Non fermiamo questa voceLe bufale sull’Ue e la lezione eterna di Antonio Megalizzi e Bartek Niedzielski

Sabato 11 dicembre le webradio del circuito RadUni, trasmettono per 24 ore i servizi, le interviste e gli approfondimenti realizzati dal giornalista di Europhonica e dal suo collega e amico polacco, entrambi vittime dell’attentato di Strasburgo del dicembre 2018. Una maratona radiofonica per imparare la sottile arte di smentire le fake news sull’Unione europea

No, l’Unione Europea non vuole vietarci il Natale. No, l’Unione Europea non vuole impedirci di vendere o affittare case. E no, l’Unione Europea non ci impedirà di bere vino e birra. Come succede almeno due volte all’anno è arrivata la stagione delle fake news europee. Poco prima delle vacanze estive e natalizie, in mancanza di freschi capri espiatori, alcuni giornali italiani riempiono le prime pagine di bufale sull’Europa, terrorizzando i lettori con pigri allarmismi. Confondono maliziosamente risoluzioni non vincolanti con editti e spacciano semplici proposte o raccomandazioni per divieti e imposizioni. Salvo poi chiedersi, increduli, perché gli italiani leggano sempre di meno i giornali. 

Con tenacia e pazienza, altri giornalisti eseguono sempre più di malavoglia il rito di smontare le fake news per evitare che siano avvelenati in modo permanente i pozzi dell’informazione. Come David Carretta sul Foglio e Radio Radicale, un punto di riferimento per tutti coloro che scrivono di Europa, David Puente a Open, il team di Pagella Politica o altri cinque o sei esempi che potremmo fare.

Nel suo piccolo anche Linkiesta ha cercato di spiegare con un articolo di Lucio Palmisano che l’Ue non ha affatto vietato di bere vino e birra. Tutto è nato da una semplice raccomandazione di una commissione speciale del Parlamento europeo che si è riunita per capire quali misure adottare per diminuire le morti per cancro nei 27 Stati membri. Tra queste raccomandazioni c’è un solo paragrafo in cui si consiglia (non si impone) di dare ai consumatori informazioni appropriate sul consumo di alcol, invitando a stanziare fondi pubblici per campagne di sensibilizzazione a livello nazionale ed europeo. Tutto qui.

Un fatto normale, forse addirittura noioso descritto così, vero? Ecco perché la maggior parte dei giornali che si occupano di notizie europee non l’aveva neanche menzionata, prima della polemica nostrana. Perché è un breve paragrafo tra le tante proposte presentate (e le altrettante scartate o annacquate) che dovrà essere ancora discussa, ridiscussa, modificata, migliorata, bocciata o cambiata completamente.

Stesso discorso per un’altra polemica: l’Ue proibisce di vendere e affittare le case che sprecano energia. No, non è vero. Stiamo parlando di una bozza in cui la Commissione europea propone (non esige) di ridurre le emissioni di gas serra degli edifici. Vietando la vendita o l’affitto del vostro bilocale a partire da domani mattina? No, stimolando gli Stati membri a dare incentivi (come il Superbonus in Italia) per migliorare la classe energetica degli edifici fino a raggiungere la C entro il 2033. Non domani mattina, entro 10 anni. 

Non solo. Nella bozza sono previste tante eccezioni: edifici di pregio architettonico o storico, luoghi di culto, siti industriali, officine ed edifici agricoli non residenziali a basso fabbisogno energetico, edifici residenziali usati per meno di quattro mesi all’anno, etc.

Ma a prescindere dalle eccezioni o altre sfumature, si tratta di una bozza che è stata spacciata da tanti giornali come se fosse una legge già pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Se la proposta (non l’editto) sembra così stramba (detto da quelli che poi si lamentano che l’Ue non fa abbastanza contro il cambiamento climatico) saranno gli stessi governi nazionali attraverso il Consiglio e gli eurodeputati votati dai cittadini a poter fermare la proposta, bocciandola o modificandola.

Perché l’Europa non è l’uomo del monte che dice sì o no. L’Europa siamo noi: i nostri parlamentari, e i governi che ci rappresentano e che decidono con tutti gli altri di comune accordo. E sprecare tempo dietro agli inutili allarmismi toglie spazio e tempo per criticare Bruxelles dove davvero sbaglia: per esempio quando lascia che gli Stati membri respingano brutalmente uomini, donne e bambini migranti che muoiono al freddo al confine con la Bielorussia. O nel Mediterraneo. O nella rotta balcanica. 

Chi non si stancava mai di smontare con un contagioso entusiasmo le fake news sull’Unione europea era Antonio Megalizzi, il 29enne direttore editoriale di Europhonica, che ha perso la vita assieme al suo amico e collega Bartosz “Bartek” Orent-Niedzielski durante l’attentato terroristico di Strasburgo dell’11 dicembre 2018. Esattamente tre anni fa.

Quest’anno, come ogni anno, dalle ore 00.00 alle 23.59 di sabato 11 dicembre andrà in onda sulle webradio universitarie del circuito RadUni la maratona radiofonica di 24 ore dei contenuti audio, interviste e approfondimenti realizzati da Antonio e Bartek.

Ascoltare anche solo pochi minuti di Antonio che spiega perché l’Ue non ci ha mai imposto l’olio tunisino, o il latte in polvere nei formaggi, né ha mai multato l’Italia per l’uso del bidet è una lezione eterna per i giornalisti. Che siano aspiranti, mediocri o talentuosi. Smontare le bufale europee è come la fatica di Sisifo: ogni giorno bisogna portare il masso dell’informazione in cima alla montagna perché sono in tanti, in troppi, a volerlo far rotolare a valle, ridicolizzando le istituzioni europee con inutili allarmismi. 

Come diceva Albert Camus, dobbiamo immaginare Sisifo felice perché nella sua condanna capisce il suo destino. Ecco, ogni 11 dicembre ascoltare la maratona radiofonica dedicata ai due giovani di Europhonica è un modo per ricordare la dolce condanna di chi comunica l’Europa: informare correttamente, criticare l’Ue nelle sue vere mancanze e spiegare con pazienza al lettore cos’è vero e cosa no. Quando tra poco ci toccherà riportare su il masso, sorrideremo pensando a chi lo ha fatto con una gioiosa euforia fino all’ultimo giorno della sua vita: Antonio Megalizzi.