L’eccezione tedescaPerché Angela Merkel è contraria alla proposta di Macron sul Green Pass

La Cancelliera è convinta di potersi appellare alla «ragionevolezza» dei suoi cittadini, senza ricorrere a misure coercitive e proseguendo la politica moderata che è la sua cifra distintiva dal 2005

LaPresse

Per difendersi dalla variante Delta (che finora fa aumentare i contagi ma non le ospedalizzazioni) il presidente francese Emmanuel Macron ha esteso l’uso del Green Pass a diverse attività. Dal primo agosto, il certificato che attesta la conclusione del ciclo di vaccinazione, la negatività al tampone effettuato nelle 48 ore precedenti o la guarigione dal Covid-19 sarà obbligatorio per entrare in bar, ristoranti, centri commerciali, ospedali e case di riposo. «Faremo portare il peso delle nuove restrizioni a chi non è vaccinato», ha detto durante il discorso tenuto lunedì. Una decisione accolta in modo ambivalente in patria e all’estero. 

Da una parte, la stretta ha indotto oltre due milioni di francesi a prenotare il vaccino e dall’altra ha suscitato proteste in Francia e nei paesi che hanno scelto di seguirne l’esempio. Nei giorni scorsi, riporta il quotidiano Le Monde, a Parigi, Lione, Tolosa, Montpellier e Marsiglia più di 19mila persone hanno preso parte alle manifestazioni contro l’estensione del pass sanitario. In alcune città gli agenti hanno utilizzato gas lacrimogeni per disperdere la folla, mentre ad Annecy, nell’Alta Savoia, circa 200 manifestanti hanno forzato il cancello della prefettura e occupato il cortile dell’edificio, sgomberandolo poi poco dopo senza l’intervento delle forze dell’ordine. 

Le rimostranze si sono propagate anche in Grecia e  l’agenzia di stampa Reuters riporta che mercoledì un corteo composto da oltre 5mila persone ha sfilato per le vie di Atene, criticando le nuove restrizioni messe in pratica per arginare la diffusione della variante Delta. Molti – chi aveva tra le mani una croce di legno, chi sventolava una bandiera – urlavano slogan contro il vaccino e chiedevano a gran voce le dimissioni del primo ministro Kyriakos Mitsotakis. L’esasperazione nasce dalla decisione del governo di rendere obbligatorio il vaccino per il personale sanitario e imporre a chi entra in bar, ristoranti, cinema e teatri di dimostrare l’avvenuta vaccinazione. 

Anche la Spagna, dove il Tribunale costituzionale ha da poco giudicato incostituzionali alcune parti del decreto con cui il governo nel 2020 aveva imposto lo stato di allarme, cerca di arginare i casi che aumentano dalla metà di giugno. Il virus si diffonde soprattutto tra i giovani e la zona più colpita è la Catalogna, dove è stata annunciata l’imposizione del coprifuoco nelle aree con più di 5mila abitanti e un alto tasso di incidenza. Dalle restrizioni non saranno escluse le località turistiche, tra cui Barcellona e Lloret de Mar. Nel frattempo, il premier Pedro Sánchez non perde la speranza e su Twitter scrive: «Prima della fine dell’estate il 70% della popolazione sarà immunizzato. Stiamo attenti e continuiamo a vaccinarci».

E a vaccinarsi continuano anche i Paesi Bassi, in cui oltre il 77% degli abitanti ha ricevuto almeno la prima dose. Ma questo non ha impedito l’aumento di nuovi casi, con un picco di oltre 10mila contagi raggiunto sabato scorso (il numero giornaliero più alto da dicembre). Per questo, racconta BBC, il primo ministro Mark Rutte si è scusato con i suoi connazionali ammettendo di aver compiuto «un errore di valutazione» quando ha scelto di allentare le maglie dei controlli. Come nel Paese guidato da Sánchez, anche qui la maggior parte dei nuovi contagi si registra tra i giovani e alla fine della settimana scorsa sono state reintrodotte restrizioni per l’ingresso in bar, ristoranti e discoteche. 

