I nuovi criteriDecreto sostegno, 12 miliardi per imprese e partite Iva

In parallelo con il nuovo dpcm e con le restrizioni che scatteranno dal 6 marzo, il governo Draghi conta di varare il nuovo pacchetto di aiuti. Si ipotizza anche un nuovo scostamento di bilancio: i 32 miliardi autorizzati potrebbero non bastare

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

In parallelo con il nuovo dpcm e con le restrizioni che scatteranno dal 6 marzo, il governo Draghi conta di varare anche il nuovo pacchetto di aiuti alle imprese. Il «decreto sostegno» (non più ristori), con le nuove risorse economiche per fronteggiare le conseguenze delle chiusure, sarà varato «nell’arco di una settimana-dieci giorni», ha assicurato ministro degli Affari regionali Mariastella Gelmini.

In ballo – scrive La Stampa – ci sono 10-12 miliardi di contributi a fondo perduto a favore di imprese e partite Iva dei 32 miliardi di deficit in più autorizzati con l’ultimo scostamento di bilancio di dicembre. Ma non è detto che questa somma sarà sufficiente per far fronte all’erogazione dei nuovi ristori e di tutte le nuove spese, compresa la proroga della cassa integrazione e i costi per la sanità, che la nuova fiammata di pandemia richiede. I ministri starebbero spingendo per avere più fondi a disposizione e per questo sotto traccia si ragiona già sulla possibilità di chiedere a breve un altro sforamento del deficit.

Il governo, con una serie di riunioni tecniche e politiche, ha iniziato ieri a tirare le fila del pacchetto di interventi. Sul tavolo, oltre ai classici ristori e gli aiuti promessi, ci sono anche interventi a favore delle famiglie e le attese misure sul fisco, sia per definire le nuove scadenze delle rate della rottamazione (probabile una nuova proroga di due mesi), sia per fissare la data di ripresa della riscossione. Tutte misure che, tra l’altro, potrebbero venire anche spacchettate e confluire in un «decreto Cartelle» separato dal «Sostegno» vero e proprio.

Ieri ne hanno parlato il ministro dell’Economia, Daniele Franco, il responsabile dello Sviluppo, Giancarlo Giorgetti, e il sottosegretario alla presidenza, Roberto Garofoli. E a Palazzo Chigi è stato ascoltato anche il direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini.

Col nuovo decreto il governo punta a superare il vecchio criterio dei codici Ateco e delle perdite di fatturato riferite al solo mese di aprile 2020, per passare a rimborsare i costi fissi effettivamente sostenuti. L’idea iniziale per ammettere imprese e partite Iva ai nuovi contributi era quella di calcolare la perdita di fatturato patita nell’intero 2020. Si pensava di fissare questa soglia al 33%, ma è anche possibile che il limite venga abbassato al 30 o al 28% per ampliare la platea dei beneficiari.

Resta da definire ancora – spiega La Stampa – il perimetro di erogazione degli aiuti al settore della montagna, costretto alla chiusura degli impianti sciistici. Si sarebbe parlato di 4,5 miliardi da erogare.

Al Tesoro da giorni stanno facendo delle simulazioni dei vari schemi di intervento puntando a prevedere indennizzi via via sempre più selettivi. Allo studio anche la possibilità di realizzare una piattaforma ad hoc attraverso cui gestire le autocertificazioni delle attività economiche. La priorità, dicono dal Mise, andrà data anche alle partite Iva.

Nel decreto ci saranno «risorse anche retroattive per la scuola, per i congedi e anche per la didattica a distanza. Le risorse ci sono, il problema è spenderle velocissimamente», ha spiegato ieri la ministra Gelmini. In particolare per i congedi, a fronte della nuova chiusura delle scuole, verranno stanziati 200 milioni di euro. È previsto sia il passaggio al lavoro agile per genitori di ragazzi sotto i 16 anni malati di Covid per il periodo della «Dad» o della quarantena del figlio, sia la riproposizione del congedo (pagato al 50%) per i genitori con figli minori di 14 anni.