Doppio gioco?Perché sedici eurodeputati vogliono le dimissioni dell’ambasciatore Ue a Cuba

Lo spagnolo Alberto Navarro, che rappresenta le istituzioni europee a L’Avana, è stato convocato da Josep Borrell per aver firmato una controversa lettera a Biden, in cui chiede di togliere le sanzioni all’isola. Secondo gli accusatori, il diplomatico sarebbe connivente col regime

LaPresse

Parole come pietre. «Riteniamo che l’attuale ambasciatore a Cuba non sia degno delle alte funzioni che gli sono affidate e vi chiediamo vivamente di procedere con la sua immediata sostituzione». Una richiesta pesante quella presente nella lettera che sedici eurodeputati hanno scritto all’Alto rappresentante Ue per la politica estera, Josep Borrell, per chiedere l’immediata sostituzione dell’ambasciatore europeo a L’Avana, lo spagnolo Alberto Navarro. Le firme presenti in calce sono di spessore, visto che appartengono a importanti personalità comunitarie come il vicepresidente del Parlamento europeo per i rapporti con l’America Latina, Dita Charanzová, il vicepresidente del gruppo Ppe, Esteban González Pons, e il segretario generale del Ppe Antonio López-Istúriz White. Dopo una lunga attesa, la risposta di Borrell è arrivata: l’ambasciatore europeo a Cuba è stato ufficialmente convocato a Bruxelles per rendere conto delle accuse che gli arrivano non solo dai parlamentari europei ma anche dalla stessa società civile cubana.

Ciò che viene imputato a Navarro è infatti assolutamente senza precedenti, almeno per un ambasciatore. Il rappresentante europeo sull’isola sarebbe infatti uno dei firmatari della lettera, pubblicata sul sito La Joven Cuba e comprendente oltre 300 figure di spicco società cubana, rivolta al nuovo presidente statunitense, Joe Biden, per chiedere la fine dell’embargo di Cuba e il ritorno a posizioni più dialoganti con il regime di Miguel Díaz-Canel.

Un’accusa aggravata dal tentativo dell’ambasciatore di convincere altri suoi omologhi europei, e sottolineata con estrema durezza nella lettera degli eurodeputati. «Un simile comportamento, oltre a essere inappropriato, è del tutto estraneo alle funzioni e agli standard di condotta che dovrebbero governare un rappresentante diplomatico dell’Unione europea, con l’aggravante che si è rivolto a un governo di un Paese terzo, un amico e alleato dell’Ue, presso cui non è accreditato».

Una fuga in avanti pericolosa che rischia di far saltare il tentativo europeo di trovare un approccio diverso con la nuova Amministrazione americana, visto che le sanzioni decise dall’ex presidente Donald Trump non hanno mai convinto Bruxelles. Il diretto interessato smentisce di aver firmato alcuna lettera in un’intervista a Cubanet (nonostante il suo nome sia il venticinquesimo tra quelli presenti nella lista de La Joven Cuba) e rimarca che «la mia posizione è sempre stata a favore del dialogo con Cuba perché l’embargo non serve a nulla».

Il culmine viene raggiunto però quando, alla domanda della giornalista su come classificherebbe il regime di Díaz-Canel, Navarro spiega che «No, non considero Cuba una dittatura. Certo che no», anche se poi si affretta a non dare ulteriori spiegazioni su quale forma di governo sia attualmente presente sull’isola caraibica. Una dichiarazione che ha trovato l’immediata risposta del direttore per le Americhe di Human Rights Watch, José Miguel Vivanco, che ha definito «queste dichiarazioni inammissibili perché danneggiano la credibilità dei dialoghi Cuba-Unione europea sui diritti umani».

Le accuse a Navarro non si fermano qui. Secondo quanto riportato nella lettera, l’ambasciatore avrebbe anche ostacolato la partecipazione di alcuni cubani insigniti del premio Sakharov, e critici nei confronti del regime castrista, a un’audizione organizzata dalla Delegazione per il Centro America (DCAM) del Parlamento europeo. Secondo i deputati, «Navarro avrebbe prima accampato una serie di scuse e poi avrebbe negato agli ospiti di poter accedere all’ambasciata europea a causa del rifiuto del regime cubano di permettere la loro partecipazione in videoconferenza».

