Riqualificazione energeticaL’Italia ha un problema con le emissioni degli edifici

L’edilizia è l’unico settore, insieme ai trasporti, ad aver aumentato le proprie emissioni dal 1990 a oggi, ma con il Pnrr e il Superbonus si può intervenire per ridurre consumi e sprechi. Migliorare l’efficienza degli immobili, non solo quelli residenziali, è fondamentale per raggiungere gli obiettivi climatici di lungo periodo

Mourad Balti Touati/LaPresse

Sono giorni in cui l’emergenza climatica viene declinata in ogni modo possibile. La Cop26 di Glasgow ha catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica sui finanziamenti per il clima, sui piani a lungo termine, sull’onere dei Paesi ricchi e gli aiuti a quelli in via di sviluppo. La riduzione delle emissioni di carbonio è l’obiettivo comune (anche se, come dimostrano Cina, Russia e India ognuno dà la sua libera interpretazione).

Uno sguardo ai settori più inquinanti, in termini di emissioni di carbonio, rivela un elemento di centrale importanza: «L’edilizia ha un ruolo fondamentale nella nostra vita, ma è il più grande motivo di consumo di energia nell’Unione europea ed è tra le principali responsabili delle emissioni di biossido di carbonio», si legge in un articolo della Commissione europea pubblicato lo scorso anno.

Complessivamente, in Europa gli edifici sono responsabili del 40 per cento del consumo energetico e del 36 per cento delle emissioni di gas a effetto serra: è qui che si può intervenire per ridurre in maniera consistente l’impatto ambientale dell’uomo sulla salute della Terra.

Migliorare l’efficienza energetica degli edifici diventa quindi fondamentale per raggiungere gli obiettivi climatici di lungo periodo. E l’Italia non fa eccezione. Anzi, nel nostro Paese il settore è – insieme ai trasporti – l’unico che ha aumentato le proprie emissioni dal 1990 a oggi.

Le emissioni – scriveva il ministero per lo Sviluppo economico un anno fa – sono causate per il 70 per cento da edifici residenziali e per il 30 per cento da edifici commerciali e pubblici. Questi ultimi però inquinano singolarmente molto di più: sono più grandi, più vecchi, e di solito ricevono meno manutenzione rispetto alle abitazioni.

«Dalle nostre analisi è emerso che la maggior parte delle emissioni è causata dai sistemi di riscaldamento, che assorbono circa l’80 per cento dell’energia utilizzata dagli edifici», dice a Linkiesta Silvia Vannutelli, responsabile del Centro studi di Azione. «Gli edifici italiani», prosegue, «consumano di più rispetto agli altri Paesi europei per il riscaldamento. Guardando al consumo pro capite a parità di condizioni climatiche emerge che l’Italia consuma il 10 per cento di energia in più rispetto al Regno Unito, il 24 per cento in più rispetto alla Francia e il 25 per cento in più rispetto alla Germania per soddisfare i suoi fabbisogni termici».

È un discorso che riguarda anche il mix energetico, sul quale si può intervenire incentivando l’uso di fonti rinnovabili (gli impianti italiani trasportano prevalentemente gas, 51,5 per cento del totale). La quota di fonti rinnovabili utilizzate per il riscaldamento dal 2008 è aumentata solo del 4 per cento – in Francia e in Spagna, ad esempio, è aumentata del 9 e del 7 per cento.

Ma la criticità maggiore è legata allo spreco di energia per la dispersione di calore. Si tratta, quindi, di problemi strutturali degli edifici.

Il patrimonio edilizio italiano è molto vecchio: ci sono 12 milioni di edifici che hanno quasi 50 anni e sono stati realizzati prima delle normative energetiche e antisismiche, con tecnologie e materiali che avevano caratteristiche e prestazioni ben diverse da quelle moderne. Si tratta di immobili che consumano quattro-cinque volte di più dei nuovi edifici. Da qui la necessità di una riqualificazione su larghissima scala.

