Casse vuotePerché l’unico zoo della Grecia rischia di chiudere

L’Attica Zoological Park di Spata è un parco privato che ospita 2200 esemplari di 350 specie diverse. La pandemia ha azzerato le entrate: «Per come stanno le cose possiamo ancora andare avanti per almeno un mese», ha detto il proprietario Jean Jacques Lesueur

E se l’unico zoo della Grecia chiudesse i battenti? L’ipotesi della chiusura del giardino zoologico di Spata, poco fuori Atene, l’unico della Grecia, è ormai sul tavolo da settimane, per quanto sia assai invisa a molti appassionati e scolaresche ateniesi.

La ragione è l’Attica Zoological Park è un parco privato, il che significa che non ha accesso a nessun tipo di finanziamento pubblico e che deve, per forza di cose, mantenersi da solo o con gli investimenti del proprietario (l’expat francese Jean Jacques Lesueur) o con i proventi della vendita di biglietti (circa 15 euro l’uno) merchandising e panini. Un sistema che ha retto per una ventina d’anni, rendendo lo zoo dell’Attica uno dei più grandi e importanti d’Europa: un’oasi di biodiversità di 20 ettari (più dello zoo di Londra che ne occupa 14) che ospita 2200 esemplari di 350 specie diverse, capaci di attirare, ogni anno circa 300 mila visitatori (il Bioparco di Roma, tanto per fare un paragone, ne registra circa 460 mila).

Un successo, dunque. Solo, un successo molto costoso, che il Covid ha mandato completamente a gambe all’aria, perché se le entrate si sono azzerate, i costi sono rimasti invariati: il mantenimento del micro mondo che gira attorno alla casa di scimmie e leoni sparsi su un terreno di 20 ettari alle porte di Atene, costa, tra alimenti, utenze e visite veterinarie circa 200 mila euro all’anno. Soldi che, per ora, il proprietario del parco sta mettendo di tasca sua, aiutato solo dalle prevendite dei biglietti, per le future visite al parco, quando sarà.

Ma i soldi non sono infiniti, per quanto egli dica di essere intenzionato a resistere il più possibile: «Per come stanno le cose possiamo ancora andare avanti per almeno un mese – ha detto Lesueur ad AP che lo ha intervistato – Dopo di che, non lo sappiamo», così l’ipotesi di una chiusura non è lontana.

A questo punto, le strade possibili potrebbero essere tre: o la chiusura, con il problema di dove collocare gli animali; o il salvataggio pubblico, che però appare assai improbabile viste le condizioni delle finanze greche; o il salvataggio dai privati, che – attenzione – non significa solo vendita, ma può anche significare fundraising, come successo in Irlanda. Lo scorso novembre, lo zoo di Dublino, che versava in condizioni simili a quello greco, ha avviato una campagna di raccolta fondi, riuscendo a capitalizzare circa un milione di euro in pochi giorni.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter