Post crisiMatteo Renzi dice che il governo Draghi durerà fino al 2023

Il leader di Italia Viva a Repubblica spiega che con l’ex presidente della Bce «è come se avessimo fatto un’assicurazione sulla vita. Ma sulla vita del Paese». Il Recovery Plan? Si può riscrivere in tre giorni, e «se dobbiamo spendere 200 miliardi di euro preferisco li spenda Draghi anziché Conte»

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

«È probabile che io sia il più impopolare del Paese, è improbabile che Conte sia il più popolare, ma è certo che Draghi sia il più competente. Va bene così». Matteo Renzi commenta in questo modo, in un’intervista a Repubblica, la svolta inaspettata impressa nella crisi di governo.

«A chi mi domanda perché la crisi rispondo semplice: se dobbiamo spendere 200 miliardi di euro preferisco li spenda Draghi anziché Conte. Poi il governo Draghi lo fa nascere il Parlamento su indicazione di Mattarella, non il sottoscritto. Io faccio il tifo e voto la fiducia», dice.

Sul tavolo di confronto saltato durante il mandato esplorativo affidato al presidente della Camera Roberto Fico dice: «Forse pensavano che potessero tacitarmi con qualche poltroncina di consolazione. Dopo tanti anni non hanno ancora capito che posso commettere tanti errori, ma se sono convinto di una battaglia vado fino in fondo. Ho detto: guardate che se andate al muro contro muro vi fate male voi. Penso solo che come dicevano i latini “ex malo bonum”. Dal negativo qualcosa di positivo arriva. E il governo Draghi sarà la salvezza dell’Italia: ha messo in sicurezza l’euro quasi dieci anni fa, metterà in sicurezza il Recovery Plan per i nostri figli».

La posizione di Italia Viva era questa, spiega: «Per me serviva cambiare sia sulla giustizia che sulla scuola che sulla gestione commissariale. I 5S hanno scelto di fare la resistenza su tutti e tre. Mi domando se i gruppi grillini fossero a conoscenza che non solo la linea era “O Conte o morte”, ma addirittura “O Bonafede Arcuri e Azzolina o morte”».

E poi, aggiunge, «la linea politica del Pd in questa crisi per me è inspiegabile. Potevano svolgere una funzione di mediazione, di equilibrio, di rilancio. Hanno scelto di appiattirsi sulla posizione “O Conte o voto”. Le vicende di questi giorni dimostrano che la politica non si fa con gli aut aut ma con una paziente opera di tessitura e dialogo». E ancora: «Qualcuno deve spiegare ai dem che non esiste solo il consenso per chi fa politica. Forse non crescerà il livello dei miei sondaggi ma sicuramente con Draghi crescerà il numero degli occupati».

Sulla maggioranza di un possibile governo Draghi, scommette: «Diamo tempo al tempo. E lasciamo lavorare il presidente incaricato. La maggioranza ci sarà». Governo tecnico o politico? «Io voterò la fiducia sia con ministri solo tecnici che con ministri politici», risponde Renzi.

Poi passa all’agenda del premier incaricato. «Il Recovery è uno scambio: ci danno soldi se facciamo riforme. Da questo punto di vista la leadership di Draghi è un’assoluta garanzia. È come se avessimo fatto un’assicurazione sulla vita. Ma sulla vita del Paese. Io ho frequentato i consessi internazionali: nessuno gode della stima di Mario, da Obama a Trump a Biden, dalla Merkel a Macron a Johnson. Ci saranno riforme, altrimenti non arriveranno le risorse europee».

Il piano di rilancio italiano va riscritto: con «una buona squadra» si fa «in tre giorni», dice Renzi. «Quello che è importante è evitare di spendere i soldi in micro-mance come quelle di molte misure della Legge di Bilancio e avere una visione strategica chiara».

Sul reddito di cittadinanza, deciderà Draghi, ma «prima si mandano a casa i responsabili del fallimento Anpal o Inps, meglio è».

La legislatura, conclude Renzi, «durerà fino al 2023». Intanto, «Italia Viva crescerà come punto di riferimento di chi non si allinea all’accordo Pd-M5S-Leu e di chi non vuole morire sovranista. Dal punto di vista personale, invece, voglio rifiatare. Ho vissuto con molto dolore l’aggressione mediatica di queste settimane: l’odio e il pregiudizio non mi avevano mai fatto male come stavolta, devo confessarlo. Ma il fatto che a Palazzo Chigi stia per arrivare Draghi ci rinfranca per tutte le polemiche. Molti finalmente capiscono perché abbiamo fatto la crisi. Nonostante tutto, sì, ne valeva la pena».