Polvere di stelleConte alla guida del nuovo M5S, Casaleggio gli ricorda che è diventato premier grazie al vecchio Movimento

L’ex presidente del Consiglio nega l’ipotesi di complotto internazionale per far cadere il suo governo e spiega che sosterrà Draghi ma senza rinunciare alle battaglie grilline. Il leader di Rousseau, dopo il divorzio, parla di decisioni prese in questi mesi «in una segreta stanza romana» e della violazione di regole interne per dare ruoli di potere «a persone ben definite»

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

È «molto motivato» a tornare in politica, dice l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Corriere nella prima intervista da quando ha lasciato Palazzo Chigi. Ma la fine del suo governo non fu un “Conticidio”: «Nessuno ha mai pensato a un complotto internazionale. Il mio governo ha sempre ricevuto forte sostegno dalle cancellerie europee, anche perché, se non lo avesse avuto, l’Italia non avrebbe ottenuto l’affidamento per i 209 miliardi del Recovery».

Giuseppe Conte parla a poche ore dall’uscita ufficiale di Davide Casaleggio dal Movimento Cinque Stelle. Quello stesso Casaleggio che in un’intervista alla Stampa gli ricorda che se è diventato premier lo deve al modello del “vecchio” M5S. «Il modello del Movimento 5 stelle ha consentito di ottenere il 33% di fiducia del Paese e ha dato la possibilità a migliaia di cittadini sconosciuti, come lo stesso Giuseppe Conte, di rivestire ruoli prestigiosi e di potere impensabili. Probabilmente quello che oggi non va più bene è che si vuole dare questa possibilità a persone ben definite», dice il figlio del fondatore dei Cinque Stelle.

L’intervista a Conte
Conte nei prossimi giorni presenterà il nuovo statuto ed è pronto a prendere in mano la leadership grillina. Il nuovo Movimento, racconta al Corriere, «avrà un respiro più ampio e internazionale, sarà in costante dialogo con la società civile e con tutte le componenti sane del Paese. Allargheremo il nostro raggio di azione a tutti i ceti produttivi, anche a quelli a cui in passato non abbiamo guardato con la dovuta attenzione. Penso a tutta la filiera dei servizi, al commercio, alle piccole e medie imprese, ai lavoratori autonomi, ai professionisti».

Ma, promette, «saremo ancora più impegnati a combattere mafie e corruzione, concentrati a favorire le innovazioni tecnologiche, la sostenibilità ambientale ed energetica e gli interventi mirati a rendere il nostro Paese più vivibile ed equo per i giovani, le donne e le persone non autosufficienti. E non ci saranno più “no” pregiudiziali». E a breve, annuncia, incontrerà anche Mario Draghi: «Ci siamo sentiti, ci incontreremo presto. Questo periodo non ha giovato al M5S, ma con la nuova leadership tornerà a far sentire la sua voce in modo chiaro e forte e lavoreremo, come sempre, per il bene del Paese».

Certo, dice Conte, alcune decisioni del governo Draghi «hanno scontentato i cittadini e suscitato perplessità, penso al sostegno alle imprese, ad alcuni indirizzi in materia di tutela dell’occupazione e di transizione ecologica. Disorientamento hanno provocato anche il condono fiscale e adesso l’emarginazione dell’Autorità anticorruzione. È normale che il disagio dei cittadini si ripercuota anche sulla forza che conserva la maggioranza relativa in Parlamento. Ma noi che abbiamo lavorato per la tenuta del Paese durante le fasi più acute della pandemia vogliamo essere protagonisti anche della ripartenza. Lo saremo in modo leale e costruttivo senza rinunciare ai nostri valori e alle nostre battaglie».

L’ex premier spiega che sarà «un leader eletto democraticamente e chiamato a operare la sintesi in modo da orientare la rotta e tenere la barra dritta» del nuovo M5S. «Non avremo un uomo solo al comando, ma nuove figure e ruoli con numerosi organi che si occuperanno di rapporti col territorio, rapporti internazionali, iniziative legislative, scuola di formazione…». E dopo che «i tecnici avranno verificato i dati degli iscritti annunceremo le tappe, lanceremo il cronoprogramma e anche la manifestazione a cui stiamo lavorando. Ho assunto con grande entusiasmo l’impegno a elaborare il nuovo progetto e portare il nuovo statuto, che sarà votato prima delle cariche elettive. Il leader sarà eletto dagli iscritti. Li consulteremo ancor più di prima, attraverso una piattaforma telematica che rimarrà lo strumento principale».

Il limite del secondo mandato però non è nel nuovo statuto: la questione «sarà risolta in seguito con il nuovo codice etico e la discussione sarà fatta in modo trasparente coinvolgendo anche gli iscritti». E «nel nuovo Movimento sarà ben chiara la figura del garante e questa figura non può non essere Grillo, presenza insostituibile», ribadisce.

Quanto al divorzio con Casaleggio, spiega: «Le strade si sono divise, ma io e tutto il Movimento abbiamo grande rispetto per Casaleggio, padre e figlio. Bisogna avere rispetto per la propria storia, non ci può essere futuro senza radici». Certo, «l’appoggio a Draghi è stato una scelta difficile e io ho rispetto per chi si è allontanato. Ma non potevamo volgere le spalle alla sofferenza degli italiani, quella scelta andava compiuta e io ho subito posto le condizioni perché partisse il nuovo governo e si completassero campagna vaccinale e Pnrr». Su Di Battista dice: «È un ragazzo leale e appassionato, adesso è in partenza per l’America Latina ma quando tornerà ci confronteremo e valuteremo le ragioni per camminare ancora insieme».