Il più importante provvedimento normativo in materia è l’Ecobonus, in vigore dal 2008, che permette di detrarre dall’Irpef o dall’Ires una percentuale degli oneri sostenuti per i lavori agli edifici. Poi l’anno scorso, con il decreto Rilancio, l’Ecobonus è stato ampliato, come se avesse ricevuto una buona dose di steroidi: il nuovo Super Ecobonus edilizio ha incrementato al 110 per cento l’aliquota di detrazione Irpef/Ires per interventi che prevedono il miglioramento di almeno due classi energetiche per l’edificio o unità immobiliare: dovrebbe consentire di ridurre le emissioni di CO2 di circa il 28 per cento in più rispetto al vecchio Ecobonus (applicato sul singolo immobile).

«Al 31 ottobre gli interventi legati al Superbonus erano oltre 57mila per 9,7 miliardi di euro», dice a Linkiesta Gabriele Buia, presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance). «Solo nell’ultimo mese», prosegue, «si sono registrati quasi 11.500 interventi aggiuntivi, per 2,2 miliardi. Si tratta di un risultato eccezionale che pone il Superbonus al centro del processo di miglioramento della qualità edilizia del nostro Paese, sia dal punto di vista della sicurezza che del risparmio energetico. L’attenzione dimostrata dal governo nel recente disegno di legge di bilancio con la proroga fino al 2023 dell’aliquota al 110 per cento e il suo proseguimento, ad aliquote inferiori, nel biennio 2024-2025 va dunque nella giusta direzione».

Buia però indica anche un’altra direttrice di intervento per migliorare la transizione ecologica nel settore dell’edilizia. Riguarda l’aspetto normativo, indispensabile per un vero e proprio cambio di passo.

«Manca ancora una decisa azione di semplificazione: se non vengono premiate le imprese che riducono le loro emissioni, se non si fanno decreti per applicare l’economia circolare nel settore, come si possono raggiungere gli obiettivi prefissati? La transizione ecologica è una grande opportunità non solo per prenderci cura del nostro Pianeta e arginare i gravi effetti dei cambiamenti climatici, ma anche per far lavorare le imprese in opere di messa in sicurezza di città e territori sempre più colpiti dagli eventi atmosferici», dice il presidente dell’Ance.

Il Superbonus è finanziato in parte con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, in parte con il Fondo complementare al Pnrr. Ma nel Recovery Plan italiano ci sono anche altre voci che riguardano il miglioramento dell’impatto ambientale per il comparto dell’edilizia.

All’interno della Missione 2 del Piano – “Rivoluzione verde e transizione ecologica” – alla voce “Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici” ci sono 15,36 miliardi di euro di investimenti da destinare al comparto dell’edilizia.

Secondo le analisi dell’agenzia Enea ci sono tre linee di intervento: «Attuazione di un programma per migliorare l’efficienza e la sicurezza del patrimonio edilizio pubblico, con interventi riguardanti in particolare scuole e cittadelle giudiziarie; introduzione di un incentivo temporaneo per la riqualificazione energetica e l’adeguamento antisismico del patrimonio immobiliare privato e per l’edilizia sociale, attraverso detrazioni fiscali per i costi sostenuti per gli interventi; sviluppo di sistemi di teleriscaldamento efficienti».

Sono interventi che riguardano l’efficientamento energetico degli edifici pubblici (compresi 195 edifici scolastici); l’efficientamento energetico e sismico dell’edilizia residenziale privata e pubblica (in cui rientra il Superbonus); il miglioramento tecnologico dei sistemi di teleriscaldamento.

Per l’Italia si tratta di un capitolo di spesa cruciale: sono investimenti che producono effetti sul lungo periodo, indispensabili per provare a raggiungere gli obiettivi climatici dei prossimi decenni.

«Riuscire a isolare e decarbonizzare gli edifici oggi significa creare le basi per tenere basse le emissioni di uno dei settori con il maggior impatto ambientale», dice Silvia Vannutelli, che con Azione ha presentato una serie di proposte nel piano ambientale “Next Generation Italia” dedicato all’energia, all’ambiente e alla sostenibilità.

«Le nostre proposte», dice Vannutelli, «hanno l’obiettivo di valorizzare gli investimenti del Pnrr per renderlo più efficace ed efficiente. Quindi si va dall’estensione del Superbonus all’edilizia commerciale alla decarbonizzazione degli impianti di riscaldamento, a tanti interventi legati alla velocizzazione delle pratiche per rendere più semplice la richiesta di interventi da finanziare con il Superbonus».