Il sapore della rinunciaPreparativi per lʼApocalisse

Collassonauti, bunker nucleari e preppers sono casi estremi, ma è innegabile che negli ultimi mesi siamo andati tutti alla ricerca di un rifugio e per tanti la cucina è stata proprio questo, così come i manuali o un buon bicchiere di vino

Cibo non solo per lʼanima, ma anche come oggetto di rinuncia e sacrificio, o di dono disinteressato. In alternativa attenderemo il grande collasso provando ricette in cucina (con intelligenza) e scegliendo il vino giusto, cercando di comprendere meglio la grande questione dellʼannata.

Si astengano dalla lettura gli ansiosi: qui è dove parliamo di catastrofi, privazioni, flagelli, e di regimi di vita allʼinsegna della morigeratezza consumistica. Eppure lʼamore per il cibo e la tavola è opulenza, ventre pieno, grasso che cola, anche se cʼè qualcosa che stride nel parlare di gastronomia dando libero sfogo alla gola proprio mentre il collasso è di sotto, e ha appena suonato al citofono. Mai come negli ultimissimi anni scrivere di cibo si è trasformato da unʼattività intesa a coccolare lʼedonismo più esplicito, in una in cui emergono con crescente frequenza contributi sulla rinuncia o sul nostro rapporto conflittuale col cibo, che sia per motivi etici, sociali e ambientali, o per ragioni legate ai disturbi alimentari. Vale quindi la pena spendere un poʼ di tempo per leggere Le tribù del collasso di Alessio Giacometti, un longform pubblicato su Il Tascabile, perché certi passaggi gettano una luce stimolante sui primi due articoli condivisi qui sotto. Quasi che tra i “collassonauti” (spiegata veloce: «quegli individui che accettano la prospettiva della crisi ambientale in maniera razionale e consapevole, navigano nell’incertezza presente e provano a rimanere a galla, adeguando già da oggi le loro vite al collasso che sarà») e gli apologeti dellʼinversione di marcia consumistica ci possa essere un sottile filo che li tiene insieme. Per andare al nocciolo della questione, Arthur C. Brooks nella sua rubrica per The Atlantic intitolata How To Build a Life scrive a proposito di ciò che si guadagna con il sacrificio di alcune nostre abitudini, che in tempi di quaresima pasquale quasi sempre riguardano il versante alimentare del nostro quotidiano. Iona Brannon, invece, ha scritto per bon appétit un pezzo sui gruppi Buy Nothing, che si basano sul dono e lo scambio reciproco, anche di generi alimentari, e sui legami di comunità.

Tornando ai collassonauti, ai bunker nucleari e ai preppers, non cʼè dubbio che tra pandemia e lockdown vari e assortiti la cucina di casa sia diventata una sorta di rifugio. E come spiega Alicia Kennedy nella sua bellissima newsletter settimanale i ricettari possono esserci venuti in aiuto, a patto che ci abbiano insegnato qualcosa e non costretti a replicare pedissequamente certe istruzioni. È così che dovrebbe funzionare, il nostro rapporto con quei libroni unti.

Sicuramente anche il vino è diventato un rifugio. Prima si parlava di rinunce, di morigeratezza come chiave per affrontare le crisi ambientali, economiche e sociali alle porte, ma mentre tutto affonda è fortissimo lʼimpulso a lasciarsi andare a un ultimo slancio di edonismo. Con la bottiglia in mano sul ponte del Titanic mentre affonda. Eric Asimov sul New York Times scrive di come dovremmo considerare le annate nel vino: se dobbiamo affondare, scegliamolo almeno col piglio giusto.

Infine, ha fatto notizia lʼintervista di James Temple a Bill Gates sulla MIT Technology Review. Il fondatore di Microsoft in occasione dellʼuscita del suo nuovo libro How To Avoid a Climate Disaster ha detto più o meno che nelle nazioni ricche dovremmo tutti quanti mangiare solo più carne sintetica. Sulla rivista americana gli editori si sono premurati di aggiungere: «Gates is an investor either personally or through Breakthrough Energy Ventures in several of the companies he mentions below, including Beyond Meats, Carbon Engineering, Impossible Foods, Memphis Meats, and Pivot Bio. This interview has been edited for space and clarity». Mentre sulla stragrande maggioranza dei siti italiani non vi è alcuna traccia di questo appena visibile (sono evidentemente ironico) conflittone di interessi, che per correttezza di informazione andrebbe almeno citato. Alcuni esempi? Corriere della Sera, La Stampa, Il Fatto Quotidiano, ma anche greenMe, Italia a Tavola, Dissapore. Che poi, a voler rendere giustizia alla questione, bisognerebbe ricordare che tra gli estremi dellʼallevamento intensivo e della carne sintetica ci sarebbe lʼallevamento sostenibile. Ma si sa, siamo alle porte dellʼApocalisse, unʼepoca in cui è ritenuto più conveniente trovare la medicina giusta per trattare farmacologicamente ogni malattia, piuttosto che colpirne alla radice le cause ed evitare di ammalarsi.

What You Gain When You Give Things Up – The Atlantic, 18 febbraio

Le rinunce e i sacrifici, se fatti nel modo giusto, possono avere risvolti positivi per la nostra anima.

This Online Group Taught Me the Joy and Solidarity of Buying Nothing – bon appétit, 16 febbraio

Non comprare niente di nuovo, non consumare, scambiare, costruire legami, anche attraverso una cipolla coltivata nel proprio orto o un poʼ di lievito madre.

On Recipes – From the Desk of Alicia Kennedy, 15 febbraio

Come bisognerebbe approcciare i ricettari, spiegato bene (lo so, mi scuso con gli amici de Il Post per il “plagio”).

Bill Gates: Rich nations should shift entirely to synthetic beef – MIT Technology Review, 14 febbraio

Lʼintervista a uno degli uomini più ricchi del mondo sul suo nuovo libro, con un cenno sulla carne sintetica, di cui finanzia ricerca e sviluppo.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta

Linkiesta PaperIl nuovo numero quintuplo de Linkiesta Paper – ordinalo qui

In edicola a Milano e a Roma dal 4 marzo, oppure ordinabile qui, il nuovo super numero de Linkiesta Paper questa volta è composto di cinque dorsi: Linkiesta, Europea, Greenkiesta, Gastronomika e Il lavoro che verrà.

Con un inserto speciale su Alexei Navalny, un graphic novel di Giovanni Nardone, l’anticipazione del nuovo libro di Guia Soncini “L’era della suscettibilità” e la recensione di Luca Bizzarri.

Linkiesta Paper, 32 pagine, è stato disegnato da Giovanni Cavalleri e Francesca Pignataro. Costa dieci euro, più quattro di spedizione.

Le spedizioni partiranno lunedì 1 marzo (e arriverrano entro due giorni, con corriere tracciato).

10 a copia