C’è vita a sinistraZingaretti mette i paletti: al governo senza liti, ma il Pd è una forza alternativa alla Lega

Il segretario annuncia che proporrà «un confronto parlamentare costituente» per lavorare alle «riforme istituzionali ed elettorali necessarie». E dopo la formazione dell’intergruppo con M5S e LeU al Senato, che ha provocato non pochi malumori, dice ai suoi che sulle alleanze si deciderà nell’assemblea del 13 e 14 marzo

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

«L’Italia è in buone mani. Il governo Draghi rappresenta una grande scommessa. Il Pd lo sosterrà con impegno e lealtà», scrive il segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti in una lettera a Repubblica, rivendicando che l’asse unitario con i Cinque Stelle e LeU «che fino all’ultimo ha tentato di dare basi più ampie e solide al Conte II (già forte della fiducia nei due rami del Parlamento), ha permesso con più facilità, convinzione e naturalezza di portare attorno a Draghi l’insieme del campo democratico».

«Questa unità rappresenta il punto di appoggio più solido e credibile per l’esperienza di direzione del Paese, appena avviata», scrive il segretario il giorno dopo la formazione dell’intergruppo Pd-M5S-LeU al Senato, che ha creato più di un malumore tra i Dem. «Ha impedito che essa scivolasse verso la destra o forme di sovranismo e populismo che in ventiquattro ore hanno preteso di trasformarsi in un inedito slancio europeista. È vero che tutto ciò che si muove in direzione positiva in politica va raccolto e preso sul serio. Ma solo il tempo potrà dimostrare la credibilità e la sincerità di una così improvvisa conversione».

Il Pd c’è, dice Zingaretti. «Non ci tiriamo indietro, anzi ci impegneremo con tutte le nostre energie affinché il nuovo governo sia in grado di operare con serenità ed efficacia. Ci siamo, consapevoli di essere una forza riformista fondamentale della democrazia italiana, sulla quale poggia gran parte del sistema politico, democratico e istituzionale».

Ma, continua, «già negli eccessi polemici di queste prime ore si conferma la necessità assoluta, in una nuova maggioranza così variegata, di sopire le asprezze inutili, il ping-pong delle dichiarazioni, la miseria delle “visibilità”. Avremmo preferito una coalizione a sostegno di Draghi più coesa. Non è stato possibile. Per questo occorre definire un programma essenziale di cose da fare per, immediatamente, sottolineo immediatamente, mettersi al lavoro sui drammatici problemi delle persone, dei lavoratori, delle imprese».

Zingaretti però sottolinea che «circoscrivere il più chiaramente possibile la missione dei prossimi mesi, da una parte significa non risparmiarsi nell’azione dell’oggi, e dall’altra la consapevolezza che tuttavia nella società italiana il Partito democratico rimane per il futuro nettamente alternativo alla Lega e all’insieme della destra, non solo politicamente ma per valori e visione del mondo. Per questo motivo farà valere in Parlamento la propria forza e quella dell’insieme del campo democratico, che dovrebbe rimanere responsabilmente unito, nel confronto parlamentare. Con l’obiettivo di far rispettare gli impegni assunti con il presidente Draghi e per affrontare altri temi che si dovessero presentare».

Secondo Zingaretti, la crisi di governo «è stata mossa anche dall’obiettivo di destrutturare il sistema politico italiano. Di colpire un’esperienza prettamente politica che il Pd aveva messo in campo per definire una chiara alternativa alla destra. Per rendere più incerti i confini tra la destra e i democratici. Draghi, la sua forte personalità, è una premessa che tutto ciò non accadrà. Ma la garanzia fondamentale sta soprattutto nella funzione del Pd, e della buona politica. Ecco perché nel tempo necessario per affrontare le emergenze della crisi e impedire che il nostro Paese sia gettato nel precipizio, noi dobbiamo far compiere un passo in avanti al sistema democratico, al rinnovamento dei partiti, al valore insostituibile della politica. Non dobbiamo accettare che questo passaggio diventi la sconfitta della politica. Semmai un richiamo all’esigenza di migliorarla e di farla tornare in campo più forte e credibile. Non è facile. Ma che altra strada può esserci?».

Il segretario annuncia che il Pd proporrà anche «un confronto parlamentare costituente. Per lavorare insieme a quelle riforme istituzionali ed elettorali necessarie a rendere più stabile e rappresentativa l’impalcatura della democrazia italiana ed anche la sua forma di governo».

Zingaretti rivendica poi i risultati del Pd e l’alleanza con i Cinque Stelle e LeU: «Abbiamo fatto passi in avanti. Abbiamo costruito un sistema di alleanze. Siamo stati protagonisti di un’esperienza di governo positiva. Abbiamo garantito innanzitutto noi un rapporto con l’Europa. Abbiamo imposto principi di uguaglianza, la solidarietà e l’inclusività nel mezzo di una terribile e inaudita tempesta sociale ed economica. Abbiamo ricostruito un’empatia con i cittadini che ci ha fatto aumentare stabilmente i consensi. Siamo tornati a vincere, in uno sforzo che non si può dimenticare, molte Regioni italiane e molti comuni che erano considerati perduti. Abbiamo anche rivitalizzato una rete di esperienze amministrative, civiche, associative e di impegno sociale che sono il sale di ogni ripresa democratica duratura, radicata, riconoscibile e riconosciuta».

Ammette poi l’errore sulla assenza di donne del Pd al governo: «Su l’idea di un partito di donne e di uomini, e del valore delle differenze c’è stato nella formazione del Governo una brutta battuta d’arresto di un processo che anche grazie alla rinata Conferenza delle Democratiche da mesi avevamo aperto per cambiare il partito e la sua natura. Su questo, insieme, donne ma soprattutto gli uomini dobbiamo riflettere su come cambiare, producendo fatti e interrogandoci sui nostri limiti. Ma siamo protagonisti e in campo, forse proprio per questo veniamo così attaccati. Qualcuno spera che si aprano lotte fratricide e risorgano antichi vizi».

E rivendica lo stile pacato sul quale molti lo accusano: «La pacatezza, la serietà e la sobrietà vengono scambiati per mancanza di forza. Ma la forza è una dimensione densa e duratura che si dispiega nel tempo e porta frutti concreti. Se essa viene bruciata nel lampo di una singola azione eclatante, in verità dimostra di essere disperata e vuota, piuttosto che in grado di fare le cose che servono, passo dopo passo».

Ora, dice, «il Pd ha davanti la prova importante delle amministrative in tantissime città italiane. Decideremo insieme, caso per caso, come affrontarle. Verificando l’unità del campo democratico e aprendoci a ogni contributo politico e civico che può aiutare a vincere, soprattutto nel turno decisivo dei ballottaggi».

E conclude: «Ripeto: il Pd è vivo. Nelle condizioni date lo abbiamo traghettato su una sponda solida e giusta. Ora il 13 e 14 marzo avremo l’assemblea nazionale. È il momento di una ripartenza che deve trovare convinti tutti i nostri iscritti sulla strada da intraprendere. Si deciderà nell’assemblea cosa fare e come impostare in maniera adeguata da protagonisti il rilancio dell’iniziativa in questo nuovo scenario, e aprire una fase nuova. L’importante è che tutto ciò non sia una povera contesa interna, ma l’occasione per noi e per tutti coloro che ci osservano con attenzione e che vogliono contribuire al nostro destino, di stare in campo con agio e libertà. Pensiamo all’Italia, al noi e mai più all’io».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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