Le previsioni della CommissioneL’economia europea ritornerà ai livelli pre-Covid nel 2021, l’Italia neanche nel 2022

Nel 2021 per il nostro Paese è previsto un rimbalzo minore delle attese: +3,4% invece di +4,1%. E la ripresa non ci sarà neanche il prossimo anno. Ma le stime non conteggiano gli effetti del Next Generation Eu

(John Thys/Pool Photo via AP)

La recessione nel 2020 non è stata così profonda come previsto. E grazie ai vaccini, la Commissione Ue prevede che gran parte dell’economia europea tornerà ai livelli pre-crisi già quest’anno, «anche se la crescita nel 2021 dovrebbe essere leggermente inferiore alle previsioni precedenti», dice il Commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni presentando le previsioni d’inverno. Ma ci saranno differenze notevoli tra i Paesi. Con l’Italia che nel 2021 crescerà solo del 3,4%, rispetto al 4,1% delle previsioni d’autunno. E per il nostro Paese non basterà neanche il 2022 per la ripresa totale. Anche se – specifica Gentiloni – queste stime non tengono conto degli effetti economici del Next Generation Eu, che potrebbe dare una spinta al Pil fino al 2%.

Nel complesso, Bruxelles prevede che nel 2021 il Pil dell’Ue crescerà di circa il 3,7% e 3,9% nel 2022 dopo una contrazione stimata al 6,3% lo scorso anno. Rispetto alle previsioni d’autunno, si tratta di una contrazione minore nel 2020, una crescita inferiore nel 2021 e una crescita più forte nel 2022.

L’Italia, però, insieme alla Spagna, non vedrà un ritorno ai livelli pre-Covid neanche entro la fine del 2022, scrive la Commissione Ue. Gli altri Paesi dell’Unione, invece, raggiungeranno i livelli di produzione pre-crisi già alla fine del 2021. La Germania cresce più degli altri Stati, con il Pil che ha perso “solo” il 5% nel 2020 e che dovrebbe aumentare del 3,2% quest’anno e del 3,1% nel 2022.

Il Pil in Italia, contratto dell’8,8% nel 2020 (meno del -9,9% ipotizzato a novembre), crescerà invece solo del 3,4% quest’anno e 3,5% l’anno prossimo. Ma «non si prevede che il Pil reale torni al livello del 2019 entro la fine del 2022», si legge nel report della Commissione. Anche se si precisa che «le stime dell’impatto sulla crescita derivante dalle misure politiche relative al Next Generation Eu non sono ancora incluse in questa previsione e costituiscono quindi una notevole possibilità al rialzo per le prospettive di crescita».

L’Italia è il quinto Paese ad aver registrato nel 2020 la perdita di Pil più elevata nella Ue, dopo Spagna (-11%), Grecia (-10%), Malta (-9%) e Croazia (-8,9%). Segue la Francia con -8,3%. E la Germania -5%.

Le differenze registrate tra i Paesi dipendono dagli sviluppi della pandemia, dalla tempistica, durata e rigore delle misure di contenimento e dalle strutture economiche – spiegano dalla Commissione. In particolare conta «l’importanza relativa del turismo e delle attività ricreative», ha specificato Gentiloni. I più colpiti, e quelli più lenti nella ripresa, sono infatti i Paesi in cui il settore del turismo pesa di più. I meno colpiti quelli che hanno settori manifatturieri più solidi. 

Per quanto riguarda l’Italia, «i contagi in aumento e gli alti livelli di ospedalizzazione hanno richiesto al governo di re-imporre le restrizioni alla mobilità e alle attività economiche, il che implica una contrazione della produzione in autunno che probabilmente continuerà nel primo trimestre di 2021», si legge. «Tuttavia, rispetto alla primavera del 2020, le ultime misure di contenimento incidono direttamente su una porzione minore di attività economiche». E infatti industria ed edilizia hanno continuato a operare senza restrizioni. Ma non il turismo, settore fondamentale dell’economia italiana, «particolarmente colpito dalla pandemia». E le previsioni sono negative: «Si prevede che i visitatori, soprattutto dall’estero, torneranno solo gradualmente con il diminuire dell’incertezza».

Il presunto allentamento delle restrizioni entro l’estate 2021 dovrebbe giovare sui consumi italiani. Tuttavia, è probabile anche che i risparmi delle famiglie diminuiscano solo gradualmente. Apprezzato da Bruxelles il superbonus al 110%: «Gli investimenti immobiliari continueranno a beneficiare del superbonus 110%, incentivo fiscale per il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici residenziali e per la protezione dai rischi sismici. Gli investimenti delle imprese, dopo aver registrato un forte calo nel 2020, dovrebbero prendere piede quest’anno sulla scia del recupero dei flussi di cassa e del miglioramento delle prospettive della domanda». Si ripone fiducia anche nel programma Transizione 4.0 e sulla ripresa dei principali partner commerciali italiani, che dovrebbe aiutare le esportazioni.

Nelle prime settimane del 2021, i dati però danno ancora segnali di un’economia europea in recessione in seguito alla seconda ondata, avverte Gentiloni. Con differenze notevoli tra i settori economici: «Mentre l’industria è in via di ripresa, i servizi che si basano su stretti contatti da persona a persona sono rimasti più deboli». Queste differenze settoriali si riflettono anche nel mercato del lavoro. Ma «rispetto alle recessioni passate, l’aumento del tasso di disoccupazione è stato modesto, sebbene diseguale tra i sessi, in aumento leggermente di più per le donne rispetto agli uomini», specifica il commissario. Tuttavia, anche con la fine delle restrizioni, «non si può dare per scontato che tutti i rapporti di lavoro rimarranno intatti» dopo la revoca degli aiuti che gli Stati hanno messo in campo. Quindi i responsabili politici a tutti i livelli devono rimanere pronti a intervenire, è il ragionamento.

L’Ue, nel complesso, dovrebbe raggiungere il livello pre-pandemia del quarto trimestre del 2019 già nel secondo trimestre del 2022, prima di quanto previsto lo scorso autunno. Ma uno Stato su quattro potrebbe richiedere più tempo per la ripresa.

E restano anche le incertezze legate «in particolare all’evoluzione della pandemia, compresa l’emersione di nuove varianti e il successo delle campagne di vaccinazione», che potrebbero peggiorare o migliorare i numeri. Ma queste previsioni non tengono conto neanche dell’impatto positivo «potenzialmente molto significativo del Next Generation Eu».

Le previsioni d’autunno includevano una simulazione degli effetti di crescita, con una spinta fino al 2% del Pil negli anni di operatività attiva del programma. La stima è che gli Stati membri con livelli di Pil pro capite inferiori alla media sperimenteranno il maggiore aumento della produzione: considerando i sei anni di durata del programma, il livello del Pil nel 2026 sarebbe tra il 3% e il 3,5% più alto.

«In altre parole», ha spiegato Gentiloni, «questa è un’opportunità storica. Naturalmente, ciò dipende da un assorbimento efficiente e da un uso intelligente di questi fondi per sostenere gli investimenti produttivi». L’Italia è avvertita.

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