, una cifra così bassa che impone nuove scelte imprenditoriali».

 

 

Fabrizio e Damiano coltivano i loro ettari nelle campagne tra Roma, Pomezia, Ardea, Aprilia, in quella zona dove l’agro romano si incontra con l’agro pontino. «I terreni del Vulcano Laziale, sul quale sorgono i Castelli Romani, sono particolarmente ricchi di minerali – racconta Cremonini – Qui cresce bene il Senatore Cappelli, una particolare varietà di frumento che riesce a creare una pasta ‘locale’ insieme ad altri grani antichi che produciamo sempre qui sul territorio. L’agricoltura integrata ha un basso impatto ambientale e può essere uno dei percorsi di riconversione rurale per produrre più qualità». Oggi la pasta “I contadini” nasce in due formati: spaghettoni e rigatoni. «La scelta è caduta su questi due tipi di pasta per valorizzare i piatti tipici della cucina romana: siamo sostenibili anche quando valorizziamo la cultura che c’è nel territorio. Spaghettoni e rigatoni sono più scuri di quelli che si trovano nella Grande distribuzione organizzata anche perché maciniamo le farine a pietra e manteniamo tutte le proprietà del grano. È questo un pezzo della nostra sostenibilità», conclude Cremonini.

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