Dopo il caso Arabia SauditaCalenda propone una norma per vietare ai parlamentari di ricevere soldi da governi stranieri

Il leader di Azione dice che Matteo Renzi non è obbligato a dimettersi perché quello che ha fatto è lecito. Ma chiede che il Parlamento ora si occupi di una nuova legge «anti conflitti di interesse»

Foto Valerio Portelli/LaPresse

«Invece di continuare questa discussione all’infinito, sarebbe meglio varare una norma che vieti a un rappresentante in carica di percepire soldi direttamente o indirettamente da un governo straniero». Lo dice Carlo Calenda, leader di Azione ed europarlamentare, al Corriere della sera.

La discussione riguarda Matteo Renzi, dopo il caso esploso con la sua partecipazione alla «Davos nel deserto» a Riad. Il leader di Italia Viva è membro del board della Future Investment Initiative voluta dal principe Mohammed bin Salman, da cui riceverebbe un compenso annuo di 80mila euro. E la questione si è complicata dopo che il nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha indicato proprio nel principe ereditario dell’Arabia Saudita il mandante del rapimento e dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi.

Renzi continua a dice che è «giusto parlare con i sauditi», in quanto si tratta di «un baluardo contro l’estremismo islamico, uno dei principali alleati dell’Occidente da decenni». Ma Calenda commenta: «Difendersi menzionando i rapporti tra governi vuol dire buttare la palla fuori campo. Metà del mondo non è democratico e bisogna averci a che fare, ma attraverso le relazioni diplomatiche, non incassando soldi personalmente mentre si è pagati dai cittadini italiani. Questo è il punto».

Calenda, però, non dice che Renzi dovrebbe dimettersi: «Non è obbligato a farlo, per il semplice motivo che ha fatto una cosa eticamente sbagliata ma lecita». Ecco perché propone una nuova norma «anti conflitti di interesse». Ovvero una norma «che vieti a un eletto di percepire emolumenti diretti o indiretti da governi stranieri, ovvero da società o enti posseduti da governi stranieri. Si tratta di un principio di civiltà talmente evidente…».

In passato – dice – non è stato fatto «perché non è mai successo che un politico in carica abbia percepito soldi da governi stranieri. E non c’entrano nulla gli esempi di Bill Clinton, Tony Blair o altri, perché in tutti quei casi si tratta di persone che avevano smesso di fare politica. In nessuna parte del mondo esiste un parlamentare e leader di partito, eletto e pagato dai cittadini, che prende un compenso per una prestazione da un regime straniero, tanto più autocratico».

Tra l’altro, ricorda Calenda, «è già vietato per un partito ricevere finanziamenti da società o enti stranieri». A occuparsene, spiega, dovrebbe essere il Parlamento.

Quanto alle voci sui contatti tra Renzi e Calenda per la nascita di un nuovo contenitore, il leader di Azione chiosa: «Noi stiamo costruendo un’alleanza con PiùEuropa e con una serie di associazioni e personalità del mondo liberale. Con Renzi non ci parliamo da tempo».

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