Lombardia in arancione scuroLa terza ondata durerà 40 giorni, fino al 20 marzo

Secondo le previsioni matematiche dell’ingegnere Alberto Gerli, che studia l’andamento dell’epidemia da un anno, fino al picco si conteranno circa 600mila contagiati in più. Per innescare la discesa, bisogna agire nei primi 17 giorni

(La Presse)

La terza ondata del virus durerà «quaranta giorni. Su questo ci sono pochi dubbi». Lo dice al Corriere Alberto Gerli, ingegnere, laureato a Padova e specializzato in Texas, che studia con un modello matematico raffinato l’andamento dell’epidemia da più di un anno, ed è diventato un punto di riferimento per alcuni tra i più insigni medici ed epidemiologi lombardi. Ha previsto alla perfezione l’esplosione della seconda ondata in autunno. E le sue previsioni sulla terza fase si stanno rivelando estremamente accurate.

«Abbiamo analizzato oltre trenta “curve”, relative alla prima e alla seconda fase, dalla Cina all’Europa. E la durata, fino al picco, è sempre quella», spiega. «Considerando che si può identificare l’inizio della “Fase 3” intorno all’8 febbraio, si arriverà con una continua crescita fino al 20 marzo».

E sulla base di questi modelli, viene fuori anche quando è necessario agire con gli interventi di contenimento. «Oltre a sapere che, una volta innescata, la curva del contagio sale per 40 giorni, sappiamo anche con certezza quando dovremmo intervenire: nei primi 17 giorni. In questo ristretto periodo iniziale, gli interventi di contenimento hanno un’eccezionale efficacia e possono davvero modificare l’andamento della curva», dice l’ingegnere.

Questi interventi saranno poi determinanti su «quanto rapidamente scenderà la curva. Ne abbiamo una chiarissima dimostrazione con il lockdown più rigido finora sperimentato al mondo, quello disposto in Cina in “Fase 1”. Neppure quello ha influenzato la crescita della curva quando ormai si era innescata. Passati i primi 17 giorni, l’epidemia segue il suo andamento naturale per la durata di 40 giorni». Il problema della divisione dell’Italia in fasce di colore, però, è che si basa «su una fotografia di due settimane prima. Dunque, ed è sempre una valutazione scientifica, sconta un costante ritardo».

In base ai dati, dunque, Gerli prevede che «su tutta Italia, da qui al 20 marzo, ci aspettiamo circa 600mila contagiati in più rispetto agli attuali 3 milioni. E un numero di decessi che sarà inferiore a quello delle due fasi precedenti, ma comunque pesante, intorno ai 10mila. Avremo purtroppo picchi di oltre 40mila contagiati e 7/800 decessi al giorno».

Il ministero della Salute deciderà oggi sulle fasce di rischio delle regioni. La Lombardia da mezzanotte è già in fascia arancione rinforzato, chiudono le scuole, ma rischia il rosso. Il presidente della Regione Attilio Fontana dice al Corriere: «Ora il Covid attacca anche gli studenti. Sono dispiaciuto per le famiglie ma è la scelta giusta».

Il governo intanto ha chiesto a presidenti di Regione e sindaci di mandare in rosso tutte le zone dove si creano focolai. Se anche questo non dovesse bastare a fermare l’avanzata del Covid-19, dovrebbero scattare le chiusure nazionali. Al momento l’ipotesi di tornare al lockdown viene esclusa, altre ipotesi continuano a essere esplorate nella direzione di limitare al massimo lo spostamento delle persone ed evitare i contatti.

La possibilità di portare alle 20 il coprifuoco è stato discusso nei giorni scorsi, quando si stava mettendo a punto il dpcm firmato dal presidente del Consiglio Mario Draghi il 3 marzo, in vigore dal 6 marzo al 6 aprile. Si è deciso di prendere tempo, ma l’orario sarà anticipato qualora ci si rendesse conto che il numero di nuovi contagiati da ricoverare possa mandare in crisi le strutture sanitarie.