La vie en roseUna nuova sfumatura di Prosecco

È il più amato dagli italiani, e non solo: con le sue bollicine il Prosecco è simbolo di spensieratezza e leggerezza. E ora si tinge di rosa: il Prosecco rosé ha debuttato nel 2020 e sta conquistando tutti con l’appeal della novità e con un colore che mette di buon umore

È fresco, è profumato, è pieno di bollicine, ed è rosa. Il Prosecco rosé sembra il compagno perfetto per chi vuole concedersi un calice senza troppi pensieri. Insomma, «è la novità enologica più importante del 2020, perché intercetta due grandi tendenze: il Prosecco, che sta riscontrando successo in tutto il mondo; e le bollicine rosé, sempre più amate».

È questo il parere di Pierluigi Bolla, presidente di Valdo Spumanti, che ci aiuta a fare un passo indietro, e a cercare le origini del Prosecco Rosè, che non nasce l’anno scorso, bensì «diversi anni fa, nel momento in cui vengono modificate le leggi di produzione, e Prosecco diventa un’area geografica, come Chianti o Champagne, al cui interno vengono create due zone: Conegliano Valdobbiadene, nel territorio collinare storico, tutelata dal marchio DOCG, e l’area DOC in pianura. L’uva, che prima si chiamava Prosecco, ora si chiama Glera. In questo modo si tutela una tipicità, e si evita che, come stava accadendo, l’uva “prosecco” possa essere coltivata ovunque, in Puglia come in Austria o in Romania. Tutela, quindi, ma anche possibilità. Infatti, come nella Champagne si possono realizzare vini bianchi o rosé, anche qui, essendoci una produzione di Pinot nero, abbiamo pensato che si potesse fare il rosé. Si è cercato negli annali se in passato ci fossero state produzioni “rosa” e si è scoperto che sì, c’erano state».

Va poi ricordato che nel Prosecco, in base alla normativa, si può aggiungere un 15 per cento di Chardonnay, o di Pinot bianco o di Pinot nero: «noi di Valdo produciamo da tempo il DOC Tenuta La Maredana con il 15 percento di Pinot nero, vinificato in bianco». La differenza sta tutta nella lavorazione, che prima era in bianco, ma tutto si inserisce in un quadro già definito e disegnato. Così come già scritto era il successo di questo Prosecco Rosé: «Il vino si sta vendendo», spiega Bolla. «I canali di commercializzazione si stanno riempiendo, ma il primo vero bilancio si farà con la prossima vendemmia. Del resto si tratta di uno spumante che mantiene le caratteristiche del Prosecco, quella leggerezza e versatilità che lo fanno amare da tutti, quel profumo fruttato di mela cui ora si aggiungono i frutti di bosco dati dalla presenza del Pinot nero. Una presenza che non è però eccessiva, che non va a coprire o a snaturare le caratteristiche originali del Prosecco».

Eppure «tra il rosé e il Tenuta La Maredana, realizzato con le stesse uve ma in bianco, esiste una differenza sostanziale: il bianco è più strutturato, più “brut”, è un prodotto adatto a occasioni, e forse a clientele, differenti». Differenze con gli altri Prosecchi, e differenze con gli altri rosati: «Siamo stati tra i primi a sviluppare lo spumante rosé: il Valdo Rosé Brut Marca Oro nasce in Sicilia, dove produciamo Nerello Mascalese, che poi uniamo al 30 per cento di Glera. Ha una struttura importante, un profumo in cui si sentono le suggestioni di quelle terre vicine all’Etna, in cui si percepisce il tannino. Nel Prosecco rosé no: ha caratteristiche di piacevolezza, ha più zuccheri, è perfetto per un aperitivo, magari in spiaggia, d’estate. È perfetto da servire con gli stuzzichini, con il Grana, ma anche con le carni bianche o con un pesce semplice, non troppo condito». Insomma, un vino che con l’avanzare della bella stagione non può che stuzzicare.