Tra le prime battaglie, ora, ci sarà quella sulla giustizia e la prescrizione. «Con Bonafede abbiamo programmato massicci investimenti per accelerare i processi, per una giustizia più efficiente ed equa», spiega l’ex premier. «Siamo invece contrari a meccanismi che alimentino la denegata giustizia. Ci confronteremo in modo chiaro e trasparente con le altre forze politiche». Ma Conte spiega non si candiderà alle suppletive di Roma: «Devo dedicarmi a tempo pieno alla ripartenza del Movimento». E intanto con il Pd «continuiamo a lavorare per siglare accordi in altri Comuni. Come già a Napoli, stiamo lavorando insieme per costruire un solido patto anche per le Regionali calabresi. La direzione di marcia è chiara e la nostra identità sarà così forte che ci consentirà di dialogare anche con l’elettorato moderato».

L’intervista a Casaleggio
E mentre Giuseppe Conte presenta il suo nuovo Movimento, Davide Casaleggio saluta quello vecchio, immaginato da suo padre Gianroberto. Dopo settimane di trattative, è stato raggiunto l’accordo tra Rousseau e il M5S. «Siamo arrivati ad un accordo perché era necessario separare le strade», spiega alla Stampa con parole dure. «Negli ultimi 16 mesi il MoVimento ha deciso di violare così tante regole e principi di democrazia interna e di rispetto delle decisioni degli iscritti da rendere impossibile per noi continuare un percorso condiviso. Siamo arrivati a non vedere motivi per stare ancora insieme. I soldi come la consegna degli iscritti non sono mai stati la causa del problema, ma un effetto. Il problema era che il MoVimento non intendeva onorare gli impegni presi pagando i lavoratori che attendevano il dovuto da mesi».

Casaleggio è critico sulla mancata posizione di Conte in merito al limite dei due mandati: «Il fatto che in questi mesi non ci sia stata una presa di posizione chiara sul tema mi fa pensare che sia una questione oggetto di contrattazione per il supporto economico richiesto. Ovviamente quando i principi di una comunità sono oggetto di trattativa economica si entra nella fase di liquidazione. Probabilmente, come su molte altre recenti questioni, non si prenderà una posizione chiara e netta. Si rimanderà a un possibile voto e a quel punto, come già accaduto tante altre volte, o sarà presa una decisione in una segreta stanza romana o si proporrà un quesito a ridosso delle candidature».

Nel Movimento dell’«uno vale uno», dice Casaleggio, «troppe persone hanno iniziato a ritenersi più importanti di altre». Ma il leader dell’Associazione Rousseau crede ancora nella democrazia partecipativa: «Credo sia l’antidoto all’accentramento di potere nelle mani di poche persone, al carrierismo politico e all’iperleaderismo. Non è un caso, infatti, che Rousseau, come modello di partecipazione orizzontale e aperto, abbia iniziato a essere percepito come scomodo proprio nella fase di trasformazione gerarchica del movimento verso un’organizzazione partitica tradizionale».

A uccidere il Movimento è stata «la paura di perdere posizioni acquisite», dice. «Nell’ultimo anno purtroppo aver voluto rimandare per 15 mesi l’obbligo statutario di votare la guida politica è stata la cosiddetta finestra rotta che se tollerata troppo a lungo porta a una sensazione diffusa di impunità rispetto alle regole e ai principi di una comunità. Abbiamo assistito in molti casi a una vera e propria transizione etica».

Casaleggio nega il suo conflitto di interesse: «Ho sempre lavorato gratuitamente e senza ottenere alcun vantaggio personale o professionale, anzi. Ho rifiutato incarichi e sono sempre stato fuori dal sistema nomine. Il mio contributo è stato mettere le mie competenze a disposizione per un modello organizzativo e di partecipazione innovativo e unico nel panorama politico italiano». Ma non si esprime sul governo Draghi: «Fino ad oggi ha dovuto occuparsi della questione emergenziale, avremo modo di valutare il reale impatto che saprà portare nei prossimi mesi con un necessario rilancio dell’economia del Paese».

Ma continuerà a fare politica: «La politica per me è dare voce e potere ai cittadini e sicuramente continuerò, nei modi possibili, a farlo sviluppando sempre di più spazi e strumenti di cittadinanza digitale. Il voto su blockchain è il nostro obiettivo concreto dei prossimi anni. Abbiamo sviluppato il modello di partecipazione e vogliamo renderlo sempre più trasparente e distribuito». Rousseau «sarà uno spazio laico e aperto a tutti. Qualunque comunità di cittadini vorrà promuovere la partecipazione dal basso troverà in Rousseau un acceleratore per portare avanti battaglie e idee. Le nuove generazioni avranno un rapporto molto diverso con la partecipazione politica, aderiranno a singole battaglie o progetti e decideranno quando, come e perché partecipare senza aderire necessariamente a una forza politica definita. Nella nuova era della Platform Society gli ecosistemi digitali della partecipazione modelleranno il futuro della politica molto più di quanto immaginiamo oggi».

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