Italia zona giallaLa sottosegretaria Zampa chiede che i sindaci facciano rispettare le regole

Gli assembramenti segnalati nel weekend in varie città italiane dimostrano che «tanti non hanno ancora capito, soprattutto i più giovani, e questa è una grande sconfitta collettiva della nostra società», dice. Impossibile raggiungere l’immunità di gregge a ottobre: ci si può arrivare «entro la fine dell’anno»

Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse

Gli assembramenti segnalati nel weekend in varie città italiane, alla vigilia del passaggio di molte regioni in zona gialla, dimostrano che «tanti non hanno ancora capito, soprattutto i più giovani, e questa è una grande sconfitta collettiva della nostra società». Lo dice alla Stampa Sandra Zampa, sottosegretaria alla Salute. Che chiede ai sindaci e agli amministratori locali di «esercitare un fortissimo controllo del territorio, anche istituendo tavoli specifici presso le prefetture». E aggiunge: «Non deve passare il messaggio che si possano violare i divieti senza conseguenze. D’altra parte, se ci atteniamo ai criteri scelti, non possiamo prolungare le chiusure, dobbiamo tenere conto anche delle conseguenze sociali ed economiche».

Eppure Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute, continua a insistere per un’Italia zona rossa. «Ovviamente sarebbe una soluzione più facile e di sicura efficacia nel contenimento del virus, ma si deve mettere il Paese in condizione di sopravvivere», dice Zampa. «E poi abbiamo affidato a una cabina di regia il monitoraggio e l’elaborazione dei dati, ci sono parametri e algoritmi specifici: una volta definiti i criteri bisogna essere coerenti e rispettarli».

Intanto la campagna vaccinale, con i ritardi nell’arrivo delle dosi, sembra ancora lontana. «In questa fase dobbiamo fare con quello che abbiamo», spiega la sottosegretaria. «Aspettiamo 5 milioni di dosi nel mese di febbraio, l’obiettivo deve essere la riduzione della mortalità. Quindi la priorità va data agli anziani over 80, ai malati cronici e a tutte le categorie fragili. Poi, ovviamente, bisogna completare la vaccinazione dei medici, compresi quelli di base, e garantire a tutti il richiamo».

Il problema è che, delle dosi in questione, una parte sarà del vaccino di AstraZeneca, non somministrabile ai più anziani. E ancora non c’è un programma per le somministrazioni agli under 55. «Sarà definito entro pochi giorni, ma preciso che né Ema né Aifa hanno detto che c’è un problema sopra i 55 anni, solo che non c’è la stessa garanzia di protezione. Potrebbe essere ragionevole raccomandare la somministrazione fino a 65 anni, come hanno già deciso in Germania», dice Zampa. In un documento aggiuntivo al piano di vaccinazione verranno specificate le categorie a cui sarà destinato, come ad esempio «forze dell’ordine e insegnanti».

Ma l’obiettivo di raggiungere l’immunità di gregge a ottobre non sembra più possibile. «Direi che è possibile arrivarci entro la fine dell’anno. Ma, quando le forniture saranno più corpose, dovremo assolutamente incrementare la somministrazione: anche 20 ore su 24, tutti i giorni. Saranno coinvolti medici di base e pediatri: ho calcolato che, se ciascuno di loro fa cinque vaccinazioni al giorno, in totale sarebbero 6 milioni al mese». E in questa penuria di dosi, Zampa dice che sarebbe giusto non vaccinare chi ha già avuto il Covid: «È una questione aperta che spero venga ripresa nell’aggiornamento del piano di vaccinazione. Parliamo di oltre 3 milioni di persone, che con la malattia hanno sviluppato un’immunità abbastanza lunga: vaccinarli, come fatto finora con medici e infermieri, è un errore. Chi ha avuto il Covid può essere messo in coda alla lista delle categorie da vaccinare».

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