Brindiamo alla vita10 valli da cui ricominciare con una bottiglia

Dopo aver lungamente brindato davanti ai computer, è tempo di uscire e far prendere aria ai calici: ecco le cantine e le bottiglie attraverso cui scoprire 10 valli italiane

A monte, c’è la pandemic fatigue: quella sensazione di logoramento che ci portiamo addosso dopo lunghi mesi trascorsi in casa, a farci salvare per lo più dal buon vino e cibo. Ma in fondo a questo periodo, all’alba dell’estate, ci sono loro, le valli. Sono territori che invitano al turismo di prossimità, ai primi, timidi passi in sicurezza all’aria aperta, attraverso la riscoperta di prodotti tipici. E allora torniamo a brindare en plein air con le giuste bottiglie.

Val di Cembra

Culla della viticoltura trentina, la Valle di Cembra si sviluppa in altezza, grazie ai terrazzamenti creati sulle pendici dell’abisso scavato dal torrente Avisio. Qui la vigna è religione. Ci sono due vitigni che rappresentano la tradizione più profonda di quest’area: la Schiava e il Muller Thurgau, che grazie al clima unico creato dall’interazione con l’Ora del Garda si esprimono in maniera sublime nelle bottiglie dei produttori riuniti nel consorzio Cembrani DOC. Tra le espressioni più interessanti, c’è la Schiava di Alfio Nicolodi, che lavora queste uve rosse con una vendemmia tardiva e un passaggio di appassimento. Sul Müller Thurgau ogni produttore restituisce i sentori minerali dati dal porfido, caratteristica dominante della valle. Tra le bottiglie più interessanti da provare, il Müller Thurgau di Michele Simoni.

Piana Rotaliana

Considerato il principe dei vini del Trentino, il Teroldego Rotaliano DOC è uno dei protagonisti del mondo vitivinicolo dell’area che comprende anche le Dolomiti della Paganella. Ricavato da un vitigno autoctono, questo vino è presente sulle tavole fin dal 1300 ed esprime al massimo le sue qualità e peculiarità quando affonda le sue radici nel particolare terreno della Piana Rotaliana, tra il fiume Adige e il torrente Noce. Si tratta di una piana alluvionale, che ha forma di un vasto triangolo racchiuso fra le sponde dei due fiumi e con al vertice l’imbocco della Val di Non. Con le sue fragranze intense che ricordano i frutti di bosco maturi e il classico sentore di note di caffè e liquirizia, il Teroldego Rotaliano DOC è una delle eccellenze trentine da gustare: con gli occhi, con il naso e con la bocca. Tra i produttori che valorizzano questa DOC c’è Cavit, sia nella linea consumer che in Bottega Vinai, quella dedicata alla ristorazione.

Val di Sangro

Andiamo in Abruzzo. La val di Sangro è una valle fluviale che si estende lungo il corso del fiume Sangro, nella zona meridionale delle province dell’Aquila e di Chieti. In questa zona si realizzano il Montepulciano d’Abruzzo Doc, il Trebbiano d’Abruzzo Doc, il Pecorino Igt, il Rosato Igt, il Merlot. Feudo Antico, brand parte del gruppo Cantina Tollo, fa nascere qui il Pecorino Igp Terre Aquilane Feudo Antico per Casadonna. Nel 2010 l’azienda ha avviato le sue sperimentazioni sui monti della Maiella, per mettere alla prova il Pecorino, vitigno tipicamente non allocato in altura. Alla ricerca di un terreno montano ideale Feudo Antico approda a Castel di Sangro, un luogo selvaggio e incantato dove regna lo chef tristellato. Nella sua tenuta – che si estende per sei ettari in una delle vallate più belle d’Italia – ha trovato spazio, accanto all’orto e al frutteto, il vigneto sperimentale di Pecorino, a oltre 800 metri di quota.

Valle d’Itria

Anche se siamo stati abituati a pensare alla Valle d’Itria come a una zona geografica che comprende un po’ tutto ciò che c’è tra Fasano e Ceglie Messapica, chi la abita davvero ci tiene a precisarne i confini. La Valle d’Itria vera, quella raccontata ad esempio in alcuni tour enogastronomici come quelli organizzati da Viee, si estende in un’area che triangola Martina Franca, Cisternino e Locorotondo. In questo scorcio pugliese tra i vitigni più identitari ci sono il Bianco d’Alessano, la Verdeca e in fase più recente, il Minutolo. In passato questa terra ha dato vita ai vini che venivano usati per il vermouth. Oggi tra le cantine che raccontano al meglio il territorio c’è I Pastini, che nell’Antico imbottiglia la DOC Locorotondo, un blend creato con i tre vitigni simbolo della Valle d’Itria.

Val d’Agri

In Basilicata, la Val d’Agri o Valdagri identifica un territorio tra i monti Sirino e Volturino. Prende il nome dal fiume Agri, che attraversa tutta l’area. Qui nasce la DOC Terre dell’Alta Val d’Agri, denominazione attorno al quale un piccolo gruppo di aziende vitivinicole si sono riunite per preservare e valorizzare il territorio. La DOC si basa su due vitigni alloctoni, il Merlot e il Cabernet Sauvignon, che in queste zone esaltano le loro caratteristiche grazie alle forti escursioni termiche. Tra le espressioni più interessanti c’è il Fantasia, della cantina Azienda Agricola Pisani, il vino perfetto per i capisaldi della gastronomia lucana: arrosti, cacciagione e minestre al sugo.

