Leggere con attenzioneEtichette alimentari: che cosa ci raccontano e che cosa ci nascondono?

Alimenti “senza”, prodotti con aggiunte difficili da decifrare, nuove proposte: destreggiarsi nella giungla di articoli gastronomici impilati sugli scaffali dei supermercati è sempre più complicato per i consumatori. Vi diamo qualche dritta, partendo dalle basi

Per i consumatori è sempre più importante districarsi nel complicato mondo dell’alimentazione, tra alimenti “senza” e cibi “con meno di 5 ingredienti” il cliente che va a fare la spesa resta spaesato davanti alla mole di dati e indicazioni contrastanti che gli vengono fornite.

Lo strumento del quale si può avvalere il consumatore è sicuramente l’etichetta alimentare che, secondo il Regolamento UE 78/2014, rappresenta la carta d’identità del prodotto e deve contenere in forma scritta, chiara e completa tutte le informazioni nutrizionali, obbligatorie e volontarie. La conoscenza delle caratteristiche e del contenuto del prodotto permette un acquisto più consapevole, nonché l’impiego dell’alimento nei tempi consigliati, così da non alterarne le proprietà organolettiche e/o igienico sanitarie e per ridurre lo spreco alimentare.

In tutto questo mondo di informazioni, c’è sempre il rischio di incorrere in alcune incomprensioni dovute alla lettura di dati superflui o disorientanti.

Capiamo da cosa è composta un’etichetta e quali sono i dati realmente utili.

INDICAZIONI OBBLIGATORIE

  1. Denominazione dell’alimento o marca: accanto al quale deve essere indicato lo stato fisico in cui si trova il prodotto, ad esempio “surgelato”, “in polvere”, “affumicato” …
  2. Elenco degli ingredienti: ossia tutto ciò che compone il prodotto, in ordine decrescente di peso. È importante saperlo leggere, ma lo è altrettanto conoscere le sostanze al suo interno, ad esempio glucosio, destrosio, sciroppo di glucosio, saccarosio, sciroppo di mais e fruttosio sono tutti (più o meno) la solita cosa: zucchero. Informazione cruciale è sicuramente la presenza di allergeni, che deve essere evidenziata in modo da permetterne una rapida visualizzazione.
  3. Durabilità del prodotto: che si divide in “data di scadenza”, oltre cui un prodotto non deve essere consumato, e “da consumarsi preferibilmente entro il” dopo cui si possono avere alterazioni organolettiche ma non ci sono rischi per la salute. È molto importante conoscere questo aspetto sia da un punto di sicurezza alimentare sia per ridurre lo spreco alimentare.
  4. Condizioni di conservazione ed uso: per evitare sprechi o scarti di prodotti deperibili
  5. Paese di origine e luogo di provenienza: in un’ottica di sostenibilità alimentare è importante conoscere da dove vengono gli alimenti che mangiamo, in modo da garantire stagionalità e il consumo di prodotti locali
  6. Dichiarazione nutrizionale: è quella su cui più spesso ci si sofferma e che disorienta maggiormente, spesso a causa delle famose calorie. In realtà, se proprio vogliamo leggerla criticamente, andrebbe guardata principalmente la presenza di fibre (più alte sono meglio è), la presenza di zuccheri semplici e sale (meno possibile).

INDICAZIONI VOLONTARIE

I claim nutrizionali: “senza olio di palma” oppure “light” oppure “ad alto contenuto di fibre” sono solo alcuni esempi di claim nutrizionali ossia di un’indicazione che afferma o suggerisce che un alimento abbia particolari proprietà nutrizionali benefiche. Essendo indicazioni volontarie le aziende tendono a pubblicizzare i propri prodotti, andando a fornire dati fuorvianti che possono trarre in inganno il consumatore.

I claim nutrizionali non vogliono ingannare il cliente, ma forniscono informazioni ulteriori. Questo eccesso di informazioni, se non compreso, può generare confusione e per questo è necessario non soffermarsi esclusivamente su ciò che si vede di primo impatto, ma cercare informazioni realmente utili a ciò che vogliamo.

Un esempio di claim nutrizionale che può trarre in inganno è il “gluten-free”. Le persone che non sono affette da celiachia non dovrebbero neanche interessarsi della presenza o meno di glutine. Il problema nasce dal fatto che, vedendo un informazione maggiore, si tende a pensare che la sola presenza di quel componente – il glutine in questo caso – possa essere considerata come indice di “insalubrità” dell’alimento.

In pratica si fa credere al cliente che meno cose ci sono in un alimento meglio è.

Negli alimenti dove si legge “ricco di fibre” invito a leggere l’etichetta perché se l’alimento è, per esempio, una barretta, molto spesso ci sarà anche un alto quantitativo di zuccheri. Quindi sì una presenza di cereali integrali ricchi di fibra, ma probabilmente anche zucchero in abbondanza per rendere l’alimento gustoso.

Se l’alimento è per esempio frutta secca o legumi, quel claim sarà corretto ed evidenzierà i reali benefici che quel cibo può portare.

Leggere le etichette è un atto di educazione alimentare che porta consapevolezza nelle scelte del consumatore e gli permette di operare acquisti in linea con quelle che sono le sue esigenze.

Attenzione, come accennato in precedenza, poiché le etichette contengono una moltitudine di dati, molti dei quali superflui e che devono essere ben interpretati per non cadere in errore.

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