E, nonostante l’ambasciatore dichiari di mantenere un rapporto di costante dialogo con la società cubana, inclusi gli oppositori, accuse di connivenza con il regime sono state avanzate anche da Berta Soler, leader delle Damas de blanco, gruppo femminile di dissidenti al regime, che sostiene «di non aver ricevuto alcuna attenzione da parte dell’ambasciata europea nonostante sia lei sia le altre componenti del gruppo siano state ripetutamente arrestate».

Inoltre, l’Ambasciata europea all’Avana non pubblica più da tempo le risoluzioni del Parlamento europeo, secondo la lettera ritenute “non semplici da gestire”, perché rischiano di incontrare le resistenze del governo di Díaz-Canel soprattutto in casi come quello del novembre 2019, quando Bruxelles condannò l’arbitraria detenzione dell’oppositore José Daniel Ferrer e le violazioni delle libertà civili a Cuba.

Infine, i firmatari rilevano come sia falso che l’Ambasciatore abbia accompagnato importanti membri del Parlamento europeo in visita a L’Avana, come racconta lui stesso. La verità è che gli eurodeputati che hanno potuto visitare l’isola erano personalità approvate dal regime: il Parlamento europeo, infatti, è stata l’unica istituzione europea a non poter visitare L’Avana dall’entrata in vigore dell’Accordo di Dialogo Politico e Cooperazione nel 2017. 

La parlamentare europea del Partito popolare Dolors Montserrat, firmataria della lettera, ha dichiatao a Linkiesta: «Qualsiasi ambasciatore dell’Unione europea deve difendere inequivocabilmente i diritti umani e le libertà, perché questi sono i valori fondamentali dell’Ue e quelli che sostengono tutte le nostre decisioni politiche, e in nessun caso schierarsi con un regime come Cuba che non rispetta quei valori. Questo è il motivo per cui ci rammarichiamo delle iniziative prese dal Sig. Navarro, che non sono in linea con le posizioni dell’Ue, e riteniamo che, vista la gravità di questa situazione, l’Alto rappresentante per la politica estera europea, Josep Borrell dovrebbe procedere alla sua sostituzione». 

La lettera dei deputati europei è soltanto l’ultima iniziativa di una serie di dichiarazioni e di sostegni che gli oppositori cubani stanno ricevendo a livello comunitario. Nelle ultime settimane hanno infatti chiesto un deciso cambio di marcia sia i partiti “sovranzionali” – come il Partito popolare europeo, che in una sua nota ha chiesto a Navarro cosa faccia realmente per dialogare con i movimenti di protesta contro il regime Movimiento San Isidro e 27-N – sia quelli nazionali – come Die Linke, in Germania, che per la prima volta ha approvato una mozione contro il regime castrista.

A gennaio 2021 il Parlamento europeo ha inoltre approvato una petizione dal titolo “Giustizia per Cuba: punire la dittatura cubana per le continue violazioni dei diritti umani fondamentali”, promossa dalle organizzazioni BelgoCuba (un’associazione di esiliati cubani in Belgio) e Arte-Magna International. La petizione chiede a tutti gli eurodeputati di applicare sanzioni contro il regime cubano «per porre fine alle complicità dell’Europa con la dittatura, visto che dall’inizio della pandemia il governo di L’Avana ha violato tutti gli articoli che fanno riferimento ai diritti umani nell’accordo di dialogo e cooperazione tra l’Unione e l’isola».

Un punto verso il quale l’Alto rappresentante per la politica estera europea non sembra mostrare particolare interesse. La prova è il III Consiglio Congiunto Ue-Cuba del gennaio 2021 a cui hanno preso parte sia Borrell sia il ministro degli Affari esteri cubano, Bruno Rodríguez Parrilla, in cui i diritti umani vengono a malapena citati, anche se costituiscono una parte fondamentale dell’accordo tra le parti. Dal 2017 è infatti in vigore un accordo di dialogo politico e cooperazione tra il Vecchio Continente e l’isola caraibica che ha prodotto diversi incontri ufficiali ma pochi risultati. All’interno dell’accordo è presente una sezione sul rispetto dei diritti umani sull’isola, una sorta di clausola sulle questioni delle libertà e dei diritti in cui Cuba deve mostrare di migliorare se vuole continuare a mantenere le relazioni con l’Europa. 

