Contro il fumoParlamentari inglesi per la riduzione del danno delle sigarette

Per contrastare il passo indietro dell’Oms, che suggerisce di vietare lo svapo, c’è un intergruppo a Westminster che vuole creare un fronte di Paesi che abbraccino il principio di riduzione del danno nel settore tabacco

ander-burdain, Unsplash

In un rapporto pubblicato il 31 marzo, l’All Party Parliamentary Group, intergruppo parlamentare sul vaping e il fumo digitale, ha invitato il governo britannico a sfruttare al meglio la Brexit sfidando l’opposizione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) allo svapo alla prossima Conferenza delle parti (Cop) della Convenzione quadro sul controllo del tabacco (Fctc). 

L’invito fa seguito a un’indagine di quattro mesi condotta dall’intergruppo sull’Fctc, che ne ha indagato la storia, la governance e l’approccio al processo decisionale basato sulle evidenze scientifiche. Un approccio suggerito dall’Oms che lo ha altresì incoraggiato, applaudendo ai divieti di svapo. 

In un momento in cui il governo del Regno Unito ha fissato un obiettivo ambizioso per rendere l’Inghilterra un Paese senza fumo entro il 2030, e il Public Health England ha affermato che lo svapo è almeno del 95 per cento meno dannoso del fumo, i membri della Camera dei Comuni e della Camera dei Lord vogliono che venga garantito che l’Oms non volti le spalle al miliardo di persone in tutto il mondo che ancora fumano, compresi i sette milioni nel Regno Unito.

I parlamentari – tra cui il visconte Matt Ridley, un grande sostenitore delle alternative per la riduzione del danno – hanno invitato il governo a considerare di «ridurre drasticamente i nostri finanziamenti» se non si vedrà un cambiamento nell’approccio dell’Oms con la Convenzione. 

Il rapporto chiede di garantire che l’Oms ritorni al principio fondante dello stesso Trattato, che include la riduzione del danno; limitare qualsiasi decisione di vietare lo svapo e le altre alternative a rischio ridotto al fumo; inviare esperti e consumatori a sedere accanto ai funzionari del Dipartimento di Salute e Assistenza Sociale durante l’evento multilaterale delle parti Cop; istituire un gruppo di lavoro per esaminare la scienza e le prove per prodotti nuovi ed emergenti; e garantire apertura e trasparenza invece di processi decisionali segreti.

I parlamentari inglesi hanno ascoltato le testimonianze di Clive Bates, ex direttore del gruppo antifumo ASH, nonché della professoressa Lynne Dawkins della London South Bank University e dei gruppi di consumatori New Nicotine Alliance e We Vape, tra gli altri. Gli intervistati hanno richiesto che la delegazione di funzionari del Dipartimento della Sanità, diplomatici e attivisti solitamente inviati a questi eventi sia rafforzata con esperti con esperienza nel mondo reale e persino ex fumatori che possano attestare i benefici dello svapo e di altri prodotti a rischio ridotto, considerando che la voce del consumatore sia mancata finora in questi dibattiti.

Ora che il Regno Unito ha lasciato l’Unione europea, la delegazione britannica non è più vincolata a una posizione europea comune sulla politica del tabacco e della nicotina. La riunione della Cop9 sarebbe una delle prime opportunità per il Regno Unito per prendere posizione a un forum delle Nazioni Unite. I parlamentari hanno chiesto la costruzione di coalizioni con Paesi che la pensano allo stesso modo e che hanno abbracciato il principio di riduzione del danno nel settore tabacco.

Nelle precedenti riunioni della Cop, gli Stati membri hanno spesso avuto paura di parlare, ma l’inchiesta condotta dall’intergruppo ha incoraggiato il governo del Regno Unito a restare fermo nel difendere la forte posizione interna, anche se l’Oms dovesse continuare con il suo approccio proibizionista. 

Anche l’Anafe – Associazione Nazionale Produttori Fumo Elettronico, appartenente a Confindustria – ha fatto sapere di accogliere con favore il rapporto sul vaping rilasciato dall’intergruppo parlamentare inglese Aapg: «Il Regno Unito, grazie ad un approccio scientificamente laico e progressista, si dimostra ancora una volta all’avanguardia nei confronti delle politiche antifumo, sottolineando come il vaping sia un’ottima opportunità per ridurre significativamente il numero di fumatori, nonché le spese sanitarie correlate al fumo», così ha commentato l’iniziativa il presidente di Anafe Umberto Roccatti.

«Con il Parlamento inglese – prosegue Roccatti – condividiamo l’obiettivo di garantire uno strumento a rischio ridotto, del 95% meno dannoso rispetto al tabacco tradizionale, al miliardo di persone in tutto il mondo che non vogliono o non riescono a smettere di fumare, quasi 10 milioni solo in Italia. Condividiamo in particolare le raccomandazioni del rapporto all’Oms che includono l’affermazione del principio di riduzione del rischio e l’abbandono di posizioni proibizioniste, la limitazione di qualsiasi decisione relativa al divieto di svapo e di altre alternative a rischio ridotto del fumo, il coinvolgimento di esperti e consumatori durante l’evento internazionale delle parti (Cop) e l’istituzione di un gruppo di lavoro per esaminare la scienza e le prove per i prodotti nuovi ed emergenti. Dopo tutte le evidenze scientifiche, non solo è grave considerare la sigaretta elettronica marginale nella lotta al fumo e continuare ad esporre milioni di fumatori al rischio di cancro, ma ancor più assurdo che siano paragonate al fumo tradizionale, che causa quasi 1/3 dei casi di cancro in Europa».

Intanto, intervenendo al lancio del rapporto, Mark Pawsey, membro del Parlamento per il Collegio di Rugby e presidente dell’intergruppo for Vaping, ha detto: «Non c’è dubbio che l’Oms abbia sviluppato una posizione negativa in relazione allo svapo negli ultimi anni. Volevamo valutare se rimanesse adatto allo scopo in un paesaggio evoluto dove nuove tecnologie hanno consentito nuove strategie di riduzione del danno. Uno dei pilastri fondanti del Trattato che il Regno Unito ha firmato quasi 20 anni fa era quello della riduzione del danno. Se l’Oms si oppone ad aderire a questo e continua a perseguire un’agenda per vietare alternative meno dannose al fumo, il Regno Unito dovrebbe prendere in considerazione un drastico ridimensionamento del nostro finanziamento».

L’intergruppo si è anche rivolto a Jo Churchill, il ministro della Sanità pubblica, mostrando i risultati dell’indagine e chiedendo un incontro per discutere le loro raccomandazioni.

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