Nel nome del nonnoLa candidatura di Orsini con Conte è una storia troppo bella per essere falsa

Il Movimento 5 stelle ha nuovamente smentito qualsiasi incontro tra l’avvocato del populismo e il sociologo della Luiss, del quale si dice apprezzi moltissimo il «pensiero laterale». Che peccato

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Il Movimento 5 stelle ieri ha nuovamente smentito qualsiasi incontro tra Giuseppe Conte e Alessandro Orsini, il leader dei grillini e il beniamino dei talk show, l’avvocato del popolo e l’avvocato di Putin. Dunque non è possibile dare per scontata né la notizia pubblicata una settimana fa dal Foglio, circa l’offerta di una candidatura, né il sublime virgolettato pubblicato ieri da Repubblica, secondo cui Conte gli avrebbe detto: «Caro professore, io apprezzo molto il suo pensiero laterale». Che peccato.

Rischia di tramontare così, almeno per il momento, un’iniziativa politica della massima importanza, che potrebbe fare chiarezza su tanti equivoci e tante ambiguità. Sarebbe infatti assai importante sapere se anche Conte pensi che i nostri nonni – e non solo quello di Orsini, evidentemente – erano felici ai tempi del fascismo. Sarebbe utile e istruttivo, dopo tante discussioni sulla natura progressista e democratica dei cinquestelle e del loro leader, sapere se pensano anche loro che quando Putin decide di conquistare un paese, quale che sia, ed è effettivamente in grado di «sventrarlo», occorre consegnarglielo subito, senza opporre la minima resistenza, per il bene di tutti e prima di tutto dei bambini (ma forse anche dei nonni, per la proprietà transitiva, vai a sapere).

Rischia soprattutto di tramontare l’ipotesi di una campagna elettorale semplicemente fenomenale, con Pier Luigi Bersani e Roberto Speranza a fare comizi accanto a Conte e Orsini, a spiegare finalmente all’Italia che la vera sinistra, quella che non si è mai piegata alla dittatura renziana, al massacro sociale neoliberista, al conformismo bellicista draghiano e atlantista, davanti ai dittatori veri, ai veri massacri e ai veri massacratori, apprezza moltissimo il «pensiero laterale» orsiniano.

Sarebbe bellissimo poter domandare se dunque pensino anche loro che Boris Johnson – non Putin – è un «pazzo guerrafondaio» e «un pericolo per l’umanità», ma soprattutto se condividano l’idea che, qualora la Russia dovesse attaccare un paese Nato, l’Italia «dovrebbe dichiarare la neutralità» e «se le circostanze internazionali costringessero a tanto» persino «avviare il processo di fuoriuscita» dall’alleanza atlantica.

E adesso non venite a dirmi che la Nato è un’alleanza militare, e che, se ti dichiari neutrale quando attaccano un suo membro, è evidente che ne sei già fuoriuscito. Il fatto che tali affermazioni non abbiano alcuna logica non è un limite della domanda, è al contrario il motivo per cui la risposta sarebbe altamente istruttiva.

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