Nonostante le continue denunce fatte da organizzazioni internazionali, tra cui l’Onu, e la richiesta di diversi parlamentari europei di rompere l’accordo per inadempienza da parte cubana, nulla sembra cambiare: in materia di violazione dei diritti umani, il governo di Díaz-Canel parla ancora la stessa lingua dei governi dei fratelli Castro. Non è un caso che anche l’Osservatorio cubano sui diritti umani abbia lamentato l’eccessiva parzialità di Navarro, sostenendo «che sia lontana dal ruolo di un diplomatico che dovrebbe rappresentare i valori democratici dell’Ue e da cui ci si aspetta almeno una certa modestia propria della sua carriera». 

La situazione sull’isola non è serena. Secondo l’Osservatorio cubano sui conflitti (OCC) le manifestazioni di protesta contro il governo di Díaz-Canel si sono triplicate tra settembre e dicembre 2020, arrivando a essere ben 122 nell’ultimo mese dell’anno. Proteste legate principalmente a ragioni di tipo politico e civile come quelle contro la “Ordinance Task”, il provvedimento che portava il costo dell’energia da 9 a 40 centesimi per Kilowattora e che ha sollevato così tante proteste da portare il governo ad abbassare l’aumento a 33 centesimi. Come sottolinea il rapporto, «i continui tentennamenti del governo cubano dimostrano che non è pronto ad affrontare tweet, video, meme, graffiti, poesie, canzoni e molte altre forme di manifestazione di una nuova generazione che non ha alcun impegno con il Partito Comunista di Cuba e non teme né rispetta i suoi leader».

Una protesta che si lega in maniera inesorabile alla disastrosa situazione economica dell’isola. A causa della crisi legata al coronavirus l’economia cubana ha subito una contrazione dell’11 per cento, un nulla se si pensa che «durante gli anni più critici del periodo speciale, il nostro Pil ha subito cali fino al 34,8 per cento», osserva ad Euobserver Norma Goicochea Estenoz, ambasciatrice di Cuba presso l’Unione europea. Il periodo speciale a cui fa riferimento è l’embargo statunitense entrato in vigore nel 1958 e solo temporaneamente sospeso durante gli anni di presidenza di Barack Obama. Infatti, nel 2017 Donald Trump lo ha riportato in vita, classificando Cuba come sponsor del terrorismo, visto che sull’isola avevano trovato rifugio alcuni membri dell’Esercito di liberazione nazionale (ELN) della Colombia.

Un brusco passo indietro che ha causato un enorme ammanco nelle casse dell’isola: alcune stime sostengono che soltanto tra aprile 2019 e marzo 2020 Cuba avrebbe perso ben 5,6 miliardi di dollari. Tra le aziende colpite dalle sanzioni statunitensi «ci sarebbero anche alcune imprese europee», ha aggiunto Goicochea Estenoz, nominando gli operatori turistici spagnoli Blau, Iberostar e Meliá, così come il produttore di bevande francese Pernod Ricard. Un danno rilevante visto che l’Europa è uno dei più importanti partner commerciali dell’isola: nel 2019 secondo l’Ufficio nazionale di statistica e informazione, la regione europea si è classificata seconda nell’import-export con Cuba, venendo superata di pochissimo solo dalla regione americana, avvantaggiata dal petrolio venezuelano.

Anche per questo non deve sorprendere il duro attacco di Borrell all’embargo statunitense espresso durante la conferenza congiunta dello scorso 6 febbraio a Mosca con il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov: «Ci rammarichiamo molto della decisione di Trump di includere Cuba nella lista dei Paesi che sostengono il terrorismo, presa nelle ultime ore del suo mandato. Noi speriamo che la nuova Amministrazione possa invertirla. LUe rifiuta l’embargo statunitense su Cuba e lo diremo anche al presidente Biden». Una decisione che però trova pareri discordanti anche negli Stati Uniti.

Per Soler «non c’è trattativa con il regime cubano: devono rispettare tutte le condizioni. Libertà immediata per tutti i prigionieri politici, fine della repressione contro oppositori e popolo cubano, rispetto dei diritti umani, diritto a manifestazioni pubbliche pacifiche, elezioni libere e plurali senza coercizione. Gli affari non possono essere al di sopra delle sofferenze dei cubani».

Una posizione molto simile a quella di Maria Elvira Salazar, deputata repubblicana della Florida, che ha chiesto all’Amministrazione Biden «di pretendere dal regime cubano di liberare i prigionieri politici, consentire una stampa libera ed equa, legalizzare tutti i partiti politici e accettare elezioni libere ed eque prima che qualsiasi sanzione venga revocata».