Eppure, c’è un Paese che non ha seguito il modello Macron e non ha parlato di obbligo vaccinale: la Germania. Durante la conferenza stampa che la cancelliera Angela Merkel e il ministro della Salute Jens Spahn hanno tenuto al Robert Koch Institut, l’ente che vigila sul controllo e la prevenzione delle malattie infettive, l’intento di entrambi era chiaro: appellarsi alla “Vernunft”, alla ragione dei tedeschi, senza ricorrere a imposizioni. Secondo Federico Niglia, professore di Storia Contemporanea e consulente di ricerca presso l’Istituto Affari Internazionali, l’approccio merkeliano fin dal 2005 «fa leva su uno Stato razionale e ragionevole, che non ha quindi bisogno di un atteggiamento impositivo». Ecco perché, durante il suo discorso, la Cancelliera ha sì sottolineato l’importanza di «werben», far pubblicità al vaccino, pur rimanendo convinta che «un ruolo maggiore nel convincervi a farlo lo avranno le parole di vostro figlio, dei vostri colleghi o dei vostri amici». 

La strategia comunicativa di Merkel è però anche frutto di un evento politico importante per la Germania, le elezioni federali previste per il 26 settembre. In quest’ottica, l’approccio poco coercitivo è finalizzato a «mantenere una linea politica moderata, che non alimenti le critiche delle forze oppositrici, in particolar modo di destra, che dipingono lo Stato come ente che priva il cittadino delle libertà». Per alcuni studiosi l’approccio della Cancelliera è segnato da una sorta di maternalismo, tanto che la biografia scritta dal politologo e giornalista Michael Braun si intitola «Mutti», mamma. Eppure, per Niglia la cifra di Merkel «non è tanto la propensione materna bensì la ricerca di fiducia reciproca con l’elettore, che opta per un leader poiché lo reputa in grado di realizzare politiche di lungo periodo e di successo». 

La scelta di non imporre l’obbligo vaccinale è stata interpretata in vari modi. Jasper Von Altenbockum in un commento sul quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung si chiede, confrontando la decisione della Cancelliera con quella del presidente francese Macron, se in Germania «non esista già l’obbligo di vaccinarsi, non in senso legale ma morale». Poi prosegue, non facendo mistero delle critiche che rivolge alla Bundeskanzlerin: «La fascia di ultra 60enni che potrebbe già essere vaccinata è ancora lontana dal 90 per cento necessario a proteggerlo dalle varianti. Tuttavia, la Merkel ha mantenuto la sua linea, non ci sarà nessuna vaccinazione obbligatoria». Anche Katharina Meyer, sul giornale Badische Zeitung, fa riferimento al dovere morale di proteggersi dal Covid-19, ma in chiave opposta rispetto all’autore precedente: «Invece della coercizione, si dovrebbero convincere il personale sanitario e gli insegnanti tramite appelli morali e spiegazioni. La vaccinazione obbligatoria è la strada sbagliata». Le fa eco Stefan Troendle su Südwestrundfunk: «Se le persone si sentono insicure e preferiscono aspettare dobbiamo capirlo, per quanto non ci piaccia o sembri illogico. È la diversità della nostra democrazia, che deve accettare anche le paure del singolo». Inoltre, prosegue Troendle, «l’obbligo vaccinale potrebbe erodere la fiducia che i cittadini ripongono nella politica».

Sembra il medesimo cruccio di Angela Merkel, che già in passato si era appellata alla ragionevolezza dei suoi connazionali. Era successo con il discorso alla Nazione di marzo 2020, all’inizio della pandemia, quando aveva ricordato al Paese di essere «in una democrazia che non vive di costrizioni ma di conoscenze condivise». E poi poco dopo, con il discorso di dicembre dello stesso anno, quando quasi con le lacrime agli occhi cercava di spiegare ai tedeschi il perché dell’inasprimento delle misure nel periodo natalizio. «Se dovesse finire per essere l’ultimo natale con i nonni, avremo sbagliato qualcosa. E non lo possiamo permettere», aveva detto. E appellandosi alla «Vernunft» dei suoi, non lo permetterà neanche stavolta.