Il nodo prescrizioneI Cinque Stelle si spaccano sulla riforma della giustizia

Arrivano oggi in consiglio dei ministri le modifiche al processo penale messe a punto dalla ministra Cartabia. Ai grillini non piace che la prescrizione torni a correre dopo il primo grado. Ma la Guardasigilli e Draghi tirano dritto

Lapresse

Sulla riforma della giustizia il presidente del Consiglio Mario Draghi e la ministra della Giustizia Marta Cartabia tirano dritto aggirando gli ostacoli. Nonostante le resistenze del Movimento Cinque Stelle, il consiglio dei ministri che oggi affronterà le proposte di modifica del processo penale per velocizzare i tempi e adeguarsi agli standard europei non è stato rinviato. Da Palazzo Chigi il messaggio è chiaro: non possono esserci ritardi. I finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) arriveranno solo se il governo italiano e il Parlamento dimostreranno di essere in grado di tagliare i tempi della giustizia come chiede Bruxelles.

Quindi poco importa se i grillini, ormai frammentati al loro interno, avrebbero voluto ancora una settimana di tempo per convincere la Guardasigilli che la formula della prescrizione, così com’è, ancora non va bene. Quella messa a punto dall’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede resta in piccola parte. Per trovare un accordo con il Movimento, la ministra è partita dall’impianto della riforma del suo predecessore in Via Arenula: la prescrizione si sospende dopo il primo grado ma nel resto del processo – questa è la novità che non convince i Cinque Stelle – la prescrizione riparte. E con tempi ben definiti: due anni per chiudere l’appello, un anno per la Cassazione.

Nella riunione dei grillini che si è tenuta ieri alla Camera, alla presenza anche di Bonafede, è emerso il dissenso. All’ex ministro questa soluzione non va giù, un pezzo dei parlamentari delle commissioni Giustizia è con lui. Chiedono di prendere tempo, ma l’unico risultato concreto che riescono a strappare è far annullare la cabina di regia della maggioranza prevista per ieri. Per il resto, il Movimento va in ordine sparso. L’ipotesi di votare contro o di astenersi in consiglio dei ministri prende quota  – scrive La Stampa – ma fino a un certo punto, perché non tutti i ministri sembrano favorevoli.

La giustizia però è anche l’ultima roccaforte dei Cinque Stelle e qualcuno propone di conservare le forze per continuare la battaglia alla Camera e al Senato, dove gli emendamenti governativi saranno sottoposti al parere dei parlamentari. Mentre c’è già chi, come Enrico Costa di Azione, festeggia per aver «mandato in soffitta la legge di Bonafede».

La sottosegretaria grillina Anna Macina dà garanzie a Palazzo Chigi che la riforma passerà e dal Movimento fanno sapere che alla fine il passaggio in cdm non dovrebbe comportare necessariamente un voto. Di fatto, si potrebbe ridurre a una specie di informativa, con la quale però Draghi intende blindare politicamente una riforma che ha promesso alla Commissione europea entro il termine di luglio.

Con questa soluzione, illustrata da Cartabia a tutti i rappresentanti dei partiti, i Cinque stelle potranno rivendicare la permanenza del principio dello stop definitivo dopo la prima sentenza che accerta fatti e responsabilità, mentre tutti gli altri potranno dire di aver debellato il virus del processo potenzialmente infinito introdotto proprio con la riforma Bonafede.

Oggi in Consiglio dei ministri, la ministra presenterà i suoi emendamenti e il presidente del Consiglio vorrebbe che ad appoggiarli fossero tutti i partiti di governo. La ministra della Giustizia poteva presentare direttamente gli emendamenti al testo già in discussione alla Camera senza l’avallo formale dell’esecutivo, ma Cartabia e Draghi hanno deciso di inserire questa tappa intermedia per impegnare il governo nel suo insieme, e quindi i partiti che lo appoggiano. Sperando così di evitare le insidie e i tranelli parlamentari che metterebbero in forse i miliardi del Recovery plan.

Resta però un ultimo fronte di scontro, dice il Corriere. Quello relativo alla corruzione. Il Movimento, in cambio del via libera alla riforma, ha chiesto che venga allegata una lista di reati imprescrivibili. E tra questi vuole inserire anche la corruzione. Ancora una volta i grillini si trovano costretti a scegliere tra le barricate e un compromesso di governo che non piace a tutti.