Val d’Orcia

I paesaggi della Val d’Orcia, in Toscana, sono secondi solo ai Castelli medievali, alle colline sinuose e ai bellissimi casali disseminati tra le colline. Si trova tra le province di Siena e Grosseto, è sede di un parco protetto ed è riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Come valle vitivinicola ha fatto un po’ più fatica ad affermarsi a causa della prossimità con le DOC Brunello di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano. Ma oggi l’Orcia DOC brilla, esprimendosi in un blend di 60% di Sangiovese e 40% di vitigni locali. Marco Capitoni, proprietario dell’omonima cantina, ha scritto la sua ode alla Val d’Orcia nelle bottiglie di Frasi, una sintesi di Sangiovese, Canaiolo e Colorino che esce solo nelle annate migliori.

Val di Noto

Siracusa, Avola, Noto, Pachino, Rosolini, Palazzolo Acreide, Ispica, Caltagirone, Modica, Ragusa e i piccoli borghi limitrofi: tutti questi sono i gioielli della Val di Noto, territorio siciliano ricco di bellezze naturali, mare da sogno e un grande patrimonio culturale ed enogastronomico. I vitigni simbolo della zona sono il Nero d’Avola e il Moscato Bianco, che danno origine alle DOC Siracusa, DOC Noto, DOC Eloro. Nella città che dà il nome alla valle opera la cantina Marabino, dove i vitigni vengono accuditi senza l’uso di sostanze chimiche né in vigna né in cantina. Qui si coltiva in biodinamico, metodo che oggi tanto fa discutere, per far sì che il vero corredo genetico del territorio si esprima al meglio in bottiglia. Tra le bottiglie più sorprendenti e rappresentative della cantina c’è Muscatedda, che nasce dall’unica varietà autoctona a bacca bianca del territorio della val di Noto, cioè il Moscato di noto, qui vinificato secco.

Valle del Cesano

Nelle Marche, possiamo lasciarci avvolgere dalle meraviglie della Valle del Cesano. Qui si incrociano natura e cultura, ma anche tanta ricchezza enogastronomica. Assieme a tanti prodotti tipici come la Cipolla di Suasa e il Salame di Frattula, qui ci sono alcune DOC a cui fare molta attenzione. Si inizia con il Verdicchio dei Castelli di Jesi per poi passare all Rosso Conero, il Bianchello del Metauro, il Sangiovese dei Colli Pesaresi rosso, il Pergola DOC nelle tre versioni novello, rosso e passito e il Garofanata. La cantina Santa Barbara beneficia della visione di Stefano Antonucci, in cui rituali e attese si mescola con energia e creatività. Ha dato il suo nome a Stè, un Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC ottenuto con uve coltivate su terreno tufaceo sabbioso. Frutta fresca e fiori bianchi, è quel bianco discreto che fa sentire la sua mancanza.

Val d’Alpone

In Veneto, la Val d’Alpone si estende nella provincia di Vicenza, che scorre da nord a sud ed è percorsa dall’omonimo torrente. Essa rappresenta la più orientale di una serie di valli parallele della provincia di Verona e segna l’estrema propaggine orientale dei monti Lessini. Questo è il regno del Soave Classico di Monteforte d’Alpone e per il Lessini Durello, espressioni da sempre esplorate dalla cantina Giovannitessari. Ma nel 2013 qualcosa è cambiato: l’uva Solaris è stata ammessa nella provincia di Verona tra le varietà consentite e c’è chi come Giovanni Tessari, proprietario dell’omonima cantina di Roncà (Vr), non ha perso tempo, realizzando subito l’impianto. Si tratta di una varietà resistente alle principali malattie (e che quindi non necessita di trattamenti antiparassitari) creata attraverso incrocio nel 1975 a Friburgo ma solo di recente autorizzata nel nostro Paese. Dopo la prima vendemmia, avvenuta nel 2017, è nato Rebellis. Con i suoi sentori agrumati, di spezie dolci e di fiori, è perfetto da abbinare a primi piatti, antipasti di pesce e preparazioni veg.

Val d’Ossola

La Val d’Ossola si trova in Piemonte ed è un’estesa valle della Provincia del Verbano-Cusio-Ossola, corrispondente a buona parte del bacino idrografico del fiume Toce. Comprende altre sette valli laterali principali e confluisce su Domodossola. Ricca di bellezze naturali e storiche, qui la viticoltura riveste un ruolo importantissimo. In Val d’Ossola si parla storicamente di Prünent, un vitigno autoctono assimilabile al Nebbiolo: è alla base dei più grandi vini piemontesi conosciuti nel mondo, Barolo e Barbaresco su tutti. Tra i produttori che hanno saputo imbottigliare l’estrema eleganza di questo vino c’è Cantine Garrone.