Il patto per gli stataliLandini chiede al governo un nuovo assunto per ogni pensionato

Firmato a Palazzo Chigi l’accordo sui dipendenti pubblici che sblocca una situazione ferma dal 2019. Il leader della Cgil dice che ora servono staffette generazionali, formazione e prepensionamenti per favorire il ricambio

Foto Ettore Ferrari/LaPresse/POOL

Per rinascere dalla pandemia la politica «deve rimettere al centro il lavoro e i lavoratori. Credere che il mercato potesse risolvere tutti i problemi è stato un grave errore». Lo dice alla Stampa il leader della Cgil Maurizio Landini, dopo aver firmato a Palazzo Chigi l’accordo sui pubblici dipendenti che sblocca una situazione ferma dal 2019. «È il segnale che la pubblica amministrazione può diventare motore di sviluppo, creatrice di buona occupazione», spiega il leader sindacale.

Con la pandemia, dice, si è «rivalutato il lavoro in generale. Ha fatto capire che senza scuole e ospedali siamo tutti meno sicuri, con meno diritti». Il nuovo patto prevede l’aumento di 107 euro mensili con il rinnovo dei contratti, maggiori risorse per la revisione degli inquadramenti professionali, formazione e smart working.

E a Draghi che nel discorso introduttivo ha ricordato che l’età media dei pubblici dipendenti è di 51 anni, Landini dice che bisogna assumere i giovani: «Il turnover è fermo da tempo e dovrà essere sbloccato». Poi serve «tanta formazione per tutte le lavoratrici e i lavoratori» e la sperimentazione di «staffette generazionali: per ogni dipendente che va in pensione, uno va assunto». Ovviamente, dice, «prevedendo naturalmente una fase di affiancamento tra chi entra e chi esce perché non vada perduta l’esperienza di chi lascia».

Serviranno anche prepensionamenti: «C’è bisogno di rimettere mano alla riforma delle pensioni. Favorire il ricambio generazionale con percorsi di accompagnamento all’uscita è anche un modo, all’interno di una riforma, per attutire l’effetto della fine di quota cento».

Avviata la pratica del pubblico impiego, però restano sul tavolo altri due temi spinosi. A partire da da Alitalia e dal pericolo di migliaia di esuberi: «Primo: non parliamo di esuberi, sono persone. Che vanno valorizzate», specifica Landini. «Bisogna scommettere sul rilancio del turismo dopo l’epidemia e capire quale ruolo può giocare in questo progetto la compagnia di bandiera. A questo scopo è necessario un vero piano industriale che utilizzi le consistenti risorse messe a disposizione».

Il secondo dossier è quello dell’Ilva. La magistratura chiede di chiudere l’area a caldo, cioè di far morire l’acciaieria. «Io non mi permetto di valutare le sentenze della magistratura», risponde Landini. «Dico che sull’Ilva c’è un accordo che prevede anche l’ingresso dello Stato nella società. Quell’accordo va applicato. La produzione dell’acciaio è strategica per il Paese. E va realizzata utilizzando processi lavorativi che non inquinano. Penso che dovremo avere come prospettiva il superamento delle fonti fossili. Non possiamo permetterci di perdere l’industria dell’acciaio anche utilizzando le risorse europee per renderla ecologicamente sostenibile».

Sul subbuglio nel Pd, Landini preferisce non entrare, però dice: «Per molto tempo in Italia e in Europa i progressisti hanno accettato l’idea che fosse il mercato, da solo, a risolvere tutti i problemi. Questo ha prodotto il distacco di chi lavora dai partiti e dalla politica. Da questo è nata anche la cosiddetta antipolitica. Spero che si voglia voltare pagina. È venuto il momento di rimettere al centro il lavoro».