Un vino in cui non solo Valdo ha creduto da tempo: tra i precursori del progetto anche Villa Sandi. Giancarlo Moretti Polegato, presidente di Villa Sandi, ne è sempre stato un entusiasta sostenitore: «Personalmente avrei voluto inserire il Prosecco rosé fin dalla nascita del Consorzio DOC Prosecco nel 2009. Ma forse i tempi non erano maturi. Da allora, in dieci anni, il Prosecco è diventato un fenomeno globale, le bollicine più conosciute ed apprezzate del mondo, simbolo di stile di vita italiano. E i tempi sono maturati: siamo stati tutti d’accordo, e nel 2020, è arrivato il Prosecco DOC rosé. E noi siamo stati la prima azienda a fare domanda di spumantizzazione, e i primi a portare la novità negli Stati Uniti. Ora lavoriamo con 111 Paesi, e ce lo chiedono: questo è l’anno della verità per un prodotto che, presentato a fine ottobre, è subito piaciuto, e ha dato vigore e nuovo slancio al mercato, sia domestico sia internazionale. Sono convinto che potrà rappresentare il 10-15 per cento della denominazione».

Non bisogna poi dimenticare che l’Italia non è un Paese particolarmente amante del rosa: «Non siamo mai stati grandi consumatori di rosé, come invece lo sono la Francia o l’Inghilterra. Ora grazie al Prosecco Rosé si sta avendo una maggiore diffusione. Basta pensare che questo vino è sempre presente in tutta la Grande distribuzione organizzata: ogni catena di supermercati ne ha a scaffale almeno un paio di marche. È un mercato che si espande, anche perché legato al Prosecco: chi acquista ha già la sicurezza di quello che troverà nel bicchiere. In più, il Prosecco è alla portata di tutti, non ha un prezzo tale da costringere ad aspettare una ricorrenza importante per stapparlo».

Da decenni nelle Tenute di Villa Sandi viene coltivato il Pinot nero, già utilizzato per lo Spumante Metodo Classico Opere Trevigiane, e l’azienda ha potuto essere pronta quando la modifica del disciplinare è stata approvata. Il gruppo della famiglia Moretti Polegato propone il Prosecco DOC rosé nel canale Ho.Re.Ca con Villa Sandi e nella Grande Distribuzione con La Gioiosa.

Tra i precursori, anche Luigi Vanzella, direttore generale Viticoltori Ponte, che racconta: «Nato da una nostra intuizione risalente al 2007, anche se non poteva ancora essere definito così, Prosecco Doc Rosé è frutto di una visione creativa e lungimirante che da sempre contraddistingue l’azienda e si esprime al meglio grazie all’abilità, alla preparazione e allo spirito di gruppo di tutto il personale. Il suo grande successo e l’immediata consacrazione a livello internazionale ci rendono fieri del lavoro svolto e ci incoraggiano a inseguire sempre le idee che valgono».

Gli fa eco Federico Dal Bianco, vicepresidente di Masottina: «Masottina ha sempre creduto al Prosecco DOC Rosé, tanto da aver partecipato alla sperimentazione voluta dal Consorzio DOC per la definizione del disciplinare. Il Prosecco DOC Rosé di Masottina è un vino che dà risposta alle nuove tendenze del consumatore, fortemente incuriosito dal mondo Prosecco, dalle sue evoluzioni e dalla tipologia rosé. Il Prosecco DOC Rosé ci permette di dare valore alla storia che lega il nostro territorio alla coltivazione di uve a bacca rossa, in particolar modo di un grande vitigno internazionale come il Pinot nero. Il nuovo rosé uscirà a giugno quando il nostro vigneto di Pinot nero avrà la maturità giusta per entrare nel blend e per Masottina rappresenterà una nuova era».

Le loro sono certamente bottiglie da provare, destinate a entusiasmare chi ama i vini profumati ed eleganti. Ma non sono le sole: sicuramente da assaggiare anche il Prosecco Rosè Extra Dry di Cantina Colli Euganei, caratterizzato da finezza e delicatezza, e Voga Italia Prosecco rosé Extra Dry, con la sua elegante bottiglia.

Ancora, il Nuovo Prosecco Rosé DOC di Prestige Collection Mionetto, l’iconica linea della cantina di Valdobbiadene, e per finire quello di Ca’ di Rajo: «Il nostro Prosecco Treviso Doc Rosé Brut è versatile, fresco e fine al palato», spiegano i giovani titolari, Alessio, Fabio e Simone Cecchetto. «Alle sue spalle questa nuova etichetta ha la nostra esperienza nella produzione di Prosecco Doc e Docg e il sapere di un territorio da sempre vocato alla tradizione spumantistica. Siamo sicuri che si affermerà in tempi rapidi come nuovo trend di consumo negli oltre 50 Paesi in cui già esportiamo».

Una certezza condivisa dai produttori, che credono nel successo di questo vino, capace di tingere di rosa l’estate che sta per arrivare.